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La verdura in busta non piace più. Gli italiani la vogliono dall'agricoltore

Secondo un report Ismea, dopo sei anni, si ferma la crescita degli ortaggi di IV Gamma. Le mutate abitudini di consumo dei clienti della Gdo favorisce i prodotti non confezionati. Addio insalata in busta?

14 aprile 2021 | 11:30

La verdura in busta non piace più. Gli italiani la vogliono dall'agricoltore

Secondo un report Ismea, dopo sei anni, si ferma la crescita degli ortaggi di IV Gamma. Le mutate abitudini di consumo dei clienti della Gdo favorisce i prodotti non confezionati. Addio insalata in busta?

14 aprile 2021 | 11:30

Verdura confezionata? No, meglio sfusa. Nella grande distribuzione organizzata, complici le mutate abitudini di acquisto degli italiani, calano per la prima volta dopo sei anni i consumi di verdure pulite, tagliate e pronte all'uso. A rivelarlo è il report Ismea dedicato al comparto che segnala il soprasso degli ortaggi sfusi.

La verdura sfusa è cresciuta del +10,5% a valore Gli italiani la preferiscono sfusa La verdura in busta non piace più

La verdura sfusa è cresciuta del +10,5% a valore

Gli italiani preferiscono la verdura sfusa

Secondo i dati Ismea, nel 2020, gli ortaggi freschi hanno messo a segno un +10,7% per gli acquisti in volume e del +10,5% a valore. Meglio della verdura già preparata che segna un -4% in quantità acquistate e un -5,6% in termini di valore. Numeri leggermenti confortati dal rimbalzo registrato nei primi mesi dl 2021 quando gli ortaggi di IV gamma hano fatto segnare un +1%, anche se i prezzi medi hanno lasciato la spesa al -1,4%.

Comportamenti diversi per acquisti diversi

Le cause di questi numeri stanno nelle abitudini di acquisto dei consumatori, il cui comportamento è fortemente impattato dalla pandemia e le sue limitazioni. Secondo Ismea, il maggior tempo trascorso a casa ma anche una più spiccata propensione al risparmio, hanno disincentivato gli acquisti di prodotti di IV gamma che, mediamente, presentano prezzi tre volte più alti dello sfuso tradizionale. Basta un esempio, la classica insalata: 2,19 euro al chilo di media per quella sfusa, 7,21 euro al chilo per quella in busta.

Insalata, carote e non solo: le categorie in sofferenza

E proprio per le insalate, che da sole rappresentano quasi i tre quarti dell’intero comparto, la flessione degli acquisti registrata lo scorso anno è stata del -3,1% in volume e del -3,4% in valore. Ancora più marcato l'arretramento degli altri ortaggi lavorati (per lo più rappresentati da carote baby e alla julienne) che pesano in valore il 19% sul comparto, e per i quali le vendite hanno segnato flessioni del 6,1% nelle quantità e del 7,4% nei corrispettivi monetari.

Dal campo alla tavola, aumentano le vendite dirette

Insomma, gli acquirenti ormai preferiscono "tastare con mano" le verdure che acquistano. Oppure si affidano al tatto dell'agricoltore: +10% le famiglie che comprano direttamente dai coltivatori, per un'offerta che è cresciuta del +5% a livello di aziende coinvolte. A dirlo sono i dati Cia-Agricoltori, oggetto di un webinar dedicato il 14 aprile.

Il ruolo dei mercati contadini: 1.200 in tutta Italia

I mercati contadini sono stati gli snodi principali di questo rinsaldato legame fra produttore e consumatore. In Veneto, il mercato contadino ha registrato, subito dopo il primo lockdown, un +14% con l'esempio virtuoso di Padova dove sono rimasti sempre aperti i banchi grazie a un accordo anti-contagio siglato con il Comune (e valido per i 4 mercati contadini la Spesa in Campagna-Cia in città). In Toscana, a Firenze, Prato e Pistoia i mercati sono tornati velocementi operativi dopo gli stop dello scorso anno (in parte riassorbiti grazie alla consegna a domicilio) tanto che il giro d'affari per singolo mercato nel capoluogo ora si attesta a 300mila euro all'anno. In Sicilia, il canale dei mercati contadini è al centro di una forte espansione. Quanto alle vendite, dopo il boom della scorsa primavera, ora la situazione è stabile e con fatturato, in due mesi, sui 50-60 mila euro a mercato.

Il ruolo dei mercati contadini come snodo per il rapporto produttore-cliente La verdura in busta non piace più Gli italiani la vogliono dall'agricoltore
Il ruolo dei mercati contadini come snodo per il rapporto produttore-cliente


In totale, in Italia si contano circa 1.200 mercati contadini. In particolare, la rete della Spesa in Campagna-Cia ha in tutto il Paese circa 6 mila aziende impegnate nella vendita diretta, canale che a livello nazionale nel 2020 ha fatturato più di 6,5 miliardi di euro.

«La vendita diretta è un’occasione importante per il reddito degli imprenditori agricoli - ha affermato Claudia Merlino, direttore generale di Cia-Agricoltori Italiani - e l’intervento de la Spesa in Campagna sul territorio con i mercati contadini, è cruciale per la promozionetra i cittadini dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano, fatto di qualità e autenticità. La valorizzazione del Made in Italy, della Dieta Mediterranea e delle tipicità regionali, passano per un costante dialogo tra chi produce e chi porta in tavola»

Il boom dell'online: +134%

Olio, vino e ortaggi, frutta, latticini e salumi, marmellate e composte arrivano anche online dove nel 2020 si è registrato un +134% dell’acquisto di generi alimentari. Il trend potrebbe raggiungere un +62% entro il 2021, sempre se saprà tutelare, anche sul digitale, la relazione tra cittadini e aziende. Principio base della piattaforma Cia dalcampoallatavola.it, primo eCommerce con protagonisti gli agricoltori italiani.

«Con le aziende lavoriamo per tutelare la qualità dei nostri mercati contadini - ha dichiarato il presidente de la Spesa in Campagna-Cia, Matteo Antonelli - La fiducia consolidata in questo periodo, porta lontano solo continuando a garantire ai consumatori produzioni proprie, stagionalità delle materie prime e il monitoraggio costante di questi requisiti. Allo stesso tempo i mercati contadini contribuiscono alla sostenibilità delle aziende delle aree rurali d’Italia e alla promozione del territorio, tra i punti chiave della ripresa turistica dei prossimi mesi».

Il webinar sul valore del comparto sulla filiera agroalimentare

I temi dell'ortofrutta sollevati da Cia sono stati approfonditi in un webinar dal titolo Il valore nell’ortofrutta, dalla filiera al sistema, il primo di due appuntamenti dedicati al settore per supportare l’Anno internazionale della Frutta e della Verdura 2021 promosso dalla Fao. Al centro del dibattito, un fatto singolare: a fronte del valore del comparto ortofrutticolo pari a 15 miliardi di euro e 1,2 milioni di ettari, su 100 euro spesi dal consumatore solo 6-8 euro finiscono nelle tasche dei produttori. Una questione annosa che Cia-Agricoltori punta a risolvere lanciando un vero e proprio patto di sistema: più equo, moderno, efficiente e rispondente al Green Deal europeo che richiede sempre più alti standard di sostenibilità.

Il 25% della produzione agroalimentare è composto da frutta e verdura La verdura in busta non piace più Gli italiani la vogliono dall'agricoltore
Il 25% della produzione agroalimentare è composto da frutta e verdura


«Il settore ortofrutticolo è esposto a rischi enormi, legati agli eventi climatici come le terribili gelate di questi giorni - ha affermato il presidente di Cia Emilia-Romagna, Cristiano Fini - ma anche alle problematiche fitosanitarie e alla pressione competitiva globale. La ripartizione sbilanciata dei prezzi lungo la filiera rischia di indebolire in maniera irreversibile le aziende agricole, molte delle quali in grande sofferenza»

Per rendere il patto efficace, gli argomenti da affrontare non mancano: la deperibilità, i costi esterni come energia, packaging e trasporti, la complessità delle relazioni tra gli attori, la frammentazione della filiera e la difficoltà ad attuare strategie condivise di sistema.Per farlo, lo strumento è quello delle aggregazione tra i produttori così da costruire relazioni più equilibrate e innovative tra tutti i soggetti del sistema ortofrutticolo, compresa la distribuzione.

D’altra parte, rafforzare la posizione degli agricoltori e accrescere la competitività del comparto è un passo necessario per reggere una domanda che sta galoppando. Il Covid, infatti, ha amplificato l’interesse verso una sana alimentazione, con il 57% degli italiani che consuma frutta e verdura perché “fa bene” alla salute, e il suo consumo è universalmente riconosciuto come parte essenziale di una dieta equilibrata. Con 25 milioni di persone nel Paese obese o in sovrappeso, di cui il 25% bambini e adolescenti, è sempre più importante inserire frutta e verdura nel carrello della spesa, con un occhio sempre più attento alle caratteristiche del processo produttivo per il 55% delle famiglie (origine italiana, tracciabilità, prodotto locale e/o biologico) e alla stagionalità per il 43%.

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