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Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
venerdì 29 maggio 2026  | aggiornato alle 19:09 | 119527 articoli pubblicati

Bruna Cerea e il Cavalierato del Lavoro che cambia (finalmente) il peso della ristorazione

L’onorificenza assegnata alla matriarca di Da Vittorio supera il valore personale e riconosce una realtà capace di creare occupazione, investimenti, filiere e sviluppo ben oltre i confini della tavola. Il premio sancisce un passaggio culturale atteso da anni: finalmente ora l’eccellenza gastronomica viene letta anche come impresa e motore economico

di Alberto Lupini
direttore
29 maggio 2026 | 13:10
Bruna Cerea e il Cavalierato del Lavoro che cambia (finalmente) il peso della ristorazione
Bruna Cerea e il Cavalierato del Lavoro che cambia (finalmente) il peso della ristorazione

Bruna Cerea e il Cavalierato del Lavoro che cambia (finalmente) il peso della ristorazione

L’onorificenza assegnata alla matriarca di Da Vittorio supera il valore personale e riconosce una realtà capace di creare occupazione, investimenti, filiere e sviluppo ben oltre i confini della tavola. Il premio sancisce un passaggio culturale atteso da anni: finalmente ora l’eccellenza gastronomica viene letta anche come impresa e motore economico

di Alberto Lupini
direttore
29 maggio 2026 | 13:10
 

Per troppo tempo l’Italia ha celebrato la cucina come arte, ma ha faticato a riconoscere i ristoratori come protagonisti dell’economia reale. Ora questo muro è stato abbattuto col Cavalierato del Lavoro conferito a Bruna Gritti Cerea, matriarca della famiglia che guida l’universo Da Vittorio e protagonista di quello che è probabilmente il più grande esempio di successo della ristorazione italiana. Il simbolo di questo ritardo sembra finalmente colmato: non si premia soltanto una figura simbolica della grande ristorazione, ma si riconosce il valore industriale, occupazionale e identitario di un intero comparto.

Una storia di impresa costruita attorno alla famiglia

Bruna Gritti Cerea non è soltanto la madre di una dinastia gastronomica, ma una donna che ha attraversato e guidato la crescita di un’impresa nata e sviluppata dentro una forte idea familiare di lavoro, continuità e responsabilità. La cifra della sua storia è la dedizione assoluta: la costruzione quotidiana di un modello di ospitalità che ha fatto della serietà gestionale, della disciplina e della cura dei dettagli il proprio marchio distintivo.

La famiglia Cerea
La famiglia Cerea

Accanto a questo profilo imprenditoriale, c’è anche la dimensione personale: la centralità della famiglia, il rapporto con i figli, la consapevolezza di aver trasformato una storia domestica in un’eccellenza nazionale. Il ritratto che ne esce è quello di una donna che ha saputo stare al centro senza cercare mai il centro della scena. La sua forza, più che nell’enfasi del personaggio, sta nella continuità di un lavoro costruito nel tempo, nella capacità di tenere insieme identità e sviluppo, tradizione e visione. È questo tratto, più ancora della consacrazione formale, a rendere credibile e potente l’onorificenza.

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Il riconoscimento che per anni non è arrivato

È un passaggio importante anche perché arriva dopo anni in cui si è discusso del rapporto tra eccellenza gastronomica e solidità aziendale senza mai compierne fino in fondo il salto culturale. In passato avevo più volte sostenuto che un riconoscimento di questo tipo avrebbe potuto andare a Gualtiero Marchesi, maestro assoluto della cucina italiana, ma il limite dei risultati economici delle sue attività finì per frenare quella prospettiva. Oggi, invece, il contesto è diverso: qui non si celebra soltanto un nome, ma un’impresa che ha saputo costruire un modello, crescere e programmare il futuro.

Bruna con Vittorio Cerea
Bruna con Vittorio Cerea

Il punto, infatti, non è solo la qualità della tavola. È la capacità di un ristorante di produrre valore, dare lavoro, generare filiere, attrarre investimenti, rafforzare il turismo e rappresentare l’Italia nel mondo. In questo senso, il gruppo legato a Da Vittorio è diventato un caso esemplare: una realtà che non vive di rendita simbolica, ma che ha dimostrato visione industriale, continuità gestionale e ambizione strategica. La cessione del 40% delle quote al gruppo Ruffini conferma una scelta di sviluppo che va letta con chiarezza: non un ripiegamento, ma un’accelerazione.

Un precedente per tutta la ristorazione italiana

Ed è proprio qui che l’onorificenza acquista un significato più ampio. Premiare Bruna Gritti Cerea significa riconoscere che la ristorazione non è un comparto accessorio, ma una componente decisiva dell’economia nazionale. Significa ammettere che dietro un grande ristorante non ci sono solo sala, cucina e ospitalità, ma organizzazione, capitale umano, investimenti, reputazione e capacità di competere. In altre parole: non solo cultura, ma anche impresa.

Il Cavalierato del Lavoro a Bruna Gritti Cerea riconosce finalmente la ristorazione come vera impresa
Il Cavalierato del Lavoro a Bruna Gritti Cerea riconosce finalmente la ristorazione come vera impresa

Questo riconoscimento può diventare un precedente prezioso. Perché l’Italia ha bisogno di smettere di considerare il successo gastronomico come un fatto decorativo o mondano e iniziare a leggerlo per quello che è: uno dei motori più dinamici del Paese. Se oggi si arriva a onorare una ristoratrice per ciò che rappresenta anche sul piano economico, allora non si premia soltanto una carriera, ma si certifica una verità più grande: la ristorazione è industria della reputazione, della formazione, dell’occupazione e dell’attrattività territoriale. È da qui che passa una parte sostanziale della forza economica nazionale.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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