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Anno nuovo, vita nuova? Siamo nelle mani dei politici

Anno nuovo, vita nuova? Siamo nelle mani dei politici
Anno nuovo, vita nuova? Siamo nelle mani dei politici
Pubblicato il 13 gennaio 2021 | 12:37

L’emergenza e la necessità di salvaguardarci ci ha imposto uno sconvolgimento nelle abitudini, dal mondo del lavoro a quello della famiglia e della socialità. I sostegni economici dovevano essere impiegati meglio.

In molti ci ricorderemo a lungo di questo 2020, l’anno appena trascorso, nella speranza di archiviare definitivamente i mesi vissuti di continua fibrillazione, nell’attesa di scorgere un segnale di completo debellamento o di una forte svolta contro la pandemia. L’anno del Covid passerà alla storia, anche per aver scardinato le nostre quotidianità e messo in discussione molto di ciò che davamo per scontato. L’emergenza sanitaria e la necessità di salvaguardarci ci ha imposto uno sconvolgimento nelle abitudini, dal mondo del lavoro a quello della famiglia e della socialità. In tutti quei mesi siamo stati costretti a molte rinunce e tanti nuovi sacrifici; abbiamo fatto delle scelte, per quanto ci sembrassero inaccettabili, e siamo stati costretti a guardare solo all’indispensabile.

Anno nuovo, vita nuova? Siamo nelle mani dei politici

Non dimentichiamo, però, particolari categorie di lavoratori. Gli operatori sanitari continuano a lavorare in condizioni di perenne emergenza, tra notevoli difficoltà fin quando tutto, e ripeto tutto, sarà passato. Non ignoriamo nei mesi a venire gli imprenditori, le cui attività sono state di nuovo chiuse o fortemente ridotte per le festività natalizie. Così pure i titolari e lavoratori di locali, bar, ristoranti, alberghi e di altro ancora, che soffrono per il futuro.

A tutti loro mi rivolgo, dopo le festività passate necessariamente sobrie e più morigerate (come per ogni italiano), inviando un sincero augurio con la speranza che il nuovo anno ci permetta di voltare pagina e di affrontare una nuova fase di vita, non certo meno impegnativa e irta di incognite. Auspico che il nostro indotto e tutta la nostra categoria, che stanno pagando il conto più alto dell’emergenza e delle restrizioni, possano esser messi in condizione di lavorare, pur con le dovute “attenzioni”, al fine di recuperare l’irrecuperabile. Parole e colpi di decreti non hanno garantito a tutti stipendi, pagamenti di affitti, spese di casa, bollette, tasse e oneri vari.

Non imputo la colpa a nessuno, amministrare la cosa pubblica non è semplice, accusare di negligenza, imperizia o incompetenza una fazione politica rispetto l’altra non giova a nessuno, anche perché siamo sotto l’occhio vigile dell’Unione Europea e, comunque, tutti sulla stessa barca! I fondi economici sono stati messi a disposizione, occorreva però (io credo) che fossero impiegati meglio e nell’immediato attraverso procedure più semplici ed efficaci, non vanificate dall’eccessiva burocrazia e da formule astruse.

La Fic-Federazione italiana cuochi si astiene sempre, come giusto che sia, dal giudicare l’operato politico e il lavoro dei nostri amministratori anche in questa emergenza Covid. Sono state fatte “scelte” ponderate dalla loro coscienza, ne sono sicuro, e frutto di valutazioni da loro considerate sofferte e impopolari. La Federcuochi è convinta però che sorreggere meglio e appieno i lavoratori (anche le piccole e medie imprese naturalmente) equivale a sostenere l’economia dell’intero Paese: sono loro il “volano” dell’intero sistema economico italiano. Dando potere di acquisto alla massa di operai, questi movimentano “ricchezza”, anche in situazioni di crisi. La mia non è una supposizione ma una semplice concezione di economia, avallata da numerosi economisti: la vera ricchezza di un Paese si determina dalla velocità di passaggio di moneta corrente da un soggetto all’altro, e non dai denari a deposito fermi nelle banche o messi sotto il cuscino.

Di sicuro la ripresa non sarà semplice né immediata ma, come abbiamo potuto sperimentare anche la scorsa estate, possiamo contare sull’orgoglio personale e capacità di reazione delle nostre realtà produttive e commerciali, delle nostre imprese e attività, pronte a scattare e a reagire anche di fronte alla crisi più dura. Un abbraccio a tutti... ne abbiamo bisogno!

© Riproduzione riservata


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Alberto Lupini


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