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Ristorazione, stagionali, montagna. Tutti i pagamenti alle imprese dall'8 aprile. Ecco i Sostegni per la ripartenza

Come sono distribuiti 32 miliardi di aiuti: attività produttive, sanità e vaccini, enti locali, scuola, cultura e filiere, pacchetto lavoro. Mini condono sulle cartelle esattoriali, Draghi resiste alla Lega. Cambiano le modalità di erogazione dei fondi, via i Codici Ateco e riferimento alle perdite subito sull'intero 2020 rispetto al 2019

19 marzo 2021 | 09:12
Decreto Sostegni da 32 miliardi in esame Montagna, stagionali, eventi e partite iva: ecco come saranno i Sostegni
Decreto Sostegni da 32 miliardi in esame Montagna, stagionali, eventi e partite iva: ecco come saranno i Sostegni

Ristorazione, stagionali, montagna. Tutti i pagamenti alle imprese dall'8 aprile. Ecco i Sostegni per la ripartenza

Come sono distribuiti 32 miliardi di aiuti: attività produttive, sanità e vaccini, enti locali, scuola, cultura e filiere, pacchetto lavoro. Mini condono sulle cartelle esattoriali, Draghi resiste alla Lega. Cambiano le modalità di erogazione dei fondi, via i Codici Ateco e riferimento alle perdite subito sull'intero 2020 rispetto al 2019

19 marzo 2021 | 09:12

Equità, tempestività e maggiore attenzione ai comparti maggiormente colpiti dalla crisi, come quello del turismo (con il Sistema montagna in testa a cui vanni un miliardo e 600 milioni) e quello della ristorazione. Questi sono i pilastri sui quali si basa il Decreto Sostegni del Governo guidato da Mario Draghi che ha ufficializzato stasera come stanziare 32 miliardi di euro di extradeficit (già autorizzati dal Parlamento) in cinque macro-capitoli: aiuti alle attività produttive, sanità e vaccini, enti locali, finanziamenti a scuola, cultura e filiere (con oltre un miliardi di aiuti), pacchetto lavoro, compreso il rinnovo dell'indennità per gli stagionali cui arriverà un'una tantum di 2.400 euro per coprire tre mensilità. «Il decreto è più o meno quello che sta già circolando. Tre quarti dell'importo sarà destinato alle imprese - così ha sintetizzato Draghi - siamo consapevoli che si tratta di un intervento parziale e per questo» c'è l'ipotesi di «un secondo stanziamento in occasione della presentazione del Def», ha aggiunto.

Obiettivi: indennizzi in tempi rapidi, in media 3.700 euro ad attività, partendo dall'8 aprile per fare arrivare 11 miliardi nei conti correnti delle imprese (e non solo in quelle secondo i codici Ateco scelti dal governo Conte) entro la fine di aprile per chi avrà fatto domanda su un apposito sito dell'Agenzia delle entrate. Su questo Draghi, sobrio e misurato, quanto concreto e comprensbile a tutti, ha dato precise garanzie sapendo che la sua credibilità si gioca proprio su questi elementi, dopo mesi di troppe chiaccherre. il tgutto con una precisazione: «è una risposta consistente ma parziale, il massimo che potevamo fare», contrio la povertà cresciuta nel Paese. Ricordiamo che all’incontro con i giornalisti sono intervenuti anche i ministri dell’Economia e del Lavoro, Daniele Franco e Andrea Orlando. Si tratta della prima conferenza stampa di Draghi da quando il premier si è insediato a Palazzo Chigi.

Decreto Sostegni da 32 miliardi in esame Montagna, stagionali, eventi e partite iva: ecco come saranno i Sostegni
Decreto Sostegni da 32 miliardi in esame



Archiviati i Codici Ateco
Novità importante per la ristorazione: sono archiviati i codici Ateco degli ultimi ristori. L'aiuto a fondo perduto quindi si rivolge a circa 3 milioni di Pmi, quelle con giro d'affari fino a 10 milioni di euro. Potranno accedervi le attività con perdite di almeno il 30% (non più il 33%) mentre il calcolo dell'indennizzo sarà basato sulla media mensile delle perdite tra l'intero 2020 e l'intero 2019 (e non su due mensilità come ipotizzato finora). Alla perdita media mensile si applicheranno 5 fasce di indennizzo in base al fatturato:
  • 60% per le imprese fino a 100mila euro;
  • 50% tra 100mila e 400mila euro;
  • 40% tra 400mila e un milione;
  • 30% tra uno e 5 milione;
  • 20% tra 5 e 10 milioni.


Servirà una autocertificazione attraverso una apposita piattaforma messa a punto con Sogei. I contributi saranno poi erogati dall'Agenzia delle Entrate che farà ex post i controlli, per non rallentare gli aiuti.


Ci saranno 60 giorni per fare domanda e si potrà scegliere tra bonifico e credito d'imposta. Si andrà da minimo 1.000 euro per le persone fisiche (2.000 per le persone giuridiche) a massimo 150mila euro, in media circa 3.700 euro per attività. Per gli autonomi arriverà poi un rifinanziamento da 1,5 miliardi del fondo istituito con la manovra per la riduzione o la cancellazione dei contributi.

La ripartizione sarà fatta in base alle 5 fasce decrescenti all’aumentare del fatturato: un indennizzo del 60% per le imprese con fatturato fino a 100 mila euro, del 50% per quelle tra 100 mila e 400 mila euro, del 40% tra 400 mila e 1 milione, del 30% tra 1 e 5 milioni e, infine, del 20% per quelle con fatturato tra i 5 e i 10 milioni di euro. L’Agenzia delle Entrate ha calcolato che il ristoro medio per le imprese della prima fascia sarà di 2.000 euro, per quelle della seconda fascia di 5.000 euro. In media, 3 milioni di soggetti interessati otterranno in circa 3.700 euro. Gli aiuti saranno di minimo 1000 euro per le persone fisiche (2000 per le persone giuridiche) e massimo 150mila euro. Su base annuale il contributo sarà pari al 5% del calo di fatturato per le partite Iva fino a 100mila euro, e scenderà fino all’1,7% per quelle tra 5 e 10 milioni.

Il meccanismo che aiuta pubblici esercizi e fornitori
La novità assoluta riguarda il criterio con cui questi aiuti sono stanziati: non più sulla base dei codici Ateco. Di fatto, chi aveva già ottenuto i ristori 1, 2 e 3 (per esempio chi ha un bar o un ristorante), ora - non più vincolato dai codici Ateco - avrà un’indennità extra. Chi, invece, era stato finora escluso (per esempio il fornitore di un bar), avrà finalmente il “sostegno”.
A breve dovrebbe essere pronta la piattaforma per gli indennizzi e l’avvio dei pagamenti è previsto come detto per l’8 aprile.


Altri fondi: 700 milioni di euro alla montagna
Come detto sarà data priorità ai primi fondi per le filiere più colpite, dai 700 milioni per la montagna (maestri di sci compresi) ai 100 milioni per fiere, catering, eventi, bloccati dal Covid. Agli enti locali andranno 3,3 miliardi compresi 250 milioni per compensare i Comuni dei mancati incassi della tassa di soggiorno e 800 milioni per il trasporto pubblico locale.
E pesante è anche il rinnovo delle indennità per stagionali, lavoratori delle terme e dello spettacolo. Previste indennità anche per i 200mila dello sport. Ulteriori 50 milioni dovrebbero essere poi messi a disposizione come fondo "taglia affitti" per i canoni di locazione commerciale.

In particolare, con oltre 200 milioni di euro, verrà devoluta una indennità straordinaria di 2.400 euro per tutti i lavoratori dello spettacolo, con una platea di beneficiari allargata. Oltre agli artisti e maestranze con almeno sette giornate lavorative e un reddito inferiore ai 35.000 euro, saranno interessati anche coloro che, con almeno trenta giornate lavorative, abbiano un reddito inferiore ai 75.000 euro, a differenza delle precedenti erogazioni in cui il reddito massimo ammesso a contributo non doveva superare i 50.000 euro.

In arrivo 450 milioni per il settore agricolo. Il Dl sostegni stanzia anche 300 milioni per le decontribuzioni degli agricoltori e 150 milioni per il fondo Filiere.

Licenziamenti e cassa integrazione 
Gli ultimi ritocchi hanno riguardato il blocco dei licenziamenti e il divieto di licenziare che si accompagna ad una proroga per tutto il 2021 della cassa Covid, che vale 3,3 miliardi, e con un intervento differenziato per chi ha gli strumenti ordinari e chi, invece, aspetta la riforma degli ammortizzatori.

La bozza del testo prevede un doppio binario anche per la proroga della cassa integrazione: le aziende che hanno adottato la cassa integrazione ordinaria potranno chiedere 13 settimane tra l'1 aprile e il 30 giugno 2021 con causale "Covid" senza alcun contributo addizionale, mentre saranno concesse al massimo 28 settimane tra l'1 aprile e il 31 dicembre 2021 per quei lavoratori che non sono tutelati da ammortizzatori ordinari ma hanno l'assegno di solidarietà o la cassa in deroga. Anche in questo caso non è richiesto alcun contributo addizionale.

Doppia proroga blocco licenziamenti
Prevista una proroga del blocco dei licenziamenti generalizzato fino al prossimo 30 giugno per tutti quei lavoratori che dispongono di ammortizzatori sociali ordinari come la cassa integrazione, e poi un blocco selettivo per tutti gli altri che non dispongono di ammortizzatori ordinari, con possibile accompagnamento con Cig Covid, fino alla fine di ottobre.

Le cartelle al macero
Per quanto riguarda il nodo delle cartelle esattoriali, si è deciso per una sorta di condono (termine condiviso anche dallo stesso Draghi) con la cancellazione delle vecchie cartelle esattoriali fino a 5mila euro tra il 2000 e il 2011 (anziché 2015) e solo per chi rientra in un tetto di reddito di 30mila euro. Una manovra che coinvolge circa 61 milioni di cartelle esattoriali (il 56% di quelle ancora pendenti) per un valore complessivo vicino ai 2 miliardi di euro. E proprio su questo tema ci sono gli incagli maggiori. Secondo Draghi «l’azzeramento delle cartelle permette la lotta all’evasione. Se esistono milioni e milioni di cartelle arretrate vuol dire che lo Stato non ha funzionato. Permettiamo un piccolo sollievo all’amministrazione per lavorare. Ma il vero sollievo viene dalla riforma del sistema».

Braccio di ferro Draghi/Lega sulle cartelle
Si tratta di vecchie cartelle fino a 5000 euro di importo, che a questo punto verranno cancellate solo per chi ha un reddito Irpef sotto i 30mila euro e non per tutti, come inizialmente previsto e caldeggiato da Lega, Fi e anche M5S, pur con alcuni distinguo. Mentre sulla riforma della riscossione, chiesta da Lega e Fi, che dovrebbe consentire lo stralcio delle vecchie cartelle sotto i 5mila euro fino al 2015, "ai fini di una ridefinizione della disciplina legislativa dei crediti di difficile esenzione - si legge nel testo - e per l'efficientamento del sistema della riscossione, il ministro dell'economia e delle finanze, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, presenta al Parlamento per le conseguenti deliberazioni una relazione contenente i criteri per procedere alla revisione del meccanismo di controllo e di discarico dei crediti non riscossi".

Sarebbe stato netto, e duro, il niet del premier Mario Draghi alla Lega sulle cartelle. Il partito di Matteo Salvini, prima del Consiglio dei ministri, ha puntato i piedi, chiedendo che lo stralcio delle vecchie cartelle risalenti al 2000-2015 e fino a 5000 euro riguardasse tutti, e non solo i redditi più bassi. La proposta di mediazione messa sul tavolo dal presidente del Consiglio e dal ministro dell'Economia Daniele Franco - ridurre l'arco temporale al 2011 inserendo un tetto fissato a 30mila euro di reddito Irpef - non sarebbe piaciuta alla Lega, pronta a rispedire la proposta al mittente.

Ma Draghi avrebbe tenuto il punto, e più fonti di governo raccontano che avrebbe detto chiaro che, così come era stata congegnata la norma, avrebbe avuto profili riconducibili all'evasione fiscale più che a un semplice condono. La Lega però era convinta a non arretrare. Così c'è stato un lungo confronto tra la delegazione leghista e il presidente del Consiglio - gli altri ministri sono rimasti fuori attendendo l'inizio del Cdm - che ha fatto slittare di altre due ore e mezzo il Consiglio, inizialmente previsto alle 15 ma poi slittato alle 18.30 proprio per il nodo cartelle.

Alla fine c'è stata una mediazione, in cui Draghi e Franco sembrano aver avuto la meglio. Passa infatti il tetto ai redditi Irpef fino a 30mila euro: solo per loro ci sarà la cancellazione delle vecchie cartelle fino a 5mila euro. L'arco temporale arriva al 2011, ma -è qui la concessione fatta alla Lega ma anche a Fi - si estenderà fino al 2015 grazie alla riforma per l'efficientamento del sistema della riscossione che il Parlamento sarà chiamato a varare. Subito dopo, in conferenza stampa, a chi gli domanda della Lega Draghi risponde: «Oggi è un momento di grande condivisione. E' chiaro che tutti i partiti entrati in questo governo lo hanno fatto portandosi un'eredità di convinzioni e annunci fatti nel passato, tutti hanno bandiere identitarie, quindi si tratta man mano di chiedersi quali sono quelle bandiere identitarie di buon senso e quelle a cui si può rinunciare senza fare danno né alla propria identità né all'Italia».

Prosegue il reddito di emergenza
Sarà rinnovato anche il reddito di emergenza per tre mesi e rifinanziato con un miliardo il Reddito di cittadinanza. Fondi anche per terzo settore e lavoratori fragili. Per il mondo della cultura ci saranno anche altri 400 milioni, altrettanti rimpingueranno il fondo sociale per interventi su specifiche imprese.

Il premier Mario Draghi alla prima conferenza stampa  Ristorazione, stagionali, montagna I pagamenti dall'8 aprile

Il premier Mario Draghi alla prima conferenza stampa


Circa 4,5 miliardi a sanità e vaccini
Alla sanità sono assegnati circa 4 miliardi e mezzo tra campagna vaccinale e supporto alla gestione commissariale: le cifre sono ballerine e potrebbero cambiare fino all'ultimo ma al momento si prevedono tra l'altro 2,1 miliardi per i vaccini e 700 milioni per i farmaci anti-Covid, oltre a risorse per la vaccinazione in farmacia, regolata da norme ad hoc.


Per Draghi il Dl Sostegni rappresenta «una risposta alla povertà, alle imprese e ai lavoratori», con l’obiettivo di «dare più soldi a tutti più velocemente possibile». Riferendosi agli aiuti per le imprese Draghi ha spiegato che tra le misure introdotte c’è anche l’abbandono dei codici ateco e una maggiore velocità dei pagamenti: «l’Ufficio delle Entrate mette a disposizione una piattaforma per i pagamenti a fine mese, i pagamenti inizieranno l’8 aprile per chi avrà fatto domanda, quindi 11 miliardi entreranno nell’economia nel mese di aprile».

Più aiuti agli autonomi e alle imprese che operano in montagna, spiega il premier: «Sulle imprese c’è una parte destinata al ristoro o indennizzo delle imprese che operano nella montagna, molte poste di questo decreto sono indirizzate al turismo e c’è un provvedimento molto importante per gli autonomi per tutti i lavoratori inclusi i lavoratori del settore agricolo, con decontribuzione da due miliardi e mezzo, abbiamo aggiunto un miliardo e mezzo».

Sulla campagna vaccinale e il caso Astrazeneca, rispondendo a una domanda il premier ha risposto che non si è trattato di un errore («Mettetevi nei miei panni») e ha escluso con una certa fermezza il fatto che ci fossero «interessi tedeschi» dietro questo stop. Ha annunciato che, personalmente, farà il vaccino AstraZeneca e che il ritardo nella campagna vaccinale non è stato disastroso: «C’è stato un calo di vaccinazioni ma solo per un giorno e poi sono state quasi compensate».

Prime recriminazioni, la rabbia delle mense
Sul Decreto però arrivano già le prime polemiche da parte di chi non è stato coinvolto negli aiuti. Si tratta dell'Anir (Associazione nazionale imprese di ristorazione collettiva) che, attraverso le parole del suo presidente Massimiliano Fabbro ha espresso la propria rabbia e preoccupazione: «Alla vigila del nuovo decreto sostegno prendiamo atto che la ristorazione collettiva è il comparto economico su cui peserà maggiormente la crisi, anche dopo il covid, senza aver ricevuto nessuna misura di ristoro o sostegno efficace e coerente da parte del Governo. Si apra al più presto un tavolo nazionale per scongiurare il collasso, ormai certo delle imprese che gestiscono mense presso gli uffici pubblici, aziende, scuole, caserme, ospedali, e che per effetto del covid hanno visto stravolto il servizio e i costi per l’esecuzione degli appalti».

Ha poi aggiunto: «Possiamo dire di non essere stati ascoltati e di non aver ricevuto alcun aiuto dallo Stato nonostante da un anno il Covid alcuni segmenti delle nostre imprese abbiano subito cali sino al 60% del fatturato: massima incidenza su scuole ma soprattutto nella pubblica amministrazione dove lo smartworking sta diventando strutturale. Nessuno riflette sugli effetti di questo: sono a rischio licenziamento 60mila nostri lavoratori, e sino a 100mila se consideriamo l’indotto. Anche le nostre aziende svolgono un servizio di pubblica utilità, siamo tra quelli che hanno continuato a lavorare erogando un servizio a ospedali, caserme, uffici pubblici anche durante l’emergenza, senza mai fermarsi. Noi non abbiamo potuto chiudere, e oltre il danno causato dal covid ora ci sentiamo anche beffati dalle misure che si stanno adottando».

Quindi, la richiesta: «Chiediamo di essere ascoltati dal Governo Draghi, al più presto affinché venga valutato un pacchetto di proposte serio: è inadatta la misura del tetto del fatturato per avere dei sostegni. Non siamo piccoli esercizi di ristorazione, ma un comparto industriale, chiediamo con urgenza e da mesi di ripensare completamente il supporto al settore, attraverso il riconoscimento di quei costi fissi incomprimibili che non hanno trovato corrispondenza nei bilanci delle aziende, estendere il meccanismo di sgravi contributivi sul costo del lavoro, simile a quello attivato per le imprese del Mezzogiorno, serve un’indicazione forte e di tipo legislativo per dare riconoscimento certo alle perdite registrate. Non chiediamo soldi chiediamo di poter continuare a lavorare».

Turismo deluso: criteri per i sostegni inadeguati alla situazione reale
Storce il naso anche il mondo del turismo, con Confindustria Alberghi che leggendo le anticipazioni date dalla stampa si dice assai preoccupata. «È sotto gli occhi di tutti - dichiara Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi - la drammatica situazione in cui versano le aziende. Le perdite toccano, e per alcuni addirittura superano, l’80%! È chiaro, con queste premesse, che se i sostegni saranno definiti secondo quanto riportato dalla stampa, risulteranno del tutto inadeguati per le aziende e i settori più colpiti. È indispensabile prevedere interventi mirati e proporzionali per tutte quelle realtà che hanno subito perdite di gran lunga superiori al 30% così come indicato dal provvedimento».
 
«L’urgenza degli interventi che da sempre sollecitiamo - prosegue Colaiacovo - non può dipendere dal mero fattore dimensionale, definire l’entità del danno subito distinguendo tra grandi e piccoli non può essere il metro sul quale si basano gli interventi. Così facendo c’è il serio pericolo che gli aiuti si trasformino in esigui sostegni se non addirittura in mancati aiuti per molte realtà. È di vitale importanza creare le condizioni affinché chi ha subito perdite riceva il giusto riconoscimento pena altrimenti la sopravvivenza stessa di molte realtà che rischiano la chiusura per sempre. Se l’obiettivo è quello di salvare il settore c’è bisogno di misure ben più consistenti e robuste».
 
Scetticismo anche guardando a quello che sta accadendo all'estero: «Tutto questo tenendo anche conto che i nostri concorrenti in Europa e negli Usa, stanno ricevendo importanti aiuti a fondo perduto dai loro Governi. Una situazione davvero esplosiva che mette a rischio l’intero mondo alberghiero, i suoi lavoratori e la capacità competitiva del Paese in un ambito, come quello turistico, che potrebbe vedere l’Italia leader mondiale incontrastata. Sappiamo bene che i sostegni non possono da soli risolvere i problemi, ma sono importanti e devono essere proporzionali alla gravità delle perdite subite».
 


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