Il dado è stato tratto: il nuovo decreto che prevede, tra le altre norme, la chiusura dei locali alle 18 e il fermo delle palestre e delle attività sportive ha montato una serie di proteste in tutta Italia. A scendere in piazza le categorie più colpite dalla nuova stretta: ristoratori, commercianti e titolari di palestre che in migliaia hanno manifestato in piazza da Milano a Napoli, da Palermo a Torino, fino a Roma. E la situazione, in molti, casi si fa difficile con lancio di fumogeni e molotov contro le forze dell'ordine e un ferito e vetrine infrante a Torino. Dieci i fermati. Ventotto le persone accompagnate in questura a Milano.
In molte città le proteste sono sfociate in eploghi violenti
MILANO, LANCIO DI MOLOTOV E DEHOR DANNEGGIATIIl nuovo decreto spegne la “Milano da bere” ma non la
rabbia di
ristoratori, gestori di
bar e
pub di Milano e provincia che, incuranti della pioggia, si sono dati appuntamento a pochi passi dalla Prefettura di Milano per manifestare il loro disappunto contro il nuovo decreto del governo che impone loro la chiusura alle 18.
Centinaia di manifestanti si sono dati appuntamento inizialmente lungo corso
Buenos Aires la più importante strada commerciale della città e hanno fatto esplodere grossi petardi e molotov. Il gruppo ha occupato temporaneamente la via con un corteo improvvisato e non autorizzato per poi andare davanti al
Pirelli, via Fabio Filzi, e dopo davanti la sede della
Regione Lombardia in via Melchiorre Gioia. In particolare, come riporta l’Ansa, lungo il percorso sono state
lanciate due
bottiglie incendiarie e una terza contro un'auto della
polizia locale
che fortunatamente non è stata centrata. Dal corteo, in diversi hanno urlato insulti e slogan contro il premier Giuseppe Conte. In Buenos Aires sono stati
danneggiati dehor, le
transenne usate per il Giro d'Italia di ciclismo sono state lanciate nelle scale della
metropolitana, molti cassonetti sono stati rovesciati.
Il
Comitato della
ristorazione (
bar,
pub,
ristoranti,
pasticcerie,
gelaterie) di
Milano e
Provincia, coeso nel suo operato, ha fatto sapere che si
dissocia con forza da ciò che è accaduto per le
strade della
città, e segnala a chi di competenza che nessun
rappresentante diretto o
indiretto del
settore ha preso parte ad alcun
disordine.
«Il settore si è sempre distinto per
responsabilità e come dimostrano gli incontri avvenuti in passato con i nostri rappresentati a Palazzo Marino cosi in
Prefettura, ha sempre lavorato insieme alle
Istituzioni per poter gestire al meglio questa situazione di
emergenza – si legge in una nota - La
salute pubblica è per noi
prioritaria e faremo tutto ciò che necessario affinché si possa tornare quanto prima a gioire di una vita sociale nei limiti della
normalità del momento, e come siamo insieme alle Istituzioni Comunali, Regionali e Governative in questa
lotta, così ci aspettiamo che le stesse siano di immediato e deciso supporto per la nostra
categoria, così fortemente in prima fila e colpita da questa emergenza».
Nel pomeriggio, una
delegazione di ristoratori è stata ricevuta dal prefetto di Milano,
Renato Saccone. Sulle bandiere tricolori e gli striscioni che portano con loro, le loro grida: “Servono fatti non decreti”, “Falliamo noi fallite voi” e “No tasse e più aiuti concreti”.
Tutti sono concordi nel considerare questo nuovo decreto peggio del
lockdown: «Ci sarà così un mercato parallelo di abusivismo, la gente potrà acquistare alimentari e alcolici e consumarli anche abusivamente per la strada - ha spiegato
Alfredo Zini, ristoratore che ha promosso la protesta a Milano, socio del ristoratore 'Al Tronco' di Milano e presidente del Club Imprese Storiche di
Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza - Chiediamo un allineamento del Dpcm e dell'ordinanza regionale, uno dice chiudere alle 18 e l'altra alle 23». E per quanto riguarda gli aiuti, i ristoratori chiedono contributi «non a pioggia uguali per tutti ma commisurati alla perdita di fatturato».
Ma non solo, la delegazione di ristoratori ha portato al prefetto un documento con cui la categoria ha chiesto di «
rivedere il Dpcm e l'ordinanza regionale, la riduzione proporzionata del pagamento della contribuzione del costo del lavoro, tasse e tributi locali, la lotta all'abusivismo».
NAPOLI, MANIFESTANTI: TORNEREMO DOMANIIn Piazza Plebiscito a Napoli protestano i rappresentanti delle categorie che si sentono danneggiate come i
ristoratori, i
titolari dei bar, settori dell'indotto del
turismo, ma anche studenti, esponenti dei centri sociali, singoli cittadini che stanno perdendo il lavoro. Nelle mani striscioni con scritto «Reddito di salute per tutti la crisi la paghino i ricchi» e «A salute e a prima cosa ma senza sorde nun se cantano messe». Intorno alla piazza si sono radunate anche decine di camionette delle forze dell'ordine e agenti in tenuta antisommossa. All’urlo di "dimissioni, dimissioni" contro il governatore
Vincenzo De Luca alcune migliaia di manifestanti si sono radunate davanti all'ingresso della sede della
Regione Campania in via Raffaele De Cesare, a Napoli. I manifestanti si sono fermati davanti all'ingresso che è chiuso con le saracinesche abbassate. In tanti intonano 'Napul'è' di Pino Daniele. Nel corso della protesta un manifestante è stato fermato. La protesta si è conclusa ma i manifestanti hanno annunciato: «Torneremo davanti alla sede della Regione ogni giorno alle 18».
TORINO, PETARDI CONTRO LA POLIZIAMomenti di
tensione anche in piazza Castello, nel centro di
Torino, dove si sono radunati i partecipanti, alcune centinaia, a una delle due manifestazioni convocate questa sera nel capoluogo piemontese. Un paio di fumogeni sono stati lanciati contro il cordone dei carabinieri schierato davanti al Palazzo della Regione Piemonte. Il gesto era stato preceduto dal breve comizio improvvisato da un partecipante. Due grossi
petardi sono stati poi scagliati contro il cordone della polizia davanti a Palazzo Madama. La polizia ha risposto con una azione di
alleggerimento che ha disperso la folla.
TRIESTE, LANCIO DI FUMOGENI CONTRO LA PREFETTURAMigliaia di titolari di
bar,
ristoranti,
pasticcerie, palestre e piscine in piazza anche a Trieste sottolineando che «Non siamo untori ma lavoratori» e segnalando di aver investito somme di denaro in plexiglas, sanificazioni e altri sistemi di protezione dal Covid-19 e ora sono stati costretti a chiudere.
La manifestazione ha avuto un
epilogo violento quando, dopo un incontro tra gli organizzatori della manifestazione stessa e le autorità, alcuni presenti hanno lanciato fumogeni in direzione della Prefettura. Sarebbero stati colpiti anche carabinieri e rappresentanti della stampa. I gesti di violenza sono stati condannati da Massimiliano Fedriga e dal sindaco, Roberto Dipiazza.
PALERMO, MANIFESTANTI: IL GOVERNO NON CI PUÒ ABBANDONAREA
Palermo protestano i
commercianti,
ristoratori e
dipendenti dei
locali davanti alla
prefettura. All'iniziativa, che si sta svolgendo pacificamente, partecipano un centinaio di persone compresi alcuni lavoratori del settore dello spettacolo: «Per molti di noi è un nuovo lockdown - dicono alcuni imprenditori del settore dei locali e dei bar - La chiusura alle 18 rappresenta un colpo mortale alle nostre attività. Il governo non ci può abbandonare in questo momento. Abbiamo bisogno di aiuti veri».
CREMONA: IL CIMITERO DELLE PENTOLEManifestazioni anche a
Cremona dove i ristoratori hanno battuto le
pentole davanti alla prefettura e poi le hanno lasciate a terra come in un
cimitero di
stoviglie. In piazza anche a
Genova tra ristoratori, lavoratori dello spettacolo e no mask. A Catania tirate bombe carta davanti alla prefettura; a
Treviso in mille hanno sfilato in corteo, mentre a Viareggio giovani hanno bloccato il traffico e lanciato fumogeni e petardi.