Si avvia verso la conclusione l’annata risicola nella provincia pavese in un contesto di crescente incertezza, dove il mercato appare condizionato da un rallentamento della domanda e da una pressione competitiva sempre più evidente. L’analisi elaborata dalla Camera di commercio di Cremona-Mantova-Pavia, con il supporto di Bmti, descrive una fase in cui il comparto risicolo si confronta con una dinamica di prezzi fortemente ribassista e con un aumento delle giacenze. Nel complesso, la campagna risicola si inserisce in uno scenario segnato da contrazione delle quotazioni e minore fluidità degli scambi, elementi che hanno inciso in modo diretto sulla redditività delle principali varietà coltivate nel territorio.

Riso, mercato sotto pressione tra cali dei prezzi e importazioni in crescita
Prezzi in calo e rallentamento degli scambi
A partire dal mese di aprile, le principali varietà di risone hanno registrato riduzioni significative delle quotazioni. Sulla piazza di Mortara, a metà giugno, il confronto con lo stesso periodo del 2025 evidenzia una flessione del 60% per il Vialone Nano, del 48% per il Baldo e del 61% per il Sant’Andrea. Anche le varietà storiche legate alla tradizione risicola italiana mostrano un arretramento consistente: Arborio e Carnaroli segnano rispettivamente -31% e -27% su base annua, mentre il Lungo B, esposto alla concorrenza internazionale, supera il -40%.
Il rallentamento non riguarda solo i prezzi. Al 16 giugno il tasso di collocamento del risone rispetto alle disponibilità vendibili si è attestato al 78,6%, in calo rispetto all’84,7% della campagna precedente. Un dato che riflette una minore capacità del mercato di assorbire il prodotto nei tempi abituali.
Giacenze in aumento e commercio estero in trasformazione
Parallelamente alla contrazione degli scambi interni, si osserva un aumento delle giacenze lungo la filiera. Una condizione che contribuisce a mantenere sotto pressione le quotazioni, in un equilibrio sempre più fragile tra offerta e domanda. Sul fronte internazionale, i dati del primo trimestre indicano una riduzione dell’export dell’8,8% in volume, a fronte di un aumento delle importazioni del 29,1%. A trainare la crescita in ingresso sono soprattutto il risone, con un incremento dell’86%, e il riso lavorato, salito del 41%.
Nonostante il ridimensionamento, la bilancia commerciale resta positiva, ma il valore del saldo scende a circa 350 milioni di euro, in calo rispetto ai quasi 400 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Nel periodo tra settembre 2025 e maggio 2026, gli acquisti di riso lavorato nell’Unione Europea crescono del 13,7%, mentre in Italia l’aumento dell’import raggiunge il 40,6%, con Pakistan (32%), Thailandia (26%) e Cambogia (19%) tra i principali paesi fornitori.