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Ufficiale: TripAdvisor inattendibile
I politici fermino le fake news

Ufficiale: TripAdvisor inattendibile 
I politici fermino le fake news
Ufficiale: TripAdvisor inattendibile I politici fermino le fake news
Pubblicato il 22 luglio 2019 | 16:01

Una sentenza del Consiglio di Stato ha inflitto nei giorni scorsi una multa da 100mila euro al Gufo per diffusione di notizie ingannevoli. Un passo importante cui deve far seguito un intervento fermo della politica

Quattro anni per stabilire quello che da sempre era evidente. È un tempo assurdo, ma finalmente anche in Italia è ufficiale che Tripadvisor non è attendibile e mente quando parla di correttezza a proposito dei commenti sul suo portale. La condanna del Consiglio di Stato è senza appello e allinea l’Italia alla gran parte dei Paesi europei dove TripAdvisor ha collezionato sentenze e sanzioni elevatissime per l’abuso della menzogna che fa a pugni con la concorrenza e il libero mercato.

La sentenza del Consiglio di Stato condanna TripAdvisor (Ufficiale: TripAdvisor inattendibileI politici fermino le fake news)
La sentenza del Consiglio di Stato condanna TripAdvisor

Ora che è stata risolta l’imbarazzante sospensione della prima sentenza da parte del Tar, non si può però pensare che il problema delle fake news sia risolto. Anzi, ora si fa più che mai pressante la richiesta di regole certe per azzerare il fenomeno criminale delle recensioni a pagamento, pro o contro qualche ristorante od hotel. Anche perché parliamo di almeno il 15% di commenti fasulli, il che significa milioni di notizie false.

Se la sentenza del Consiglio di Stato può essere considerata una vittoria anche per Italia a Tavola, che da sempre è in prima linea per sostenere una battaglia di libertà e democrazia in nome della correttezza e della trasparenza, ciò non significa che il nostro impegno sia finito. Questa è infatti solo una prima tappa per ottenere quel che andiamo sollecitando da tempo: la fine dell’anonimato quando si esprimono pareri su aziende o prodotti.

Non è più tollerabile che persone scorrette spargano maldicenze e falsità gratuite per danneggiare i concorrenti grazie all’anonimato che è il paravento di ogni nefandezza. E analogamente si deve mostrare una fattura o uno scontrino per criticare o elogiare un servizio che non si può non dimostrare di avere ricevuto e pagato. Qui non si tratta di impedire di fare critiche legittime, che anzi sono utili a ristoratori o albergatori corretti a cui non può non stare a cuore la soddisfazione del cliente. Solo di essere certi di leggere cose veritiere.

Dopo che qualche mese fa il tribunale di Lecce, con un’altra sentenza, aveva definito “un crimine” il fatto di scrivere recensioni false sotto falso nome, infliggendo nove mesi di carcere a uno “spacciatore” di fake reviews che scriveva e vendeva recensioni false utilizzando un’identità falsa, questo nuovo pronunciamento del Consiglio di Stato fa giurisprudenza e segna un altro importante passo del lungo percorso verso la completa trasparenza delle recensioni online, di cui Italia a Tavola si è fatta promotore fin dall’inizio.

Ciò che ora serve è una normativa seria e chiara che contrasti una volta per tutte il dilagare delle recensioni false, che tanti danni stanno creando nelle società “libere”. La parola deve passare più che mai alla politica che deve dare regole certe e garantiste per tutti. E fra queste, giusto per scoraggiare la benevolenza con cui TripAdvisor consente il lavoro di troppi malfattori, in presenza di sentenze con cui il portale viene condannato (e da ora in poi ce ne saranno sempre di più…), si dovrebbe imporre la pubblicazione delle condanne sul sito. Ma poiché non sarà facile piegare un colosso comune il Gufo, va anche previsto l’oscuramento del portale per un giorno ad ogni sentenza che riconosca le ragioni di chi è stato danneggiato per i mancati controlli fatti da TripAdvisor.

In ogni caso va fissato un principio indiscutibile: chiunque acquista un bene e servizio ha il diritto di esprimere il suo grado di soddisfazione. La legge deve fare in modo che questo sia autentico, spontaneo, genuino e soprattutto rispettoso di chi fornisce un servizio importante alla collettività. Non si possono invece più accettare recensioni in malafede e finalizzate a screditare o accreditare in modo fraudolento un ristorante o un hotel. Ma ciò vale per qualunque servizio e, non dimentichiamolo, anche per la politica.

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