Per le spiagge italiane la stagione estiva sta per entrare nel vivo, ma sul comparto balneare pesa una situazione sempre più difficile. La carenza di personale stagionale, in particolare di assistenti bagnanti, sta infatti mettendo in difficoltà molti stabilimenti e rischia di incidere sulla piena operatività delle strutture. Una criticità che gli operatori definiscono ormai drammatica e che coinvolge una figura indispensabile per garantire l’apertura e la sicurezza degli oltre 7mila stabilimenti balneari presenti nel nostro Paese. Senza dimenticare la questione relativa alle concessioni balneari, che aveva portato ad una protesta organizzata a inizio giugno.

Carenza di bagnini, il Sib lancia l'allarme: «Situazione drammatica»
Perché mancano gli assistenti bagnanti
A lanciare l’allarme è stato Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sib (Sindacato italiano balneari) aderente a Confcommercio, che ha individuato alla base del fenomeno soprattutto una questione demografica. «Ci sono sempre meno ragazzi, i quali tendono a preferire un’occupazione di tipo continuativo». A rendere meno attrattivo questo tipo di impiego, ha aggiunto, contribuisce anche la stagionalità del lavoro: «Lavorare d’estate, mentre gli altri coetanei magari vanno a divertirsi, certamente non aiuta». La difficoltà nel reperire personale riguarda gran parte del comparto turistico stagionale, ma nel caso degli assistenti bagnanti assume proporzioni ancora più rilevanti. Come anticipato, Capacchione ha infatti parlato di livelli «drammatici» per una «figura fondamentale», visto che «senza assistente bagnanti non si può neanche aprire».
Tra chi sceglie di fare la stagione esistono inoltre occupazioni considerate più appetibili. Il presidente del Sib ha citato ad esempio il lavoro di cameriere, che «può anche contare sulle mance», mentre sull’assistente bagnanti pesa una responsabilità maggiore legata alla tutela della sicurezza delle persone in mare. Secondo Capacchione, tuttavia, il nodo non è di natura retributiva: «Non si tratta di un problema economico, perché generalmente quel tipo di figure viene pagato bene». Per il Sib servirebbero invece incentivi specifici per valorizzare una professione che svolge una funzione di interesse pubblico. «Da tempo abbiamo proposto al governo di incentivare questi ragazzi», ha osservato, sottolineando che il loro lavoro «consente alle persone di godersi il mare in tutta sicurezza».

Antonio Capacchione, presidente Sib
L’importanza del ruolo trova conferma anche nei dati dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione, istituito dal ministero della Salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità. In Italia si registrano circa 350 decessi per annegamento ogni anno. Per questo Capacchione ha definito gli assistenti bagnanti una figura fondamentale, osservando che «nelle spiagge libere si registra il doppio degli annegamenti rispetto alle spiagge in gestione che sono sempre presidiate». Quella dell’assistente bagnanti è inoltre una professione specializzata che richiede una specifica abilitazione. Il brevetto viene rilasciato sotto il controllo delle Capitanerie di Porto dopo corsi di almeno 100 ore e il superamento di prove teoriche e fisiche.
Gli incentivi chiesti dal Sib e il ricorso ai lavoratori stranieri
Per cercare di fronteggiare la carenza di personale, gli operatori stanno iniziando a rivolgersi anche ai lavoratori stranieri. Una strada che presenta però alcune criticità. «Ci stiamo rivolgendo anche ai lavoratori stranieri», ha spiegato Capacchione, evidenziando le difficoltà burocratiche e il rischio che, una volta conclusa la stagione, queste persone possano ritrovarsi in situazioni di irregolarità. Tra le proposte avanzate al governo figura anche l’introduzione di un titolo di preferenza nei concorsi pubblici per chi svolge questa attività. Una misura che, secondo il Sib, riconoscerebbe il valore sociale di una professione che contribuisce alla sicurezza delle coste italiane. «Purtroppo finora è rimasta senza esito», ha concluso Capacchione, rinnovando l’appello all’Esecutivo affinché vengano introdotti incentivi per chi sceglie di lavorare durante l’estate svolgendo «un lavoro di pubblica utilità come salvare vite umane».