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Stretta di Natale, italiani timorosi: otto su 10 approvano i divieti

Secondo il rapporto Censis in vista di Natale e Capodanno il 79,8% dei cittadini chiede di non allentare le restrizioni o di inasprirle. Il 54,6% spenderà meno per i regali, il 59,6% taglierà sul cenone. Tutti i dati.

 
04 dicembre 2020 | 13:55

Stretta di Natale, italiani timorosi: otto su 10 approvano i divieti

Secondo il rapporto Censis in vista di Natale e Capodanno il 79,8% dei cittadini chiede di non allentare le restrizioni o di inasprirle. Il 54,6% spenderà meno per i regali, il 59,6% taglierà sul cenone. Tutti i dati.

04 dicembre 2020 | 13:55
 

Un virus che ha colpito «una società già stanca». Ma nonostante questo e tutte le polemiche sul Natale, la stragrande maggioranza degli italiani - quasi la totalità - non vuole allentare la guardia contro il contagio

È il quadro che emerge dal 54esimo rapporto del Censis. La parte più interessante è quella sui provvedimenti da adottare sotto le feste di fine anno. Seppur si percepisca nel Paese un "sentiment" che pare essere negativo nei confronti delle decisioni del governo, le percentuali dicono altro: «In vista del Natale e del Capodanno il 79,8% degli italiani chiede di non allentare le restrizionio di inasprirle».


Otto su 10 approvano i divieti per il Natale - Stretta di Natale, italiani timorosi: otto su 10 approvano i divietiOtto su 10 approvano i divieti per il Natale

Di certo sarà un 25 dicembre ridimensionato, se è vero che «il 54,6% spenderà di meno per i regali da mettere sotto l'albero, il 59,6% taglierà le spese per il cenone dell'ultimo dell'anno. Per il 61,6% la festa di Capodanno sarà triste e rassegnata».

Non "andrà tutto bene": per il 44,8% ne usciremo peggiori
Insomma non "andrà tutto bene", visto che «il 44,8% degli italiani è convinto che usciremo peggiori dalla pandemia e solo il 20,5% crede che questa esperienza ci renderà migliori».

Ciò che si evince è che «il sistema-Italia è una ruota quadrata che non gira: avanza a fatica, suddividendo ogni rotazione in quattro unità, con un disumano sforzo per ogni quarto di giro compiuto, tra pesanti tonfi e tentennamenti. Mai lo si era visto così bene come durante quest'anno eccezionale, sotto i colpi dell'epidemia».

Aumentate le diseguaglianze sociali già esistenti
Inoltre «il 90,2% degli italiani è convinto che l'emergenza coronavirus e il lockdown abbiano danneggiato maggiormente le persone più vulnerabili, ampliando le disuguaglianze sociali già esistenti».

Se da un lato, da marzo a settembre 2020 «ci sono 582.485 individui in più che vivono nelle famiglie che percepiscono un sussidio di cittadinanza (+22,8%)», dall'altro 1 milione 496mila individui (il 3% degli adulti) hanno una ricchezza che supera il milione di dollari (circa 840mila euro): di questi, 40 sono miliardari e sono aumentati sia in numero che in patrimonio durante la prima ondata dell'epidemia.

La didattica a distanza? Non ha funzionato
L'esperimento della didattica a distanza durante la pandemia sembra non aver funzionato adeguatamente. «Per il 74,8% dei dirigenti la didattica a distanza ha di fatto ampliato il gap di apprendimento tra gli studenti» anche se «il 95,9% è molto o abbastanza d'accordo sul fatto che la Dad è stata una sperimentazione utile per l'insegnamento».

Mezzi pubblici sempre meno utilizzati
«Il 37% degli italiani utilizza molto meno di prima i mezzi pubblici, sostituendoli con l'automobile, la bicicletta o spostandosi a piedi quando possibile», spiega ancora il Censis. «L'82,5% delle Pmi ritiene che in futuro nessun lavoratore potrà operare in regime di smart working. La percentuale scende al 66,4% tra le aziende di dimensioni maggiori (10-49 addetti). Si può stimare che 14 milioni di persone, tra settore privato e impiegati pubblici, opereranno presso le abituali sedi di lavoro e 3,5 milioni con modalità nuove che non prevedono una presenza giornaliera costante».

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