Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
sabato 24 settembre 2022 | aggiornato alle 19:15| 88077 articoli in archivio

Non c'è abbastanza anidride carbonica per acqua, birra e bibite: come mai?

Il caso di Menabrea, costretta a bloccare temporaneamente la produzione, è solo l'ultimo caso di una crisi che sta colpendo l'intero panorama del beverage. Ma come mai non c'è più CO2 a sufficienza? I motivi sono diversi, ma possono essere riassunti in tre parole chiave: trasporto, metano e sanità

di Gianluca Pirovano
22 settembre 2022 | 18:24
Non c'è abbastanza anidride carbonica per acqua, birra e bibite: ma come mai?
 
Non c'è abbastanza anidride carbonica per acqua, birra e bibite: ma come mai?

Non c'è abbastanza anidride carbonica per acqua, birra e bibite: come mai?

Il caso di Menabrea, costretta a bloccare temporaneamente la produzione, è solo l'ultimo caso di una crisi che sta colpendo l'intero panorama del beverage. Ma come mai non c'è più CO2 a sufficienza? I motivi sono diversi, ma possono essere riassunti in tre parole chiave: trasporto, metano e sanità

di Gianluca Pirovano
22 settembre 2022 | 18:24
 

Il primo caso a far discutere fu quello di luglio, quando Acqua Sant'Anna, il più grosso produttore europeo di acque oligominerali - un miliardo e mezzo di bottiglie all'anno - fermò le linee di produzione dei prodotti gassati. Uno dei primi campanelli d'allarme di un problema che oggi, più di due mesi dopo, continua ad affliggere gran parte del settore beverage: la carenza di anidride carbonica. E oggi è toccato ad un altro grande nome farne i conti: Menabrea, storico e apprezzato birrificio di Biella, ha dovuto bloccarsi per un giorno, non aveva abbastanza CO2. 

Insomma, un problema non da poco, se si considera, peraltro, che l'Italia è uno dei maggiori consumatori al mondo di acqua in bottiglia. 

Ma come si è arrivati a questo punto? 

Non c'è abbastanza anidride carbonica per acqua, birra e bibite: ma come mai?

Manca l'anidride carbonica: un problema a livello industriale 

La prima cosa da sottolineare è che la carenza di CO2 è destinata a colpire soprattutto i produttori a livello industriale rispetto a quelli artigianali di dimensioni ridotte. Le seconde infatti utilizzano per lo più bollicine che derivano dalla naturale fermentazione del prodotto, mentre le prime fanno uso di biossido di carbonio, utilizzato per tenere fuori l'ossigeno dalle bottiglie. 

Resta comunque evidente come non ci sia anidride carbonica sufficiente per tutti. A mancare è soprattutto la versione liquida. Chi riesce, va avanti con le bombole, ma i costi sono anche tre volte superiori. 

Un problema che è sì italiano, ma anche europeo. Basti pensare che Carlsberg, colosso danese della birra, minaccia di fermare la produzione in Polonia e Delirium Tremens, storica etichetta belga, potrebbe interrompere momentaneamente l'attività, sempre per la carenza di anidride carbonica. 

La stessa Carlsberg, per bocca di Diego Volpi, Supply Chain Director di Carlsberg Italia, ha anche specificato che: «Carlsberg Italia, al momento, non è stata particolarmente impattata dalla carenza di CO2, sia grazie alla rete globale di Carlsberg che è coperta da forti partnership in grado di garantire la fornitura di anidride carbonica, sia grazie agli investimenti fatti dall’azienda nel Birrificio Angelo Poretti a Induno Olona (Varese) che ci permettono di recuperare efficientemente la CO2 prodotta durante la fermentazione». 

Anche qui manca il personale 

Detto questo, ci chiedevamo come si fosse arrivati a questo punto. I motivi sono diversi. Il primo che prendiamo in analisi è legato al trasporto. L'anidride carbonica deve essere spostata a una temperatura controllata e sotto pressione: questo richiede l'utilizzo di mezzi specifici e di personale appositamente formato. Una delle eredità del Covid è che mancano sia i primi sia il secondo. In più, i carburanti per settimane hanno raggiunto prezzi stellari e così le logistiche sono andate in difficoltà

Il prezzo del metano e le sue conseguenze 

A salire non è stato soltanto il prezzo di diesel e benzina, ma anche (soprattutto) quello del metano. Cosa c'entra questo con l'anidride carbonica? La CO2 è spesso fornita da aziende chimiche, per la quali è materiale di scarto. Queste, invece che disperderla, la immagazzinano per poi venderla. In molti casi però questi impianti utilizzano importanti quantità di metano. Con i prezzi alle stelle si sono visti obbligati a ridurre la loro produzione: meno produzione uguale minore scarto. Il risultato? Meno anidride carbonica

 

 

Terza viene la sanità 

C'è poi un terzo aspetto, dopo trasporti e metano, a influenzare il mercato della CO2: la sanità. L'origine della carenza di anidride carbonica è infatti imputabile a una sua maggior richiesta nel settore sanitario, dove viene utilizzata come attivatore delle funzionalità respiratorie. In più, altro retaggio del Covid, molte aziende nel tempo hanno preferito concentrarsi sulla produzione sanitaria ed è così venuto meno il prodotto per altri usi. 

Ma perché non la prendiamo dall'aria? 

In chiusura proviamo a rispondere a una domanda che in molti si saranno fatti: ma perché non la prendiamo dall'aria? D'altronde l'anidride carbonica è presente naturalmente nell'atmosfera ed è il prodotto di scarto della respirazione di gran parte degli esseri viventi. E allora? E allora niente. Anche se la concentrazione di CO2 nell'aria è aumentata sensibilmente, a oggi è molto complesso "sottrarla" all'atmosfera. Si tratta infatti di un processo particolarmente laborioso e che peraltro garantisce quantità ridotte rispetto a quelle necessario al settore del beverage, solo per fare un esempio. Proprio per questo si tratta di un processo di fatto anti-economico

 

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
Voglio ricevere le newsletter settimanali
       


Hotel - Fiera Bolzano 2022