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Digitale, licenze e Recovery Plan: il Turismo aspetta Draghi

Le scelte del Governo Conte non erano adeguate a un comparto che muove circa un terzo dell’intero Pil nazionale. Ora si attendono soluzioni mirate ed efficaci, in particolare per la riqualificazione urbana e il problema delle licenze. E una digitalizzazione ad hoc non può mancare nel Recovery Plan

di Alberto Lupini
direttore
08 febbraio 2021 | 08:28

Digitale, licenze e Recovery Plan: il Turismo aspetta Draghi

Le scelte del Governo Conte non erano adeguate a un comparto che muove circa un terzo dell’intero Pil nazionale. Ora si attendono soluzioni mirate ed efficaci, in particolare per la riqualificazione urbana e il problema delle licenze. E una digitalizzazione ad hoc non può mancare nel Recovery Plan

di Alberto Lupini
direttore
08 febbraio 2021 | 08:28

Quale crescita economica vogliamo per i prossimi anni? E che ruolo potrà avere il turismo? Queste le domande che da mesi si pongono le migliaia di imprese del settore che, dai bar agli hotel, dai ristoranti ai grossisti, dai produttori alle agenzie di viaggio, più di tutti hanno pagato il prezzo di una crisi che rischia di diventare una catastrofe di fronte alle decine di miliardi di fatturato perso, alle migliaia di aziende già chiuse e a quelle che possono non riaprire lasciando senza lavoro un  numero oggi incalcolabile di addetti.

Per mesi i ristori o arrivavano tardi o erano insufficienti, e tutto veniva rinviato in maniera quasi miracolista al Recovery Plan, occasione storica per riorganizzare uno Stato che fra sanità, giustizia, scuola, ricerca ed ambiente è assolutamente inadeguato. Ma le scelte fatte dal Governo Conte non erano soddisfacenti, al punto che è andato in crisi con la soddisfazione di non pochi ristoratori o albergatori che lamentavano, fra le altre cose, un’esclusione dagli investimenti previsti proprio nei nuovi progetti da realizzare grazie ai maxi prestiti europei.

Mario Draghi - Digitale, licenze e Recovery Plan Il Turismo aspetta Draghi
Mario Draghi

Ora ci si aspetta soluzioni che non possono più essere il frutto di mediazioni con incompetenti o inconcludenti. Servono scelte per creare ricchezza, eliminare i vincoli allo sviluppo e abbandonare l’assistenzialismo demagogico degli ultimi tempi. Usando il buon senso si capisce che non si può rinunciare al Turismo, uno dei cardini dello stile di vita italiano e dell’immagine dell’Italia nel mondo: i soldi pubblici servono per creare sviluppo e vanno quindi utilizzati anche per rendere competitivo e più efficiente anche il nostro giacimento di ricchezza. E non a caso uno dei pochi impegni sfuggiti di bocca al riservatissimo Draghi in questi giorni di consultazioni riguarda proprio il turismo, oltre ovviamente alla lotta alla pandemia e alla disoccupazione che grava sull'Italia come la peggiore minaccia sociale dei prossimi mesi.

Del resto il pensiero dell'ex presidente della Bce è da tempo chiaro: i debiti si dividono fra buoni e cattivi. Fra quelli cioè che permetto di creare ricchezza, e quindi fare crescere le imprese e l'occupazione (soprattutto dei giovani), per avere poi le risorse per restituire i prestiti, e quelli per fini assistenzialistici improduttivi e senza valore (tipo la gestione del reddito di cittadinanza), che alla fine ci rendono più poveri e più indebitati. Come dire, secondo un detto molto usato in questi giorni, agli italiani andranno dati soldi per comprarsi canne da pesca, non per comprare del pesce.

In questa prospettiva il turismo 4.0  è sicuramente un settore che può generare nuova ricchezza, ma ha assolutamente bisogno di rafforzare e valorizzare ristoranti e hotel, E questo obiettivo non può non essere ai primi posti dell'agenda di Mario Draghi. Parliamo di imprese che muovono circa un terzo dell’intero Pil nazionale e che in questo anno di pandemia hanno pagato costi altissimi nella quasi indifferenza delle istituzioni.

Fra gli investimenti necessari ci sono almeno due macro aree che devono essere previste nei progetti del Recovery Plan, con benefici per tutto il Sistema Italia:
  • la revisione delle aree urbane e delle licenze
  • la digitalizzazione di tutte le imprese, dai ristoranti ai musei

La questione urbanistica è ovviamente la più complessa, ma è indispensabile se non si vuole abbandonare al degrado e all’impoverimento una gran parte dei centri storici italiani. Fra trasporti saturi, inquinamento e scelta di molte aziende di delocalizzare gli uffici o di proseguire con lo smart working, molti esercizi pubblici chiuderanno. Ciò pone il duplice obiettivo di riqualificare i locali commerciali lasciati liberi (che non possono essere occupati da attività marginali di extracomunitari) e di accompagnare l’insediamento di nuovi bar o ristoranti là dove si creeranno nuove domande di chi ha necessità dei servizi del “fuori casa”. Il tutto con nuove norme all’ingresso e un controllo dei requisiti di professionalità per avere le licenze.

La digitalizzazione e i big data sono l’altro cardine che non può mancare nel Recovery Plan. Pensiamo solo al tema delle prenotazioni, dei pagamenti o della vendita e consegna dei prodotti (per lo più alimentari ed artigianali) che può essere fatta nei ristoranti, invece che negli alberghi o nei siti turistici. Per non parlare della gestione della delivery o della possibilità di offrire ospitalità durante la giornata anche a clienti che vogliono magari lavorare lontano dall’ufficio o da casa, invece che studiare o incontrare amici.

La banda larga e i relativi servizi di supporto in questa prospettiva sono strumenti preziosi per il mondo della ristorazione, per l’intrattenimento e per l’accoglienza, che devono allargare le loro attività per compensare un prevedibile calo di clienti “tradizionali” nel medio periodo.

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