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mercoledì 15 aprile 2026  | aggiornato alle 07:12 | 118626 articoli pubblicati

Il vino sotto pressione nel dibattito su salute e consumi

Il rapporto tra vino e salute è diventato uno dei temi più delicati per il settore vitivinicolo. Campagne sanitarie, nuove sensibilità dei consumatori e cambiamenti culturali stanno modificando la percezione del vino. Si tratta di un confronto destinato a influenzare anche il futuro del mercato

15 aprile 2026 | 05:00
Il vino sotto pressione nel dibattito su salute e consumi
Il vino sotto pressione nel dibattito su salute e consumi

Il vino sotto pressione nel dibattito su salute e consumi

Il rapporto tra vino e salute è diventato uno dei temi più delicati per il settore vitivinicolo. Campagne sanitarie, nuove sensibilità dei consumatori e cambiamenti culturali stanno modificando la percezione del vino. Si tratta di un confronto destinato a influenzare anche il futuro del mercato

15 aprile 2026 | 05:00
 

Il rapporto tra vino e salute è diventato uno dei temi più sensibili per il settore vitivinicolo. Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è intensificato, portando il vino sempre più spesso al centro delle discussioni sui rischi legati al consumo di alcol. Una questione che molti operatori del settore considerano complessa e che torna nel confronto tra produttori e tecnici, anche durante Vinitaly.

Il rischio di una narrazione semplificata

Secondo diversi protagonisti del mondo del vino, il problema riguarda soprattutto il modo in cui il tema viene raccontato. «Oggi non è più il dibattito tra alcol e salute», osserva Riccardo Cotarella. «Sempre più spesso si parla direttamente di vino e salute». Una semplificazione che rischia di mettere sullo stesso piano prodotti e modalità di consumo molto diversi. Eppure la stessa Onu ha riconosciuto la distinzione fondamentale tra consumo moderato e abuso, mentre c’è ancora chi - come lo psichiatra Adelmo Di Salvatore - ha definito il vino «una droga, tossica e cancerogena».

 

Bisogna distinguere tra consumo e abuso di alcol
Bisogna distinguere tra consumo e abuso di alcol

Durante Vinitaly, allo stand di Confcooperative interviene il professor Alberto Battezzati, Ordinario all’Università di Milano, durante il talk “Vino, alimentazione e salute: questione di stile”, alla presenza del sottosegretario Patrizio La Pietra. Battezzati richiama alla necessità di rigore scientifico: «Il tema dei rischi per la salute correlati al consumo di vino richiede estrema cautela e rigore scientifico. È fondamentale distinguere tra le evidenze sugli effetti dei singoli componenti e l’impatto di un alimento inserito in un regime alimentare completo». Pur riconoscendo che «l’alcol è una sostanza tossica presente nel vino», sottolinea che «le evidenze complessive non giustificano la messa al bando del vino», evidenziando invece «numerosi studi a favore del vino come parte integrante della dieta mediterranea».

Durante lo stesso talk, il presidente di Confcooperative Fedagripesca Raffaele Drei, che invita a contrastare la disinformazione: «È fondamentale contrastare, con il rigore della scienza, messaggi allarmistici che minano l’immagine del settore e disinformano i consumatori». Pur riconoscendo che «l’abuso è dannoso», sottolinea che «il consumo moderato e consapevole è parte della nostra identità e del nostro benessere alimentare». Richiama anche il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco: «Non si può scorporare il vino dal sistema della cucina italiana, considerandolo un prodotto dannoso».

Il ruolo delle etichette torna al centro

In questo scenario si inseriscono anche le ultime novità normative a livello europeo in tema di etichette. La prima bozza diffusa dalla Commissione Salute del Parlamento europeo, nell’ambito del piano “Beating Cancer Plan” (BECA), infatti ha riportato al centro del dibattito nel settore vitivinicolo il tema dell’etichettatura, in particolare quello delle avvertenze sanitarie (health warning) presenti sulle bottiglie. Durante il corso di Vinitaly, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato come le etichette «devono informare e non condizionare il consumatore».

Il tema delle etichette del vino è tornato di attualità
Il tema delle etichette del vino è tornato di attualità

Il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, evidenzia i rischi di un ritorno su decisioni già prese: «Colpisce che si torni a mettere in discussione un equilibrio già raggiunto a livello europeo, ignorando il voto del Parlamento europeo e le indicazioni delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili». E avverte: «Si rischia un approccio ideologico e punitivo, anziché fondato su evidenze scientifiche e sulla distinzione tra abuso e consumo responsabile». Secondo Uiv, è necessario evitare nuovi interventi su un quadro già discusso: «Non è accettabile continuare a intervenire su temi già chiariti, distogliendo l’attenzione dalle vere priorità di sviluppo e competitività del settore vitivinicolo europeo». L’appello finale è per «una revisione della bozza», così da evitare misure considerate «indiscriminate» e potenzialmente dannose per un comparto chiave dell’economia agroalimentare europea.

Tra abuso e consumo moderato

Il vino, ricordano molti operatori del settore, fa parte da secoli della cultura alimentare mediterranea. Il consumo tradizionale è legato alla tavola e alla convivialità, molto lontano dalle logiche di abuso che caratterizzano altri contesti di consumo di alcol. Il rischio è che queste differenze vengano progressivamente ignorate nel dibattito pubblico. «Una dieta salutare - ha detto Battezzati - è molto più della somma delle singole sostanze. Un bicchiere di vino consumato da adulti in un contesto equilibrato produce effetti diversi rispetto a modalità sregolate, come il binge drinking tra i giovani». E aggiunge: «In assenza di abuso e di condizioni cliniche, l’assunzione moderata di vino occupa un posto di rilievo nella nostra cultura alimentare e mostra benefici, soprattutto a livello cardiovascolare. Non è il singolo elemento a determinare la salute, ma il pattern dietetico complessivo».

Il vino fa parte da secoli della cultura alimentare mediterranea
Il vino fa parte da secoli della cultura alimentare mediterranea

Il professor Giorgio Calabrese, medico nutrizionista e presidente del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare del Ministero della Salute, pone al centro il concetto di consumo equilibrato, inserito nel modello della dieta mediterranea: «Il consumo deve essere moderato, mai a digiuno, mai prima dei 16, 17 anni, quando il fegato è maturo, con una giusta alimentazione. Partendo dal mio concetto, da 50 anni dico una frase iconografica: si beve l’acqua, si gusta il vino».  Per Calabrese, il vino non è solo un piacere ma un alimento liquido, assimilabile a latte o olio, da utilizzare con moderazione: «Così come utilizzo moderatamente l’olio, come utilizzo moderatamente il latte, utilizzo moderatamente l’alcol, e lo metto in una condizione che praticamente ci dà l’idea di impastarsi col cibo e non di dissetarci».

Il tema della percezione

La questione riguarda anche la percezione del vino da parte dei consumatori. In un contesto in cui cresce l’attenzione verso salute e benessere, il settore è chiamato a trovare nuove modalità di comunicazione capaci di raccontare il vino in modo più equilibrato. Una sfida culturale prima ancora che commerciale.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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