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martedì 16 giugno 2026  | aggiornato alle 12:50 | 119814 articoli pubblicati

Prezzi in calo e costi in aumento: il riso italiano rischia di perdere le sue risaie

La risicoltura italiana attraversa una fase di forte difficoltà tra quotazioni del risone in calo e costi di produzione aumentati di oltre il 50%. L'Ente Nazionale Risi lancia l'allarme sul rischio di abbandono delle risaie a favore di colture alternative come mais e soia. Una prospettiva che potrebbe avere ripercussioni non solo economiche, ma anche ambientali e sociali per ampie aree della Pianura Padana

16 giugno 2026 | 10:26
Prezzi in calo e costi in aumento: il riso italiano rischia di perdere le sue risaie
Prezzi in calo e costi in aumento: il riso italiano rischia di perdere le sue risaie

Prezzi in calo e costi in aumento: il riso italiano rischia di perdere le sue risaie

La risicoltura italiana attraversa una fase di forte difficoltà tra quotazioni del risone in calo e costi di produzione aumentati di oltre il 50%. L'Ente Nazionale Risi lancia l'allarme sul rischio di abbandono delle risaie a favore di colture alternative come mais e soia. Una prospettiva che potrebbe avere ripercussioni non solo economiche, ma anche ambientali e sociali per ampie aree della Pianura Padana

16 giugno 2026 | 10:26
 

La crisi che attraversa la risicoltura italiana non riguarda soltanto i conti delle aziende agricole. A preoccupare è soprattutto il rischio che migliaia di ettari di risaie possano progressivamente lasciare spazio ad altre colture, modificando un sistema produttivo che da decenni caratterizza ampie aree della Pianura Padana. A lanciare l'allarme è Natalia Bobba, presidente dell'Ente Nazionale Risi, che descrive una situazione sempre più difficile per le imprese del settore. «La crisi che sta stringendo d'assedio le nostre aziende agricole ha raggiunto livelli di guardia non più sostenibili. Non posso nascondere la mia più profonda preoccupazione per un trend che rischia di compromettere irreparabilmente il futuro della risicoltura italiana».

Listini in discesa e aziende sotto pressione

A pesare è soprattutto il calo delle quotazioni registrato nelle principali Borse merci di Vercelli, Novara e Mortara. La flessione interessa trasversalmente il comparto, coinvolgendo sia varietà storiche come Carnaroli e Vialone Nano, sia i risoni del gruppo Lungo B, particolarmente esposti alla competizione internazionale. La contrazione dei prezzi si scontra con una dinamica opposta sul fronte dei costi. Negli ultimi anni fertilizzanti, carburanti e agrofarmaci hanno registrato rincari superiori al 50%, comprimendo i margini economici delle aziende agricole fino a rendere, in molti casi, la coltivazione poco remunerativa.

Il riso non rende più: gli agricoltori pensano a mais e soia
Il riso non rende più: gli agricoltori pensano a mais e soia

Il rischio di sostituire le risaie con altre colture

Secondo l'Ente Nazionale Risi, il problema non riguarda esclusivamente la tenuta economica delle imprese. Se la coltivazione del riso non garantisce più una redditività adeguata, molti agricoltori potrebbero orientarsi verso produzioni considerate meno rischiose. «Se il riso smette di essere remunerativo, gli agricoltori saranno costretti a fare scelte drastiche, virando su colture alternative come mais o soia», osserva Bobba.Una prospettiva che, secondo la presidente, avrebbe conseguenze ben più ampie della semplice riduzione delle superfici coltivate.

Le risaie rappresentano infatti un elemento centrale dell'equilibrio ambientale di vaste aree del Nord Italia. Alla loro presenza sono legati aspetti produttivi, occupazionali e ambientali che comprendono la gestione delle acque, la biodiversità e un importante indotto composto da ricerca agronomica, meccanizzazione specializzata e attività di trasformazione.

La filiera chiamata a trovare un equilibrio

Nel dibattito tra produzione agricola e industria di trasformazione, l'Ente Nazionale Risi richiama l'attenzione sulla necessità di guardare oltre le dinamiche di una singola campagna commerciale. Se da parte industriale si sottolinea come i risultati economici vadano valutati su orizzonti pluriennali, le aziende agricole devono confrontarsi ogni anno con variabili sempre più difficili da prevedere: cambiamenti climatici, oscillazioni dei mercati e scelte varietali che non sempre trovano una risposta adeguata nella domanda. Non a caso, ricorda l'Ente, negli anni 2022 e 2023, quando il risone veniva venduto a valori mediamente superiori a quelli attuali, non si sono registrate particolari criticità nel comparto industriale. Oggi, invece, il rischio di chiusura per numerose aziende agricole viene considerato concreto.

Natalia Bobba, presidente dell‘Ente Nazionale Risi
Natalia Bobba, presidente dell‘Ente Nazionale Risi

Per evitare un progressivo indebolimento della filiera, la presidente dell'Ente chiede un confronto tra tutti gli attori coinvolti, con l'obiettivo di costruire strumenti capaci di garantire maggiore stabilità economica. «Nessuno si salva da solo di fronte alle sfide della globalizzazione e dei cambiamenti climatici», afferma Bobba. Da qui l'invito ad avviare un percorso condiviso che permetta di definire condizioni più equilibrate nei rapporti tra agricoltura e trasformazione. «Sedersi a un tavolo per garantire contratti equi non è più solo un'opzione, ma un dovere istituzionale e morale per salvare un patrimonio unico al mondo», conclude la presidente, ribadendo il ruolo dell'Ente Nazionale Risi nel supportare il comparto in una fase che viene considerata decisiva per il futuro del riso italiano.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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