Con un fatturato 2025 pari a € 25.280.000 e 7.270 clienti in portafoglio, sparsi per tutta Italia, il distributore di wines & spirits “Cuzziol GrandiVini” apre il 2026 presentando a Milano, presso l’ Excelsior Hotel Gallia, la collezione che andrà a sfidare i concorrenti. In campo enologico lo scenario di mercato è quello che è: i principali operatori, nei diversi punti della filiera del vino, esprimono preoccupazioni, speranze e auspici, ma nessuno si lascia andare al facile ottimismo. Nonostante tutto, la solidità di Cuzziol GrandiVini, in apertura d’anno, si esprime attraverso la lettura del fatturato 2025, in linea con il 2024, e un +8,9% di EBITDA, indice economico che fotografa il guadagno aziendale prima di pagare interessi, tasse e ammortamenti. Per l’azienda trevigiana il 2025 dovrebbe essere l’anno della maturità, in modo da consolidare la posizione come partner di riferimento, nel campo dei prodotti di alta gamma, per il canale Horeca e per i produttori.

Il salone di esposizione all'interno dell'Excelsior Hotel Gallia
Il valore della relazione oltre il walk-around tasting
L’evento milanese segue a ruota quello romano, una due giorni su e giù per la penisola rivolta ad agenti, clienti e stampa di settore, pensata non solo come occasione di degustazione, ma come momento di relazione e confronto. Un’impostazione che va oltre il walk-around tasting, coerente con una visione fondata sulla collaborazione, sulla condivisione e sulla costruzione di valore nel tempo. Ne parliamo direttamente con Luca Cuzziol, Presidente del consiglio di amministrazione, per attingere direttamente alla fonte e non accontentarci delle cifre e delle dichiarazioni ufficiali.

Un momento della degustazione del nuovo catalogo di Cuzziol
Presidente, possiamo dire che per il vino il 2025 non è stato un anno disgraziato, o ci accodiamo ai lamenti?
«Il 2025 è di fatto la continuazione del 2024. Prima c’è stato il rimbalzo post-Covid, un pizzico di entusiasmo fra consumatori e appassionati, dopodiché la recente fase di assestamento. Quello attuale mi sembra sia un periodo di riflessione, almeno fino alla fine del 2026.»
Il mercato del vino tra assestamento e selezione del consumo
Mi incoraggia questo suo approccio moderato, dato che ho raccolto analisi molto meno ottimiste, in giro…
«È sempre la storia del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, da lì non si esce: ma non vorrei banalizzare, in realtà dobbiamo leggere bene attraverso il contenuto del bicchiere, per continuare nella metafora. Il dato che ci conforta è che il 70% del vino è venduto alla Grande distribuzione; e se parliamo di prezzo medio al distributore finale, ci attestiamo intorno ai 3 euro. Cuzziol GrandiVini vende, invece, solo all’ Horeca, la media è di 13 euro a bottiglia per i nostri prodotti di alta gamma, e quindi la prospettiva è diversa. I nostri 2 milioni e centomila bottiglie hanno un peso notevole, in termini economici, per cui il giro di affari del 2024 ci ha permesso di investire e prepararci alle turbolenze di mercato del 2025: e mi riferisco soprattutto a prepararci attraverso l’investimento in formazione.»
Formazione e competenza come leva strategica nella distribuzione
Quindi un’azienda di distribuzione come la vostra ha come prima preoccupazione la formazione del personale?
«Senza di quella non riesci a essere autentico e convincente con i clienti. In questo settore il problema è noto: se fai il farmacista o il medico devi studiare duramente, per qualificarti, se vai a vendere wines & spirits va bene tutto. C’è chi si limita a spacciare slogan, usando termini di cui non conosce bene il significato: un esempio perfetto è quello del vino cosiddetto “naturale”, un’etichetta generica che resta inutile, se non si approfondisce. È anche per questo che in un mondo come il nostro, fortemente legato alle pratiche agricole, in cui si sente la carenza di regole chiare e valide per tutti, la formazione e la preparazione dei venditori hanno un ruolo chiave.»
Horeca, alta gamma e no alcol: una scelta di campo contro la standardizzazione
Come si spende questa preparazione in una fase nuova come l’attuale, in cui la richiesta di vino e alcolici risulta in calo, ed aumenta la quota di no-alcol e low-alcol?
«Se si parla di estero, ovviamente c’è tutto un sistema di mercato che va rivisto e che richiede attenzione e flessibilità, da parte della filiera al completo. Ma Cuzziol GrandiVini vende in Italia, e i nostri target ora come ora non sono in sofferenza perché la clientela è selezionata: chi acquista i nostri vini è mediamente informato, meno vittima delle mode antialcoliche, ed è in grado di ragionare su quanto sia logico far fermentare un vino, per ottenere un grado alcolico, e poi lavorare (investendo in costosi macchinari) per toglierglielo. Per non parlare dell’aggiunta di mosto concentrato al vino analcolico, per ottenere una sensazione di maggiore pienezza.»
Cuzziol, i nuovi ingressi 2026
Sempre nel solco delle nuove tendenze e delle novità, segnaliamo che il catalogo Cuzziol anche nel 2026 presenta nuove referenze, per continuare a esprimere autenticità, qualità e coerenza territoriale, sempre al di là delle mode momentanee. Questi i nuovi ingressi nel portfolio 2026
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