Lo “schieramento” del governo Meloni va incontro a turismo e ristorazione. Ecco perché

La mossa vincente della premier Meloni potrebbe essere proprio il fatto di aver scelto solo esponenti di Fratelli d’Italia nei Ministeri che si devono confrontare con le associazioni imprenditoriali . La condivisione di obiettivi fra imprese e Governo è fondamentale per rafforzare l’economia nazionale

18 novembre 2022 | 11:20
di Alberto Lupini

C’è chi, polemicamente, parla di avvio di una fase di occupazione di poltrone, e chi al contrario elogia una politica che decide e non perde tempo. Sta di fatto che la nomina del nuovo amministratore dell’Enit, l’ente nazionale del turismo, scelto dalla ministra Santanchè senza mille liturgie e compromessi, sembra avviare una nuova stagione istituzionale in cui un partito forte (Fratelli d’Italia) tenderà ad applicare un metodo in cui sarà centrale il rapporto con le imprese e con mondo economico a cui si propone di fatto come interlocutore unico o comunque determinante. E che si parta proprio dal turismo potrebbe anche essere una buona notizia per un comparto spesso poco considerato.

Una considerazione è d’obbligo: dopo quelli “tecnici” o sostenuti da maggioranze arcobaleno che magari non coincidevano con le scelte fatte dagli elettori, il Governo Meloni segna oggi il ritorno ad un legame più diretto fra la politica e i cittadini. E questa novità sembra avere riportato un po’ di ottimismo nel mondo delle imprese, che sperano di trovare interlocutori meno ballerini o condizionabili dai cambiamenti di equilibrio fra i partiti.

Sono le premesse per un vero “progetto politico”?

Si tratta di un’aspettativa che la premier sembra avere ben compreso, tanto che per la prima volta dalla fine della prima Repubblica si comincia ad intravedere un “progetto politico” che, può piacere o meno, ha una sua coerenza e, soprattutto, si presenta con un’idea, magari ancora embrionale, per quanto riguarda il modello di sviluppo del sistema Paese. È un po’ come tornare ai tempi della Democrazia Cristiana, quando le associazioni imprenditoriali o i sindacati sapevano con chi confrontarsi e quale modello di sviluppo si voleva attuare. Ed oggi, come 40 anni fa, l’unico partito leader in Parlamento è quello del capo del Governo.

Il riferimento al passato potrebbe sembrare una forzatura e oggi non è forse ancora del tutto chiaro cosa vorrà o potrà fare la destra al Governo, ma c’è la sensazione netta che si sia davvero voltato pagina riportando la politica in primo piano. Altro che l’antipolitica avviata dal primo Berlusconi… o quella dei grillini che pure avevano maggioranze ampie, ma non avevo progetti altrettanto chiari.

 

Il turismo e l’accoglienza tornano ad avere l’attenzione che meritano

Una novità a cui il mondo del turismo, dell’accoglienza e dell’enogastronomia non poteva restare estraneo, anche se c’è da capire se in questo possibile scenario le aziende potranno finalmente avere il ruolo e l’attenzione che per troppi anni non è stato loro riconosciuto.

In pratica, ciò che si profila sembra una sorta di ritorno alla condizione normale di una democrazia dove chi è al Governo deve usare gli strumenti più utili per applicare il suo programma. Che è poi quello che aveva fatto la Democrazia Cristiana per decenni. E ciò, indipendentemente dalla bontà o meno del progetto.

Un nuovo patto sociale fra la politica e il mondo delle aziende e del lavoro

Parliamo di una prospettiva che per avere successo deve però prevedere un nuovo patto sociale fra la politica e il mondo delle aziende e del lavoro. Dopo troppi anni di finte rivoluzioni (vi ricordate l’annuncio dal balcone di Palazzo Chigi della fine della povertà?) e di mancanza di progetti lungimiranti, gli italiani e le imprese si aspettano in particolare parole chiare e progetti a lungo termine senza l’ansia del consenso o dei sondaggi.

E qualcosa ora si comincia a intravedere. Pensiamo alle prime decisioni orientate a chiudere per sempre l’infausta stagione dominata dall’idea grillina della “decrescita felice” che tanti danni ha prodotto. A cui si contrappone il ritorno all’imperativo di produrre reddito e occupazione, invece che aspettare bonus o redditi di sostegno. E ugualmente significativa è l’idea di sostenere le imprese al di là della loro dimensione e senza rassegnarsi all’idea che piccolo “non” sia più bello accarezzato da una certa sinistra un po’ abbagliata da un’immagine distorta della globalizzazione.

Obiettivi condivisi e unità d’intenti tra i Ministeri: un vantaggio per le imprese

La condivisione di obiettivi fra imprese e Governo è peraltro fondamentale per rafforzare l’economia italiana che ha subito le troppe svolte e i cambiamenti repentini dei politici italiani. Serve però che la Politica abbia un solo linguaggio e non le troppe versioni dei partiti fra loro in competizione.

Ed è qui che si può cogliere la vera rivoluzione di Giorgia Meloni che nel suo Governo ha fatto una scelta radicale ponendo solo esponenti di Fratelli d’Italia nei Ministeri che si devono confrontare con le associazioni imprenditoriali. Allo Sviluppo economico e Made in Italy, all’Agricoltura e sovranità alimentare, al Turismo e alle Politiche europee (che coordina i progetti finanziati dal Pnrr) la premier ha messo 4 dei suoi politici più fidati e fedeli: Urso, Lollobrigida (suo cognato), Santanchè e Fitto. Dalla Confindustria alla Coldiretti, dalla Fipe alla Confartigianato, da Federalberghi alla Confedilizia, tutto il mondo delle imprese potrebbe trovarsi nella inusuale e insperata condizione di non dover più girare da un tavolo all’altro dei partiti, sapendo che d’ora in avanti (almeno finché durerà questo Governo) gli interlocutori parleranno tutti la stessa lingua, che è poi quella della premier. E scusate se è poco, quando prima le imprese dovevano fare il giro delle sette chiese per trovare un minimo di comprensione e condivisione…

Quale sarà il ruolo dei sindacati dei lavoratori?

Certo bisognerà vedere se le ricette di Fratelli d’Italia piaceranno a tutti, ma almeno il confronto si prospetta più semplice. Sarà interessante sapere anche quale sarà il ruolo dei sindacati dei lavoratori, che ora non sono più ufficialmente solo 3 ma 4. A Cgil, Cisl e Uil si è infatti aggiunta anche la Ugl (la federazione tradizionalmente di destra), su cui il Governo potrà magari contare come faceva a suo tempo la Dc con la Cisl.

Non siamo ancora al collateralismo che aveva permesso ai democristiani di governare per oltre 40 anni, ma le premesse ci sono. E chissà che proprio la logica scelta per il nuovo amministratore dell’Enit (la presidente delle agenzie di viaggio) non segni proprio un’alleanza di Fratelli d’Italia con le imprese. Meglio tenerne conto.

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