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Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
lunedì 11 maggio 2026  | aggiornato alle 16:48 | 119137 articoli pubblicati

Il borgo di Cocconato si rilancia puntando su cucina, botteghe e ospitalità

Tra le colline del Monferrato, in Piemonte, prende forma un progetto che unisce attività locali, turismo lento e spazi condivisi, cercando di riportare lavoro, persone e continuità dentro la vita del paese

 
11 maggio 2026 | 12:43

Il borgo di Cocconato si rilancia puntando su cucina, botteghe e ospitalità

Tra le colline del Monferrato, in Piemonte, prende forma un progetto che unisce attività locali, turismo lento e spazi condivisi, cercando di riportare lavoro, persone e continuità dentro la vita del paese

11 maggio 2026 | 12:43
 

Nel Monferrato, a Cocconato (At), il rilancio di un borgo si misura camminando per la via centrale. Non un piano calato dall’alto, ma un insieme di attività che prova a rimettere in moto il paese partendo dal lavoro concreto. Il progetto "Cocconato bell’e buono" coordina queste aperture con una regia precisa.

Il borgo di Cocconato si rilancia puntando su cucina botteghe e ospitalità

Cocconato (At) si rilancia partendo da cucina, botteghe e accoglienza

In piazza, Al Combrì punta su una formula senza fronzoli: forno a legna, pizze, qualche piatto da condividere, un dehors che diventa osservatorio sulla vita quotidiana. Nei piccoli centri, certi locali fanno la differenza tra chi si ferma e chi passa oltre. Poco più in là, la salumeria con gastronomia e osteria rimette al centro il prodotto: salumi, formaggi, piatti del giorno, una cucina che lavora sulla riconoscibilità senza forzare la mano. Accanto, il pastificio a vista trasforma un gesto domestico in attività economica strutturata. Agnolotti e tagliatelle prodotti ogni giorno, con l’obiettivo di portare l’agnolotto di Cocconato oltre i confini locali. La presenza di Alberto Marchetti si traduce in una gelateria con pochi gusti, legati al territorio, senza concessioni al superfluo. Un tassello coerente dentro un disegno costruito insieme a Fabio Digilio e Leo Longo nella Combriccola Marchetti, società benefit nata per proporre un modo di fare impresa attento alle persone, al paesaggio e al territorio.

Il progetto non si ferma alla tavola. La Ciclofficina introduce un’altra economia possibile: noleggio bici, percorsi guidati, soste in aziende agricole, esperienze su misura. È turismo lento, ma soprattutto un modo per distribuire valore sul territorio invece di concentrarlo. Intorno prendono forma altre attività: botteghe artigiane, una drogheria che recupera ricette locali, spazi dedicati a design e illustrazione, una residenza d’artista. E l’albergo diffuso, che utilizza le case esistenti e inserisce il visitatore nella vita quotidiana del borgo, senza costruire un luogo separato per chi arriva. In questo disegno entra anche l’Osteria Bell’e Buona, che non è un semplice punto di arrivo ma parte attiva del progetto. La cucina si muove su un equilibrio preciso: riconoscibile ma non ripetitiva, con materie prime locali e una mano che prova a spostare leggermente il punto di vista. A guidarla sono Fabrizio Cavassa e Serena Briozzo, formazione solida tra Torino ed esperienze fuori regione, tornati qui con l’idea di costruire qualcosa che non fosse solo destinazione ma continuità con il contesto.

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A pranzo il ritmo resta quello del paese: piatti veloci, una proposta che cambia spesso ma tiene fermi alcuni punti, come la pasta fresca. La sera il passo rallenta e il menu si allarga, senza uscire dal perimetro: stagionalità, Monferrato, qualche deviazione controllata. La carta dei vini segue la stessa logica, privilegiando etichette del Monferrato. Solo dopo viene il resto. Il paese si scopre salendo. Le vie strette portano verso la parte alta, tra balconi e facciate che mescolano epoche diverse. Il Palazzo Comunale con i portici gotici è uno dei segni più evidenti di una storia lunga. La chiesa parrocchiale domina il profilo del borgo e apre lo sguardo sulle colline. L’origine romana, il lungo controllo dei conti Radicati, il passaggio ai Savoia, il periodo napoleonico, quando Cocconato divenne nodo di comunicazione tra città europee: stratificazioni che restano nell’impianto urbano, senza bisogno di essere musealizzate.

Il cibo non è mai un capitolo a parte. La robiola di Cocconato, morbida e fresca, è il prodotto più immediato. I salumi raccontano una tradizione legata anche al microclima locale. Il vino completa il quadro, con le denominazioni del Monferrato che trovano su queste colline un’espressione coerente. A scandire l’anno ci sono Cocco Wine e Cocco Cheese, a settembre, e il Palio degli Asini, dal 1970 rievocazione storica capace di coinvolgere tutto il paese. Cocconato si legge così: prima le attività, poi il paesaggio, poi la storia. Uno dei Borghi più belli d’Italia, con la Bandiera arancione, che ha scelto di lavorare su ciò che ha.

Di Piera Genta

© Riproduzione riservata STAMPA

 
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