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Dubbi sul green pass? Discoteche apripista per controllare la movida

Con la discussione sull'estensione dell'uso della certificazione verde, le discoteche tornano alla carica per chiedere l'apertura dei locali da ballo; chiusi da ormai un anno. Silb, Assointrattenimento e Fievet fanno fronte comune: l'apertura serve a disinnescare il problema delle feste abusive. Non fossero accolte le richieste, pronta la lettera da inviare alla corte di Strasburgo

Nicola Grolla
di Nicola Grolla
20 luglio 2021 | 05:00
Con la discussione in atto sul green pass le discoteche sperano in un segnale di riapertura Dubbi sul green pass? Discoteche pronte a fare da apripista per controllare la movida

Ora che tutti parlano di green pass, le discoteche si preparano a rilanciare la propria richiesta: riapertura subito e utilizzo della certificazione verde per far accedere i clienti nei locali da ballo; almeno quelli che operano all’esterno. Un incontro fra Governo e associazioni di categoria è atteso in giornata. Ma nulla è certo, come ha dimostrato il passaggio della data chiave del 10 luglio da tutti indicata come quella della riapertura e passata nel silenzio delle piste da ballo vuote.

 

Zanchi (Assointrattenimento): «Restiamo fiduciosi ma non vogliamo essere additati come i responsabili del contagio»

«Ancora una volta siamo di fronte a individui e politici che stanno decidendo sulla scorta delle emozioni senza audire le associazioni di categoria che rappresentano chi nei locali da ballo ci lavora. Restiamo fiduciosi nell’accoglimento delle nostre istanze per una riapertura senza cali di capienza. Ma sia chiaro che tutto ciò deve accadere se è possibile. Non vogliamo essere tacciati come i responsabili del contagio non appena riapriremo le porte dei nostri locali», afferma il presidente di Assointrattenimento, Luciano Zanchi.

L’associazione di Confindustria, insieme al Silb e alla sezione locali notturni della Fiepet la scorsa settimana ha dato vita a un presidio unitario permanente affinché le promesse arrivate da più parti si tramutino in realtà: «Abbiamo presentato i protocolli un mese fa, il Cts si è espresso ma finora abbiamo ricevuto solo tanta comprensione e grandi pacche sulle spalle», prosegue Zanchi.

 

 

Riavviate le interlocuzioni con il Governo

Interlocuzioni che, nella giornata del 19 luglio, sono state portate avanti anche da Gianni Indino, presidente di Silb Emilia-Romagna che ha incontrato prima il presidente di Regione, Stefano Bonaccini e poi raggiunto telefonicamente il ministro per gli Affari regionali, Maria Stella Gelmini: «Confido davvero che già nel prossimo Consiglio dei Ministri il nostro comparto non venga più dimenticato. Anche se ora ci sono preoccupazioni per l’aumento dei contagi avvenuto in questi ultimi giorni, i dati confermano che il vaccino protegge da forme gravi di Covid-19 e che dunque l’utilizzo del green pass per le discoteche può essere una soluzione ottimale. Ballare in sicurezza rispettando le norme è possibile, non solo all’aperto, a maggior ragione pensando che i locali da ballo al chiuso, ai sensi della norma UNI 10339, devono già garantire una portata d’aria pari a 60 mc/h per persona, il che li rende luoghi sicuri. Con le nostre proposte la riapertura dei locali avverrebbe in sicurezza e potrebbe inoltre diventare un grande stimolo per i giovani ad effettuare la vaccinazione e a ottenere il green pass, contribuendo anche a limitare di molto il notevole afflusso di ragazzi con conseguenti assembramenti incontrollati in feste abusive, strade, spiagge e piazze. Noi siamo pronti».

 

L'apertura delle discoteche, secondo i protocolli già presentati, comincerebbe con i locali all'aperto e senza mascherina per chi balla Dubbi sul green pass? Discoteche pronte a fare da apripista per controllare la movida

L'apertura delle discoteche, secondo i protocolli già presentati, comincerebbe con i locali all'aperto e senza mascherina per chi balla

 

Oltre il green pass, per riaprire no a limitazioni di capienza o uso della mascherina

Per quanto riguarda le regole d’ingaggio in pista, la posizione dei titolari delle discoteche è ormai chiara da tempo: accesso con i parametri della certificazione verde nazionale (prima somministrazione, guarigione o test negativo effettuato al massimo entro 48 prima di entrare in discoteca) e niente mascherina in pista. A indossarla sarà obbligato solo lo staff del locale. Posizione rischiosa visto il propagarsi della variante Delta? «Noi non siamo un cinema o un ristorante. Il numero massimo delle persone che possono entrare in un locale è stabilito da un’apposita commissione che, tenuto conto della struttura della discoteca e degli schemi di deflusso in caso di emergenza stabilisce uno spazio per persona che, in media, è di un metro quadro. Insomma, operaimo già nel pieno rispetto delle regole Covid sul distanziamento», ricorda Zanchi.

Feste abusive, un problema che si potrebbe arginare con la riapertura dei locali da ballo Dubbi sul green pass? Discoteche pronte a fare da apripista per controllare la movida

Feste abusive, un problema che si potrebbe arginare con la riapertura dei locali da ballo

 

Aprire le discoteche per disinnescare le feste abusive

Al di là dei dettagli, però, il tema della riapertura delle discoteche diventa sempre più pressante a mano a mano che dalle cronache emergono notizie di feste abusive. E non stiamo parlando di rave party. In molti locali o stabilimenti balneari, di questi tempi, basta un po’ di musica, una piazza antistante e la responsabilità individuale lascia il posto al divertimento “incontrollato”.  È quello che è successo al Nice di Saxa Rubra a Roma dove, lo scorso weekend, una serata gastronomica ha presto lasciato il posto a una danzante. A raccontarlo sono le stories pubblicate su Instagram dai numerosi avventori con qualcuno che – come riporta il Messaggero – si è pure stupito di tanta “libertà”. «Non abbiamo venduto neanche un biglietto per la pista, ma è chiaro che controllare 1.400 giovani è impossibile», hanno fatto sapere i gestori del locale. Stesse scene anche nei Giardini dell’Eden in piazzale dello Stadio Olimpico o al Kursaal di Ostia.

 

 

Pronta la lettera da inviare a Strasburgo

Questioni di ordine pubblico che, quindi, andrebbero di pari passo con le necessità degli imprenditori del settore. Ma cosa succederebbe se, come per le passate tornate, anche questo giro di interlocuzioni non portasse frutti? «Siamo pronti a scrivere alla corte di Strasburgo. Perché se non riuscissimo a riparire le discoteche mentre tutti gli altri settori collegati come la ristorazione e la ricettività marciano, ci troveremo di fronte a un atto discriminatorio», conclude Zanchi.


 

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