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Così Conte copre gli errori politici
Le criticità sono bus e ospedali

Così Conte copre gli errori politici 
[Le criticità sono bus e ospedali]
Così Conte copre gli errori politici [Le criticità sono bus e ospedali]
Primo Piano del 25 ottobre 2020 | 18:36

Troppi ritardi di Governo e Regioni hanno impedito di potenziare i trasporti (causa di contagi perché troppo affollati) e le terapie intensive. La chiusura dei ristoranti è un alibi per distrarre l'attenzione dei cittadini sulle vere cause della Fase 2 dell'epidemia. Senza aiuti veri i pubblici esercizi rischiano di morire in poche settimane.

«Quindi il problema siamo noi che lavoriamo nei bar, nei ristoranti o nelle pasticcerie?». La domanda se la pongono oggi almeno due milioni di italiani. Quanti cioè sembrano essere oggi indicati come i possibili nuovi untori di una pandemia che le istituzioni, dal Governo alle Regioni, nei mesi scorsi hanno esorcizzato solo a parole, facendo invece a gara con chi le sparava più grosse. Possibile che nessuno si chieda chi ha mai detto che in un pubblico esercizio (che segue le regole dettate dai virologi) ci si può infettare più che nelle scale del proprio condominio o sul luogo di lavoro? C’è uno straccio di calcolo su quanti possono essere i camerieri, i cuochi o i baristi “positivi”? Eppure, l’ennesimo Dpcm di un premier, ormai ingessato nella figura di comunicatore di disagi e strette, colpisce proprio il mondo dell’accoglienza, oltre a quello della cultura e dello sport.


Non siamo gli untori


SUI BUS TROPPI CONTAGI PER AFFOLLAMENTO E NEGLI OSPEDALI MANCANO I RESPIRATORI
Ma se i trasporti sono rimasti quelli di prima del Covid-19 e prendere un pullman nelle ore di punta equivale a saggiare tutti i livelli di “carica virale” possibile, non può certo essere colpa dei gestori dei bar o degli artisti. E se le terapie intensive hanno aggiunto, quando va bene, solo qualche centinaio di respiratori e non sono stati assunti nuovi medici e infermieri, mica sono stati ristoratori, pasticceri o fisioterapisti a decidere di presentarci indifesi alla prevista nuova ondata del Covid-19. Ma nessuno parla delle responsabilità delle Regioni, perché destra e sinistra governano un po’ dappertutto. Anzi sarebbe meglio parlare di irresponsabilità se pensiamo, ad esempio, che il 30 aprile scorso la Campania aveva speso 337 milioni di euro per curare 4.423 contagiati di Covid-19, mentre in Lombardia si erano spesi 392 milioni per curarne 75.732. Parliamo di un costo per malato di 15 volte tanto. Una follia che meriterebbe la gogna per gli amministratori campani che ora annegano di fronte ai contagi, ma che in realtà è comune a tante altre regioni. E che dire della stupidità con cui è stata promossa e mai fatta decollare l'app Immuni, che pure ci avrebbe garantito dei successi sul piano della tracciabilità dei contagiati.

La verità è che la politica ha sempre bisogno di capri espiatori o di “nemici”, per coprire i propri errori. Che in questo caso sono enormi. E ora, con la consueta disinvoltura con cui cambiano le carte in tavola, per non parlare di lockdown, o nemmeno di coprifuoco, si inventano questa follia di chiudere alcune attività e di lasciare aperti i pubblici esercizi solo fino alle 18. Ma perché, al mattino non ci si potrebbe infettare a fare colazione o a pranzare? Senza pensare che quasi tutti i ristoranti e le pizzerie ormai praticamente non lavorano a pranzo visto che gli impiegati pubblici o privati stanno a casa in smart working per decisione sempre dei politici. E che dire del fatto che i ristoranti degli hotel, ormai tutti organizzati per lavorare anche con pubblico esterno, ora potranno lavorare solo per i "pochissimi" clienti interni... Un'altra follia che dimostra come nessuno conosca meccanismi e logica delle imprese del settore.

Cosi Conte copre gli errori politici Le criticità sono bus e ospedali

SI COLPISCE ANCHE IL BENESSERE PSICOLOGICO DEI CITTADINI
Sembra quasi che ai politici non interessi nulla del mondo dell’accoglienza, dello svago e del benessere. Quasi che da qui non passi oltre il 40% del Pil nazionale. E che importa se si ammazzano imprese già in ginocchio e si aumenta il nervosismo e il disagio psichico di milioni di persone. Già, perché al di là di come lo si possa valutare, prendere un aperitivo, andare a teatro o giocare al Bingo fa bene anche allo spirito. E in momenti così tragici non sono certo le parole di Giuseppe Conte o la faccia da sfigato perennemente incazzato di Dario Franceschini che possono risollevare gli animi. Per non parlare degli interventi da cartellino rosso del Governatore lombardo Fontana o del collega campano De Luca, pronti a chiudere o a riaprire quasi stessero giocando al gioco dell’Oca.

Senza pensare al rischio che i pubblici esercizi ridotti sul lastrico siano preda della criminalità, che in queste situazioni ci sguazza avendo più liquidità di tante banche.

ATTENZIONE ALLA RABBIA E ALLA DELUSIONE CHE PUO' DIVENTARE RIVOLTA
Di fronte a questa situazione tutto il mondo dell’accoglienza è oggi un ribollire di insoddisfazione, rabbia o delusione. Un po’ tutte le associazioni sono sul piede di guerra e i gestori dei locali alternano sul web sfiducia verso gli aiuti ora promessi dal Governo, ad insulti verso il premier e i vari ministri (Franceschini sempre in testa). C’è un clima di esasperazione che è più che condivisibile e che richiede interventi immediati per evitare che ci siano conseguenze sociali pericolose per tutti. Gli scontri delle scorse notti a Napoli e a Roma sono solo una piccola avvisaglia di quello che potrebbe succedere se dalla protesta si passasse alla rivolta

Il Governo si affretta ora a mettere sul tavolo le risorse promesse da Conte (quasi 4 miliardi di euro). Ma ancora una volta lo fa tenendo un braccio dietro la schiena e non avendo rispetto per le imprese. Un dato per tutti: solo per bar e ristoranti, questo scherzo di chiudere alle 18 costerà (dati della Fipe) almeno 2,7 miliardi di euro. Se poi aggiungiamo palestre, cinema e sale giochi a quanto si può arrivare? Sappiamo tutti che la coperta è corta, ma ora più che mai il Governo deve decidere da che parte stare. Vuole continuare a dare soldi col reddito di cittadinanza a chi rifiuta di lavorare o vuole tentare di stendere una rete di protezione per non danneggiare ulteriormente un comparto che ha già perso quasi 30 miliardi e potrebbe sciogliersi come neve al sole? Senza un aiuto immediato e reale (e non la Cassa integrazione giunta col contagocce) il Dpcm sarebbe il colpo di grazia per i pubblici esercizi italiani, che già sono in una situazione di profonda crisi, con conseguenze economiche e sociali gravissime. Vedremo in quanto tempo si avranno i versamenti sul conto corrente promessi.

Cosi Conte copre gli errori politici Le criticità sono bus e ospedali

MEGLIO CHIUDERE TUTTO PER UN MESE: LO STATO SI ASSUMA TUTTI I COSTI
E chiudere alle 18 deve essere solo un provvedimento assolutamente blindato nel tempo. Anzi, sarebbe meglio che lo Stato si assumesse tutti i costi di gestione di un mese e mettesse tutti in ferie. Quando si parla di costi parliamo anche delle materie prime acquistate da tempo, delle assicurazioni o delle prenotazioni che salteranno. E non solo di affitti, energia o mutui. Tutto va considerato nelle perdite insostenibili. Anche perché solo il 10% dei locali, più o meno, si era attrezzato per fare delivery od asporto. E quello potrebbe essere l’unico lavoro prevedibile nelle prossime settimane, a parte qualche caffè, dei panini o un lunch.

Purtroppo molti locali non riusciranno comunque a sopravvivere ed altri non riusciranno a riprendersi come stavano facendo. Mancheranno gli introiti di chi avrebbe potuto lavorare e lo Stato sprecherà altri soldi che avrebbe invece potuto utilizzare per la sanità o per potenziare i trasporti pubblici, bloccati dai veti dei sindacati che non hanno voluto che si utilizzassero i pullman turistici privati che sono di fatto fermi, ma potrebbero essere utilizzati per pendolari e studenti riducendo la capienza media delle singole vetture ... e quindi le occasioni di contagi.

I cittadini sono stanchi di queste decisioni che sembrano prese a prescindere dalla realtà. Le persone dopo la riapertura di maggio sono progressivamente tornate nei ristoranti e hanno continuato a farlo con tranquillità e serenità, perché hanno trovato situazioni nelle quali si sentivano e si sentono tuttora sicure. Lo Stato deve ripristinare al più presto questa condizione per l'interesse generale della comunità e della filiera agroalimentare.

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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