La sintesi è brutale quanto realistica e veritiera: «Lavorare nel mondo del turismo? È un settore che vale, ma c’è troppo stress, poche opportunità di crescita, orari impossibili e, soprattutto, salari bassi». Così, i 425 giovani studenti gardesani fra i 14 e i 20 anni interpellati nell’ambito di una ricerca effettuata dall’Osservatorio per il turismo sul lago di Garda, un’entità nata dalla collaborazione fra l’Università Cattolica di Brescia e la Comunità del Garda. L’indagine è stata presentata nei giorni scorsi a Salò.

Il turismo non attira i giovani gardesani
Opportunità percepite e scelte future
Gli studenti delle scuole superiori della sponda bresciana del Benaco, iscritti alle classi dell’ultimo triennio, sono consapevoli, nel 77% dei casi, che il mondo del turismo offre significative opportunità di impiego, a fronte di un 5% che pensa al contrario e di un 18% di indecisi. Da qui in poi, però, la cautela è massima: alla domanda se vorranno poi effettivamente lavorare nel settore, il 39% dei giovani si dice interessato - poco più di un terzo, quindi - mentre il 24% ha dato una risposta negativa e il 37% ha preferito defilarsi e non esprimersi.
Le note dolenti riguardano il futuro del comparto che, sul lago, vede ogni anno, sulle tre sponde, la presenza complessiva di 24 milioni di vacanzieri. Le risposte alle domande dell’indagine sono esplicite e senza tanti fronzoli: il 70,4% si dice non soddisfatto dei salari e dei compensi iniziali perché troppo bassi; il 62,9% teme la mancanza di opportunità di crescita professionale nel breve periodo e il 58,3% non se la sente di sostenere uno stress elevato sul lavoro, con orari spesso prolungati e impegni continui nei fine settimana.

Lo sguardo oltre confine
Certo, in Lombardia e nel Bresciano in particolare, il turismo è un settore che può attirare i giovani capaci di coglierne opportunità e vantaggi, ma è pur vero che colpisce il numero di coloro che sarebbero disposti in futuro a trasferirsi all’estero per fare nuove esperienze. Il dato deve far riflettere: il 68% degli intervistati, a fronte di un 22% che lo esclude e di un 10% che non vuole rispondere, andrebbe volentieri a lavorare fuori dall’Italia. Più sinceri di così…