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martedì 29 settembre 2020 | aggiornato alle 10:00 | 68033 articoli in archivio
di Vincenzo D’Antonio
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Quando tornerà il turismo d'affari?
Gli hotel sperano nell'autunno

Quando tornerà il turismo d'affari? 
Gli hotel sperano nell'autunno
Quando tornerà il turismo d'affari? Gli hotel sperano nell'autunno
Primo Piano del 01 luglio 2020 | 08:30

Il calo delle prenotazioni allarma gli albergatori. Per questo tanti di loro hanno deciso di aspettare settembre. Dopo l'estate, restano però gli interrogativi sul ritorno del turismo business. Un calo di presenze anche nei mesi successivi si ripercuoterebbe su tutto il Sistema Paese.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”. La citazione da “Il Piccolo Principe” è forse irriverente, ma ricorriamo a questa affermazione per provare ad analizzare quanto sta attualmente accadendo nel nostro Paese nel settore della ricettività alberghiera. Alberghi vuoti? Non esageriamo, ma di certo siamo vicini al vero se affermiamo che non sono pieni, non registrano il tutto esaurito e non sono rosee le previsioni per i prossimi 4 mesi (da luglio ad ottobre) a fronte di un’allarmante carenza di prenotazioni.

Il turismo business potrebbe mancare anche in autunno - Quando tornerà il turismo d'affari? Un'incognita che pesa sull'autunno
Il turismo business potrebbe mancare anche in autunno

E poi, alberghi vuoti? Sì, semplicemente perché tanti hanno optato per rimanere chiusi a fronte di un’apertura che avrebbe provocato immediati incrementi di costi e ricavi esigui, al punto tale da rendere impraticabile il raggiungimento del breakeven di stagione. Personale in cassa integrazione e poi si vedrà.

Quindi, in prima sintesi, ricapitoliamo come segue: è estate, la stagione del turismo leisure, la stagione del “tutto esaurito” al mare, in montagna, ai laghi, alle terme, alle città d’arte; insomma, pressoché ovunque. Nell’alchemica legge di mercato, un bilanciamento renderà valevole con approssimazioni successive le dimensioni dell’offerta consone a quelle della domanda. Difatti: molti alberghi chiusi; non vuoti ma nemmeno pieni al 100% quelli aperti.

Nel contempo si osserva il ritorno alla “villeggiatura”: la seconda casa (di proprietà o in affitto), il mese (ma anche la settimana) stanziale. Ma questo è un altro discorso. Torniamo agli alberghi: quando non vuoti e non pieni, e quando invece drammaticamente chiusi.

Che si fa? Prima cosa, ci si lamenta, ed è legittimo. Seconda cosa, si protesta per ritardi e carenze nell’attuazione di provvidenze che il Governo è stato lesto a comunicare e che gli apparati burocratici, in buona compagnia della mano creditizia, sono ben lenti nell’erogare. Ed è legittima anche la protesta. Quindi, ci si lamenta e si protesta. Ci sta. E poi? E poi verrà l’autunno e (non è poesia)… cadranno le foglie!

Riflettiamo insieme. L’Italia vive di turismo tutto l’anno con picco vistoso nella stagione estiva. E quante volte si è detto che il turismo è vettore trainante buona parte della nostra economia. Insomma, sono punti di Pil che generano altri punti di Pil. È vero, non si discute. Parliamo di turismo leisure, ed è talmente scontato, soprattutto in estate, che ci si riferisca al turismo leisure, che neanche lo si specifica.

Con l'autunno ci saranno ad esempio gli agenti di vendita che girano l'Italia? - Quando tornerà il turismo d'affari? Gli hotel sperano nell'autunno
Con l'autunno ci saranno ad esempio gli agenti di vendita che girano l'Italia?

Ed è in virtù dei grandi numeri generati dal turismo leisure, vive buona parte del cosiddetto turismo business. Il turismo d’affari è meno evidente, non si avvale di clamore mediatico, ma sono, per capirci, quei punti di Pil che arrivano in seconda battuta, che arrivano a traino. È il turismo di chi non viaggia per suo diletto, ma perché così determinano le circostanze della sua attività, del suo mestiere, della sua professione, dei suoi incarichi nella Pubblica Amministrazione. Che poi a contorno, si ritaglino spazi significativi di diletto, di piacevolezza, giusto per non sentirsi come “il commesso viaggiatore” di una volta, è cosa non solo legittima, ma auspicabile.

Pochi esempi, intesi come casi concreti, e tutto diviene di immediata comprensione. Dunque, da turisti leisure siamo in albergo. Siamo al risveglio: che bella la giornata che si prospetta! Forza, subito in bagno. Fruizione di asciugamano, accappatoio, consumo di set cortesia. In sala colazione: colazione buona ed abbondante: merendine, caffè, cappuccino, cornetto, e via ad andare. E poi il pranzo, e poi la cena. E ci faremmo mica mancare durante la giornata, il lunch, l’aperitivo e il gelato? E i souvenir? E il vino nel giro per cantine? E l’olio nel giro per frantoi? E le chicche del nostro agroalimentare nelle fattorie? Nel mentre, da quando si lascia la camera al mattino, quale flusso laborioso: il servizio di pulizia in camera, il cambio delle lenzuola, la biancheria in bagno, sbarazzare la sala colazioni, apparecchiare per pranzo e per cena, la brigata di cucina che prepara le linee, l’accettazione delle merci e dei prodotti food e beverage, e tanto e tanto altro.

Eccoci. E tutto ciò, in questa anomala estate del 2020 sta accadendo a ritmi blandi, con irrisori consumi di quanto, a modo di esempio, si è appena detto.

Turismo business. A partire dalla ripresa autunnale, in genere laboriosa per definizione, ci saranno gli agenti di vendita che girano l’Italia per vendere servizi e beni agli alberghi? Ma cosa mai dovranno comprare gli alberghi, in quali varietà e quantità, a fronte di sì drammatici bassi numeri estivi? E questi agenti, allora, essi per primi, fruiranno degli alberghi? Ceneranno al ristorante? Si prenderanno un caffè ed un aperitivo al bar? E i manager delle aziende che erogano servizi e vendono beni al settore Horeca? Faranno le loro visite ai key client? Indiranno riunioni nelle sale degli alberghi per gli incontri con le sales force? Ci saranno consumi nei coffee break e nelle cene aziendali?

E i manager delle aziende che forniscono alle suddette aziende, come si nota stiamo risalendo a monte gli anelli della supply chain, avranno il loro daffare, espleteranno le loro mansioni spostandosi in aereo, con le frecce, con le company car, con le auto a noleggio, per visitare clienti, partner, fornitori, diciamo in breve gli stakeholders, in giro per l’Italia? E tutto l’agroalimentare in accezione estesa, come agirà? E il turismo business generato dai manager di aziende ubicate all’estero? Ci saranno i manutentori degli impianti di lavanderia, di condizionamento, delle cucine, delle macchine da caffè? A manutenere cosa? Quanto poco o nulla è stato usurato durante l’estate?

Il turismo leisure innesca parte considerevole del turismo business. La caduta dei volumi e degli standing qualitativi del turismo leisure provoca a cascata un decadimento del turismo business.  Ciò che essenzialmente provocherà danni fino ad indurre allo stato preagonico la nostra economia, è quell’essenziale invisibile agli occhi distratti. Dunque, lamentele e proteste per quanto vistosamente oggi si percepisce, ciò che è percepibile anche all’occhio distratto e poco riflessivo: gli alberghi chiusi e gli alberghi aperti che tranne Ferragosto e dintorni non faranno il cosiddetto pienone.

È un male, è un male evidente, come si può negarlo? È un male, un male evidente, la tragica carenza di turismo leisure. Ma oltre al male evidente, di cui è facile la diagnosi e complicata ma non impossibile la terapia, c’è il male oscuro. Ed è in questo male oscuro che risiede il problema profondo, la cui soluzione comporta cimenti ardui, proposte coraggiose e fuori dagli schemi ordinari.

Il turismo leisure si vede che non c’è. E ci si preoccupa. Il turismo business non si vede che non c’è. Ed è questa sua “non” evidenza che fa paura e dovrebbe preoccupare ancora di più!

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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