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Troppi no-vax, che pericolo! Turismo e sanità rischiano il ko

Il primo Paese che uscirà dalla pandemia avrà un vantaggio competitivo. L'Italia però è messa male perché ancora troppi rifiutano l'idea di vaccinarsi anche in ambienti molto esposti. Immunizzarsi è un diritto per chi è a favore, ma anche un dovere per chi lavora in settori di estremo contatto con il prossimo.

di Vincenzo D’Antonio
20 febbraio 2021 | 12:45

Troppi no-vax, che pericolo! Turismo e sanità rischiano il ko

Il primo Paese che uscirà dalla pandemia avrà un vantaggio competitivo. L'Italia però è messa male perché ancora troppi rifiutano l'idea di vaccinarsi anche in ambienti molto esposti. Immunizzarsi è un diritto per chi è a favore, ma anche un dovere per chi lavora in settori di estremo contatto con il prossimo.

di Vincenzo D’Antonio
20 febbraio 2021 | 12:45

Nel momento attuale verrebbe facile usare l’aforisma di Ennio Flaiano secondo cui "La situazione è grave, ma non seria”, ma la situazione pandemica al momento non è grave; è gravissima. Tra pochi giorni fa un anno che il coronavirus è tra noi e miete vittime. Vittime in senso letterale, siamo ormai a quota centomila, con casi accertati nell’ordine dei tre milioni. Centomila morti! Come se fossero scomparsi tutti gli abitanti di una città come Ancona o come Andria o come Arezzo. Ci rendiamo conto? Il coronavirus flagella il quadro economico ed il quadro sociale.

La Grecia pensa alle isole Covid free mentre l'Italia tentenna - Troppi no-vax, che pericolo! Turismo e sanità rischiano il ko

La Grecia pensa alle isole Covid free mentre l'Italia tentenna (nella foto il presidente del Garante della Privacy, Pasquale Stanzione)

La sfida è uscire per primi dalla pandemia
Nel suo intervento in Parlamento, il Presidente del consiglio Mario Draghi poneva la lotta alla pandemia, anche mediante lo strumento indispensabile del vaccino, come la priorità assoluta. È duro dirlo, ma dobbiamo avere tutti coscienza che la miglior qualità di vita nel futuro post pandemia sarà di quella nazione che per prima sconfigge la pandemia.

Questo dovrebbe essere un obiettivo che ben ci predispone a cambiare abito mentale per attuare quanto Draghi ha illustrato con un’immagine semplice ed efficace: per una luce che permane spenta a lungo, non è che poi, quando la si riaccende si può pensare di trovare una situazione identica a quella di quando si era caduti nel buio.

Che pericolo chi si oppone al vaccino
E da questo punto di vista va detto che c’è il timore che come Paese non siamo messi un granché bene né in tema di speditezza delle vaccinazioni, né per la consapevolezza dello scenario che potremo avere e che sarà ben diverso da quello che ci era noto fino a marzo 2020. La situazione gravissima in merito ai vaccini non è data soltanto dall’opaca lentezza e dai sentori di ciniche pratiche malaccorte su cui la Magistratura sta indagando. C’è anche la ritrosia, per non dire il rifiuto esplicito, alla vaccinazione da parte di persone adulte che lavorano in situazioni particolarmente critiche. Due situazioni innanzitutto: la sanità e l’hospitality esaustivamente intesa, quindi non solo alberghi e strutture simili, ma anche ristoranti, bar, centri benessere, lidi balneari e tutto quanto, insomma, si identifica col mondo del turismo.

La burocrazia parla burocratese, linguaggio criptico e sacerdotale per soli adepti? Ma non è vero! Ne è un esempio (preoccupante) la pagina Faq inerente al Covid-19 sul sito del Gpdp, il Garante della Protezione dei Dati Personali.

Stralciamo testualmente.

Prima FAQ:
Q: Il datore di lavoro può chiedere conferma ai propri dipendenti dell’avvenuta vaccinazione?
A: NO
Ah, più chiaro di così! E poi c’è la lucida argomentazione a supporto di quel NO prontamente profferito.

Seconda FAQ:
Q: Il datore di lavoro può chiedere al medico competente i nominativi dei dipendenti vaccinati?
A: NO
Ah, più chiaro di così! Ed anche qui, le doverose, ancorché opinabili, delucidazioni.

L’esemplare perentorietà della risposta secca viene però meno alla terza FAQ.
Q: La vaccinazione anti Covid-19 dei dipendenti può essere richiesta come condizione per l’accesso ai luoghi di lavoro e per lo svolgimento di determinate mansioni (ad es. in ambito sanitario)?
E questa volta non c’è il sì perentorio ed auspicato dalle persone di buon senso e di buona volontà (ovvero la gran parte degli italiani). Ci sono appena appena 195 parole per dire all’incirca così: “Scusate noi andiamo pilatescamente a lavarcene le mani in quanto è il legislatore nazionale che deve intervenire; se proprio dobbiamo dire la nostra e... allora i riferimenti sono a due d.lgs. dell’anno 2008”.

Aggrappati ad una legge di 13 anni fa
Ci rendiamo conto? Non si dà alcuna risposta di merito e si ricorre alla decretazione legislativa di 13 anni fa, quando la pandemia non esisteva e quando il mondo era cosa altra rispetto al tragico presente! Come mai altrettanta solerzia a tutela della nostra privacy il Garante non la espleta nei confronti delle multinazionali della rete? Costoro, tutto sommato in coerenza con il loro business, rubano letteralmente i nostri dati, anche quelli sensibili, e si muovono a loro agio, con cinica ragionevole certezza di impunità proprio perché il Garante è in questa circostanza sleeping, dormiente!
 
In ambito sanitario, seppure al momento ascrivibili a dati empirici, si constata e si prende atto che laddove il personale sanitario si è vaccinato la situazione è sotto controllo e laddove ciò non è avvenuto la situazione è fortemente critica tanto che si è in zona rossa. Bastebbe guardare a cosa è successo in Alto Adige dove, causa anche la più alta percentuale di non vax fra il personale sanitario, siamo in pieno lock down e il turismo è inchiodato. Al contrario la Val d’Aosta, con vaccinazioni a tappeto, è praticamente l’unica zona oggi bianca in Italia…

E in ambito turistico cosa sta accadendo nel mondo ?
Ambite destinazioni turistiche, tra le quali alcune isole della Grecia e le Canarie, si stanno attrezzando per dichiararsi Covid-free e quindi pronte ad accogliere in sicurezza i turisti. Sì, ma quali turisti? Quelli che a loro volta possono certificare di essersi sottoposti a vaccinazione. L’agreement è: “Noi lavoratori del turismo siamo tutti vaccinati e quindi venite qui senza timore; però, un momento, non è che poi potreste essere voi a contagiare la popolazione che nel mentre non si è ancora vaccinata? Allora, venite qui solo se anche voi vi siete vaccinati o avete tamponi sicuri”.

La catena del controllo comincia negli aeroporti dove ben presto al prerequisito dell’effettuazione del tampone andrà ad aggiungersi quello dell’avvenuta vaccinazione. Senza tampone, di salire a bordo neanche se ne parla. Con esito negativo del tampone va anche bene salire a bordo, ma giunti a destinazione c’è comunque da sobbarcarsi la quarantena! Il via libera, è fatto palese, sarà per i soli vaccinati certificati.

E a questi ambienti covid free stanno penando anche alcuni Sindaci di piccoli centri in Italia. Ma come potranno garantire tale sicurezza se il Garante della privacy impedirebbe loro di avere prova delle certificazioni effettuate nel Comune? Che è poi quello che Fipe pone come obiettivi strategico per poter garantire locali sicuri nel medio periodo …

La certificazione del vaccino, già sdoganata
Questa sorta di certificato “de facto” di avvenuta vaccinazione è stato peraltro già ampiamente sdoganato e promosso dai frequentatori di Tinder, il noto social in rete che agevola incontri tra persone desiderose di imbastire relazioni affettuose. “Sono vaccinato”, la prima dichiarazione, quella essenziale, prerequisito per cominciare. Per cominciare, non per proseguire!

La stagione turistica qui da noi in Italia è alle porte, se solo pensiamo all’imminenza della Pasqua (meno di 40 giorni) e all’estate. Estate oramai vicinissima per gli operatori del settore e vicina per tutti i vacanzieri/villeggianti. Ci si può mai predisporre all’accoglienza negli alberghi, nei ristoranti, nei musei, nelle strutture ricettive extralberghiere, nei centri benessere, con persone non vaccinate? Il buonsenso ci fa emulare lo stile perentorio delle prime due risposte del Garante della Privacy e ci fa stentoreamente profferire un secco No. Piaccia o non piaccia a Garante.

Lo scellerato vuoto legislativo, quello che consente al Garante della Privacy di fare riferimenti ad atti normativi del lontano 2008, deve essere colmato con urgenza. Ed in ogni caso, ci piacerebbe far notare al Garante che la liceità dell’obbligo vaccinale in situazione emergenziale è affermato dalla sentenza n°5 del 2018 della Corte Costituzionale (presidente Grossi e relatore Cartabia) riaffermandone inoltre la piena compatibilità con l’art 32 della Costituzione. Da un altro punto di vista essendo il virus in una classe biologica compatibile con l’infortunio sul lavoro, ne deriva per gli operatori sanitari l’obbligo di vaccinazione per la tutela del lavoratore e dei colleghi (oltre che dei cittadini con cui si viene a contatto).

Sotto questo punto di vista l’obbligo vaccinale rappresenta anche un dovere deontologico. La serietà e la competenza che ampiamente riconosciamo al presidente Mario Draghi, di certo lo indurranno a disporre in maniera tale che la vaccinazione divenga obbligatoria per quanti operano nei suddetti settori e che a costoro sia data doverosa priorità.

Essere vaccinati è un diritto; in presenza di senso civico e di adulta consapevolezza di cosa è questa pandemia e di cosa è la vita di relazione, soprattutto in alcuni settori quali sanità e turismo, è anche un dovere.

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