Nel primo quadrimestre del 2026 l’export di vino italiano verso i Paesi extra-Ue continua a muoversi in territorio negativo, pur con un rallentamento della contrazione rispetto al trimestre precedente. Il valore complessivo si attesta a oltre 1,36 miliardi di euro, con un calo del -8,5% sullo stesso periodo del 2025, in miglioramento rispetto al -11% registrato nel primo trimestre. Il quadro rimane tuttavia complesso e segnato da dinamiche differenziate tra i mercati, con un ruolo ancora centrale degli Stati Uniti nel contenere l’ulteriore arretramento.

L'export verso gli Usa hanno segnato una lieve inversione di rotta (+1,6%)
Stati Uniti, il primo segnale dopo dieci mesi di calo
Ad aprile il mercato statunitense ha registrato un primo incremento mensile del +1,6%, dopo dieci mesi consecutivi di flessione. Il risultato incide sul bilancio del quadrimestre, che si attesta a -15,4%, in miglioramento rispetto al -20,5% del primo trimestre.

Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv
Nel commentare la dinamica, il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi, sottolinea come il contesto resti ancora instabile e influenzato da fattori esterni. «Negli Stati Uniti - osserva - il nostro vino sta affrontando una fase complessa, in cui si sommano elementi congiunturali e trasformazioni più profonde del mercato. Da un lato incidono le politiche tariffarie e la debolezza del dollaro, che rendono meno favorevole l’importazione; dall’altro si sta modificando il modo stesso in cui il consumatore americano si avvicina al vino, con consumi meno regolari e più selettivi rispetto al passato». Frescobaldi aggiunge che il mercato statunitense mantiene comunque un ruolo decisivo per il settore italiano. «Gli Stati Uniti restano il primo mercato per il vino italiano, non solo per i volumi attuali ma anche per il potenziale futuro. È un asse commerciale costruito in decenni di relazione, che oggi attraversa una fase di aggiustamento ma che non può essere considerato in ridimensionamento strutturale».

Export extra-Ue, il vino italiano resta in calo ma rallenta la perdita
Sul fronte delle prospettive, il presidente di Uiv richiama anche la dimensione politica e regolatoria. «Nei prossimi mesi - afferma - sarà importante seguire con attenzione le decisioni sul quadro tariffario. La politica commerciale influenza direttamente le dinamiche di mercato, ma allo stesso tempo non può ignorare la natura di una relazione che è economica e culturale insieme. Per questo serve un approccio equilibrato, capace di ridurre le tensioni e mantenere stabile un rapporto che è strategico per entrambe le sponde dell’Atlantico».
Consumi Usa ancora deboli e segnali selettivi
Il quadro dei consumi interni negli Stati Uniti resta debole. Nei primi cinque mesi dell’anno i volumi complessivi di vino hanno segnato un calo del -10,1%, secondo le rilevazioni basate sulla piattaforma SipSource. Per il vino italiano la flessione è più contenuta (-7,3%), sostenuta soprattutto dalla tenuta degli spumanti, in particolare del Prosecco, che registra un lieve incremento.
Più marcata la contrazione per vini bianchi e rossi, che restano le categorie più esposte alla debolezza della domanda.Le dinamiche di prezzo mostrano tuttavia alcune differenziazioni: nei rossi, i segmenti tra 20 e 50 dollari evidenziano una maggiore resilienza, pur rappresentando ancora una quota limitata del mercato. Nei bianchi, la fascia premium tra 16 e 20 dollari segna una crescita a doppia cifra, ma con volumi ancora marginali rispetto al totale.

Il quadro dei consumi interni negli Stati Uniti resta debole
Un mercato in attesa di stabilizzazione
Il quadro complessivo restituisce un settore ancora in fase di assestamento, dove i segnali positivi restano circoscritti e non sufficienti a modificare l’andamento generale. Il ruolo degli Stati Uniti rimane centrale per il vino italiano, sia in termini di volumi che di prospettiva strategica. La fase attuale appare quindi come un passaggio intermedio, in cui la domanda non mostra ancora una direzione univoca e il riequilibrio del mercato dipende da variabili esterne, tra politiche commerciali e mutamenti nei consumi.