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Alla sera si spranga la porta
Ma i focolai ora sono incendi

Alla sera si spranga la porta 
Ma i focolai ora sono incendi
Alla sera si spranga la porta Ma i focolai ora sono incendi
Primo Piano del 17 ottobre 2020 | 18:22

Si va verso un coprifuoco, come in Francia, ma spegnere la Movida è solo un atto tardivo dopo le aperture di questa estate. Una decisione che richiama il Medioevo o i tempi di guerra . Si colpiscono i locali della sera, i bar e ristoranti (dove i controlli sono garantiti), ma non è solo qui che può diffondersi il virus.

Il coprifuoco, che pure ha a che fare con i periodi più bui del Medievo, sembra fare meno paura di un nuovo lockdown, termine invece totalmente all’insegna della contemporaneità. A partire dalla maggioranza degli italiani che finora, stando ai sondaggi, approva le progressive (e tardive) strette del Governo e delle Regioni per fermare un contagio prevedibilissimo, ma per evitare il quale non era stato fatto praticamente nulla. Pensiamo solo ai reparti Covid che in molte Regioni si stanno attrezzando solo adesso, o ad altre (Lombardia in testa) dove non si erano nemmeno comprati tutti i vaccini contro l’influenza.

Alla sera si spranga la porta Ma i focolai ora sono incendi


IL COPRIFUOCO SERVIVA PER EVITARE INCENDI NEL MEDIOEVO

Ma perché si chiama coprifuoco questa fase di “controllo” e chiusure? Il termine era nati era nato come detto nel Medioevo a seguito delle disposizioni per evitare il possibile diffondersi in incendi di notte, per cui al calar del sole venivano coperti i fuochi sotto la cenere. E la gente non poteva usare nemmeno lanterne o fiaccole. Un modo dire usato più recentemente anche durante la seconda guerra mondiale: indicava l’obbligo di spegnere le luci, non già per evitare gli incendi, ma per non essere raggiunti dai bombardamenti, evitando che dagli aerei vedessero gli obiettivi illuminati. E durante il coprifuoco era meglio non girare per strada per evitare brutti incontri al buio. Negli ultimi tempi il termine coprifuoco indica il divieto alla popolazione civile di uscire durante le ore della sera e della notte, imposto per ragioni di sicurezza dall'autorità militare o civile in tempo di guerra o in situazioni di emergenza. E qui arriviamo all’attualità, dove l’obiettivo è quello di evitare gli assembramenti. Per una strana distorsione che ha coinvolto un po’ tutte le istituzioni mondiali, i luoghi indicati come quelli dove si potrebbe incontrare maggiormente il virus sono quelli della Movida. Quasi che il virus ci fosse solo di sera e in un bar intasato per un caffè a colazione potrebbe non girare… O, quasi che, per restare in Italia, viaggiare sui mezzi pubblici senza distanziamento e intasati non possa essere pericoloso. Così come lo sarebbe andare allo stadio come vorrebbero le società calcistiche.

Ma tant’è, questo è quanto ci passa il convento ed a questo, giocoforza, ci dobbiamo adattare. Non senza sottolineare che per i gravi errori commessi da un po’ tutti i politici, a pagare il prezzo di questa battaglia sono proprio i gestori di pubblici esercizi e i loro dipendenti. Forse perché gli anelli più deboli del nostro sistema produttivo perché per lo più si tratta di piccole aziende famigliari. E a cascata pazzerie, pasticcerie, alberghi: tutto il mondo dell'accoglienza, già bastonato, rischia alla grande.

LA FRANCIA VUOLE SPEGNERE LA MOVIDA
A puntare per primi sul coprifuoco in Europa è stata la Francia che, un po’ per imprudenza, forse, e un po’ per calcolo politico, non ha per tempo spento i focolai di Covid-19. Ed ora rischia un incendio colossale dopo avere contribuito ad appiccare le fiamme qui e là per il continente. E così da oggi, a fronte di oltre 30mila positivi al giorno e di un’impennata dei ricoveri in ospedale (e dei morti) nelle maggiori città d’oltralpe si sono strette al massimo le maglie. Un po’ quello che hanno cominciato a fare da noi, come sempre in maniera disarticolata e improvvisata, Campania, Lombardia e Piemonte, al punto che ora il Governo sembra deciso ad imporre regole più uniformi per un coprifuoco a livello nazionale. Anche perché, da noi come in Francia, la diffusione è ormai generale e non più concentrata solo fra Bergamo e Brescia come in primavera. E inoltre non è nemmeno stato possibile attivarsi per tempo con sistemi per il tracciamento dei contagi. Le contestazioni “politiche” sull’uso dell’App Immuni pesano in questo caso come macigni sull’inutilità ad oggi di questo strumento che pure sarebbe preziosissimo.

Se torniamo a Parigi, per Macron la diffusione del virus avverrebbe “durante le interazioni sociali”, soprattutto di sera e di notte durante gli incontri dei giovani. Ecco di nuovo la Movida sotto accusa, perché nonostante le richieste di distanziamento sociale e l’obbligo di mascherina, un po’ come da noi, in molti casi c’è stata tanta trascuratezza. E questo avrebbe aperto la porta alla fase due della pandemia. E cosi ora i francesi nelle zone con il coprifuoco non potranno uscire di casa tra le 21:00 e le 06:00 del mattino del giorno successivo, a meno che non ci sia una ragione valida, da dimostrare con autocertificazione ai circa 12mila gendarmi che pattuglieranno le strade. Vengono accettate esigenze mediche, visite in farmacia, affidamento dei figli, viaggi in aereo e treno (da dimostrare con biglietto), emergenze di vario tipo, uscite con animali domestici e altro ancora. Là dove è in vigore il coprifuoco sono chiuse anche di giorno le sale gioco, i bar, le palestre, le fiere e le mostre. E nelle scuole superiori le classi si dividono a metà fra le lezioni online o in presenza.

Alla sera si spranga la porta Ma i focolai ora sono incendi

QUASI UN LOCDOWN ANNACQUATO MA CHE COLPISCE AL CUORE I PUBBLICI ESERCIZI
Questo coprifuoco, a ben guardare, alla fine è un lockdown annacquato che in molti casi potrebbe produrre gli stessi danni economici di una chiusura generalizzata se non si adottano misure di supporto per alcuni settori. Ed è proprio quello che più temono da noi bar e ristoranti (che sono fra l'altro i luoghi più garantiti, controllatie controllabili contrio il contagio). Se si dovesse davvero chiudere alle 21 o anche alle 22, per molti locali non ci sarebbe proprio la possibilità di lavorare, salvo anticipare aperitivi e cene alle 18 (?). Se poi aggiungiamo che in molte città non si lavora nemmeno nella pausa pranzo perché statali ed impiegati “lavorano” da caso in smart working (che sarà essere ulteriormente incentivato) si può ben capire come in tanti pensino ormai a chiudere i battenti. E qui va detto chiaramente che queste aziende vanno salvaguardate, congelandole in qualche modo con ammortizzatori sociali efficienti (la cassa integrazione non ancora versata da aprile è uno scandalo), con l’azzeramento delle tasse e con la sospensione dei canoni di affitto. Parliamo di un comparto che già è nella peggior ecrisi dal dopoguerra, come ha segnalato anche la Fipe pochi giorni fa al premier Conte.

Purtroppo va detto che oggi, quando i buoi sono scappati dalla stalla, sembra esserci un solo modo per interrompere il diffondersi dei contagi: tenere le persone distanti fra loro. In Italia, rispetto alla Francia, se ci muoviamo per tempo con qualche coprifuoco potremmo ancora farcela. Ma serve davvero celerità e responsabilità per abbassare la curva. Ma se anche il coprifuoco non bastasse come argine, bhe si aprirebbe una fase che è meglio non considerare perché piomberebbe l’intera Europa in un momento economicamente e socialmente esplosivo, in cui il lockdown potrebbe dover essere imposto con l’esercito per strada. Speriamo che il coprifuoco che mira a spegnere la Movida sia efficace.

 

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Alberto Lupini


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