VACANZE

Residence fantasma su Booking: a Cesenatico truffate circa 120 persone
Le vittime avevano pagato fuori dalla piattaforma per un alloggio inesistente. Molte fortunatamente sono state subito ricollocate grazie al Comune, all’Ufficio Iat e a diverse attività ricettive locali Per l'occasione vi ricordiamo come nascono questi raggiri e come difendersi (seguendo il prezioso consiglio dell'avvocato Marco Maria Donzelli)
Per almeno 90 famiglie, l’arrivo a Cesenatico (Fc) avrebbe dovuto coincidere con l’inizio delle vacanze. Al civico 2A di via Giovanni Pascoli, però, ad attenderle non c’era alcun residence: al posto della struttura prenotata hanno trovato gli uffici di un’agenzia assicurativa. Una truffa che ha coinvolto circa 120 persone e che, almeno sul fronte dell’accoglienza, è stata arginata nel giro di poche ore grazie all’intervento del Comune, dell’Ufficio Iat e di diverse attività ricettive della zona. Alberghi, abitazioni private e camping hanno infatti trovato una sistemazione ai turisti rimasti con le valigie in mano, evitando che il raggiro cancellasse anche le loro ferie.
Il residence inesistente e le prenotazioni fuori dalla piattaforma
L’annuncio era comparso su Booking prima con il nome “Residence Da Andrea” e poi come “Residence Angelini”. Le fotografie mostravano un appartamento realmente esistente e regolarmente registrato sul portale nazionale degli affitti brevi, un dettaglio che contribuiva a rendere credibile l’offerta. Dopo il primo contatto attraverso la piattaforma, tuttavia, i clienti venivano invitati a concludere la prenotazione direttamente con i presunti gestori, ai quali versavano tramite bonifico una caparra oppure, in molti casi, l’intero importo del soggiorno. Anche i recapiti telefonici sembravano confermare che dietro l’annuncio ci fosse una vera struttura. Inizialmente alle chiamate rispondeva una persona dai modi rassicuranti; negli ultimi giorni, invece, le telefonate erano state dirottate verso l’utenza di un hotel di Cattolica del tutto estraneo alla vicenda.
Il meccanismo è emerso nella mattina di sabato 1 agosto, quando davanti all’indirizzo indicato hanno cominciato ad arrivare famiglie con bambini e bagagli. Tra le vittime figurano soprattutto persone provenienti dal Nord Italia, oltre a turisti arrivati da Austria, Francia, Polonia, Russia, Repubblica Ceca e Ucraina. A quel punto il Comune si è mosso in fretta. Nel corso del fine settimana circa 120 persone sono state ricollocate nelle strutture che avevano ancora disponibilità, talvolta senza alcun costo. Il Cesenatico Camping Village, per esempio, ha accolto gratuitamente due famiglie, una italiana e una ucraina, mettendo a disposizione alcune case mobili rimaste libere. Restano però le conseguenze economiche della frode, sulla quale le forze dell’ordine hanno avviato le indagini dopo aver raccolto più di 50 denunce. Il sindaco Matteo Gozzoli ha inoltre annunciato la disponibilità del Comune a costituirsi parte civile per il danno d’immagine subito dalla città. E il caso potrebbe non essere ancora chiuso, dato che risultano prenotazioni confermate anche per settembre.
Come si può pubblicare un alloggio inesistente su Booking?
La domanda, davanti a una vicenda simile, viene quasi spontanea: com’è possibile che, nel 2026, con tutte le procedure di sicurezza e le tecnologie sviluppate per contrastare le frodi online, una struttura fantasma riesca ancora a comparire su una delle piattaforme più conosciute al mondo? Booking, ricordiamo, controlla l’identità degli host e alcuni dati bancari, fiscali e amministrativi, affiancando a queste verifiche sistemi automatici capaci di rilevare anomalie e comportamenti sospetti. Nessuno di questi strumenti, però, prevede necessariamente un sopralluogo prima della pubblicazione. Con milioni di alloggi presenti sul portale, verificare di persona l’esistenza e la corrispondenza effettiva di ogni struttura sarebbe difficilmente sostenibile. Ed è in questa zona grigia che si tuffano i truffatori. Possono infatti utilizzare documenti falsi o dati rubati, indicare un indirizzo vero e associargli fotografie prelevate da altri annunci oppure sfruttare le immagini di un’abitazione esistente per inventare una struttura che, in quel luogo, non c’è mai stata.
In altri casi il punto di partenza è persino un profilo autentico: l’account di un hotel o di un proprietario viene violato e usato per contattare i clienti con richieste apparentemente credibili. Per incassare il denaro, però, come successo anche a Cesenatico, chi organizza il raggiro deve portare il cliente fuori dai sistemi di pagamento della piattaforma. La conversazione viene quindi spostata su altri canali e il turista riceve la richiesta di versare una caparra o saldare il soggiorno tramite bonifico, oppure di utilizzare un collegamento esterno. È il passaggio clou: di fatto, una volta uscita dall’app, la transazione diventa più difficile da controllare e il recupero delle somme può complicarsi. Proprio per questo, una richiesta simile dovrebbe sempre spingere a fermarsi e verificare chi ci sia davvero dall’altra parte.
Il consiglio più semplice resta anche il più utile
Il punto da cui difendersi è dunque lo stesso su cui si regge la truffa: il pagamento fuori dalla piattaforma. Come ha già ricordato a Italia a Tavola l’avvocato Marco Maria Donzelli, in occasione di alcuni spiacevoli episodi avvenuti durante le scorse vacanze natalizie, è bene non aprire i link per il pagamento ricevuti tramite messaggi attribuiti agli hotel. In caso di dubbi bisogna accedere direttamente all’app o digitare personalmente l’indirizzo del sito di Booking. Sono accorgimenti semplici, ma qualche minuto impiegato per un controllo può evitare di ritrovarsi senza denaro e senza alloggio, come hanno rischiato i turisti arrivati davanti al residence fantasma di Cesenatico, poi (gran parte) aiutati dal Comune e dalla comunità locale a trovare una sistemazione e a salvare - fortunatamente - le proprie vacanze.

