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Bar, serve una condotta da 10
Ancora multe per assembramenti

Bar, serve una condotta da 10 
Ancora multe per assembramenti
Bar, serve una condotta da 10 Ancora multe per assembramenti
Pubblicato il 14 luglio 2020 | 10:29

Nella bergamasca, tra Covo e Romano, tre locali sono stati sanzionati per il mancato rispetto delle norme anti covid. Serve più attenzione sia per tutelare l'immagine del settore che per motivi economici.

Che la gente per strada stia dimenticandosi mascherine e distanziamento è sotto gli occhi di tutti e purtroppo poco si può fare. La voglia di libertà, l’atmosfera che si è rilassata e il caldo estivo allentano la guardia e monitorare la situazione diventa sempre più complesso. Che però siano i gestori di bar e ristoranti, ma anche di negozi e altri esercizi commerciali, a non rispettare le norme allora diventa un problema serio. Soprattutto perché rischia di porre il mondo della ristorazione dalla parte del torto e impedendogli di farsi valere nei confronti delle istituzioni per ottenere un allentamento delle misure.

Ancora multe per bar che non rispettano le norme - Bar, serve una condotta da 10 Ancora multe per assembramenti
Ancora multe per bar che non rispettano le norme

Di sanzioni nei confronti di locali che non osservano le limitazioni imposte per contenere i contagi non se ne stanno sentendo moltissime, ma qualcuna c’è lungo tutto lo Stivale. L’ultima operazione delle forze dell’ordine che ha fatto notizia è quella messa in atto dalla Compagnia di Treviglio, nella provincia di Bergamo, con due pub di Romano e uno di Covo che hanno ricevuto sanzioni da 400 euro per “eccessivi assembramenti”: troppi tavoli e troppa gente all’interno, spesso in piedi e senza la mascherina sul volto.



Nel corso dell’operazione effettuata sabato sera i controlli si sono svolti in collaborazione con la Polizia locale e sono state messe in campo sei pattuglie: quattro dell’Arma e due dei vigili che contavano anche sull’unità cinofila antidroga di Spirano. Dodici i locali pubblici messi sotto la lente. La posizione di quelli “pizzicati” finirà ora al vaglio della Prefettura che, in base all’ordinanza regionale che regola la riapertura dei locali pubblici dopo il lockdown, decreterà come ulteriore ammenda la sospensione dell’attività per un periodo di cinque giorni.

E se si può comprendere, in parte, che anche per i locali sia molto complicato moderare la movida e gli assembramenti, non si può invece dare alcuna giustificazione sulle irregolarità amministrative che le forze dell’ordine hanno rilevato nel corso della stessa operazione come la mancata esposizione della Scia, l’assenza di etilometro portatile e tabelle alcolemiche ma anche dei prezzi esposti elevando contravvenzioni per un totale di 8mila euro. La posizione di un quarto bar è al vaglio perché vi è stato riscontrato un impianto di videosorveglianza non dichiarato.

Così insomma non va. Il mondo della ristorazione è chiamato ad una condotta impeccabile soprattutto di questi tempi, l’attenzione alle norme anti-covid deve essere massima fino a che la legge lo imporrà, ma non dovrà certo oscurare tutte le altre normative vigenti, covid o non covid.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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