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Etichettatura, arriva la legge Ma si teme il veto dell'Europa

Etichettatura, arriva la legge Ma si teme il veto dell'Europa
Etichettatura, arriva la legge Ma si teme il veto dell'Europa
Primo Piano del 18 gennaio 2011 | 15:09

Approvata dalla commissione Agricoltura della Camera la legge che prevede l'indicazione della provenienza dei prodotti alimentari. Stop quindi a falsi e pubblicità ingannevoli. Il rischio, però, è che Bruxelles blocchi l'iniziativa italiana considerandola in contrasto con le norme comunitarie

La Commissione agricoltura della Camera ha approvato la legge che prevede l'indicazione della provenienza dei prodotti alimentari. Il rischio, però, è che Bruxelles blocchi l'iniziativa italiana considerandola in aperto contrasto con le norme comunitarie.

Dunque, niente più pubblicità con le immagini della Sicilia per il succo d'arancia se la materia prima arriva dal Brasile o con il Golfo di Napoli se le mozzarelle arrivano dalla Germania. Chiesta a gran voce in occasione del recente scandalo delle uova e del maiale alla diossina 1, l'etichetta che indica l'origine di tutti i cibi adesso è legge. Sono state approvate le "Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari". Giusta conclusione di una battaglia durata oltre dieci anni condotta dalla maggior parte delle confederazioni agricole, Coldiretti in testa, che in queste ore sta festeggiando con la preparazione di una salsiccia lunga 100 metri in piazza Montecitorio da offrire a rappresentanti istituzionali e parlamentari di maggioranza e opposizione.



C'è però un rischio. Che l'Europa bocci l'iniziativa italiana, in contrasto con la "direttiva etichettatura 2000/13/CE che prevede l'indicazione dell'origine solo a titolo volontario per la generalità dei prodotti, mentre per altri - tra cui ortofrutta, carni bovine e di pollo, uova, miele, prodotti ittici freschi - tale indicazione è già obbligatoria. «Potrebbe ripetersi - spiega Dario Dongo, responsabile politiche regolative di Federalimentare ed esperto del blog IlFattoAlimentare.it - un vecchio copione già messo in scena con la legge 204/2004, quando il legislatore italiano provò a introdurre l'obbligo di citare l'origine delle materie prime sulle etichette di tutti i prodotti alimentari. Già in quel caso la Commissione europea, rilevata l'incompatibilità della norma con quella comunitaria, diffidò l'Italia dall'applicarla».

Ma cosa prevede la legge? L'articolo centrale della legge è il numero 4 sull'etichettatura dei prodotti alimentari. Vi si prevede che al fine di assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, nonché al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari, è obbligatorio, nei limiti e secondo le procedure stabilite, riportare nell'etichettatura di tali prodotti, oltre alle indicazioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive modificazioni, l'indicazione del luogo di origine o di provenienza e, in conformità alla normativa dell'Unione europea, dell'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati (Ogm) in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino al consumo finale. Per i prodotti non trasformati - continua la Coldiretti - il luogo d'origine riguarda il paese di produzione. Per quelli trasformati dovranno essere indicati il luogo dove è avvenuta l'ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione o allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata.

Entro sessanta giorni dall'approvazione della legge dovranno essere emanati decreti interministeriali da parte del ministero dello Sviluppo economico e di quello delle politiche agricole, sentite le organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale nei settori della produzione e della trasformazione agroalimentare e acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari, con cui verranno definite le modalità per l'indicazione obbligatoria, nonché le disposizioni relative alla tracciabilità dei prodotti agricoli di origine o di provenienza del territorio nazionale. Con gli stessi decreti saranno definiti, relativamente a ciascuna filiera, i prodotti alimentari soggetti all'obbligo dell'indicazione nonché il requisito della prevalenza della materia prima agricola utilizzata nella preparazione o produzione dei prodotti. Chi immette in commercio prodotti privi dell'indicazione d'origine rischia una sanzione fino a 9.500 euro.
 
La legge sottolinea anche all'articolo 5 che le informazioni relative al luogo di origine o di provenienza delle stesse materie prime sono necessarie al fine di non indurre in errore il consumatore medio e l'omissione delle stesse costituisce pratica commerciale ingannevole. In questo modo si assicura lo stop alle pratiche commerciali sleali nella presentazione degli alimenti per quanto riguarda la reale origine geografica degli ingredienti utilizzati. Il testo prevede che l'origine degli alimenti dovrà essere prevista obbligatoriamente in etichetta e non potrà essere omessa anche nella comunicazione commerciale, per non indurre in errore il consumatore. Niente più pubblicità al succo di arancia con le immagini della Sicilia se viene utilizzato quello proveniente dal Brasile, come purtroppo spesso avviene. O ancora, niente pubblicità alla mozzarelle con le immagini del Golfo di Napoli se provengono dalla Germania come è successo per quella diventata blu.

All'articolo 2 della stessa legge si introduce anche il divieto di inserire il nome di formaggi Dop nell'etichetta delle miscele di formaggi. Il nome potrà comparire solo tra gli ingredienti e a patto che la presenza di formaggio Dop non sia inferiore al 20 per cento della miscela. La legge contiene anche altri provvedimenti che vanno dalla promozione di contratti di filiera e di distretto a livello nazionale all'istituzione di un Sistema di qualità nazionale di produzione integrata, fino all'introduzione dell'obbligo per gli allevatori di bufala di rilevare il latte prodotto giornalmente per assicurare la piena trasparenza ai consumatori.

«Finalmente - ha detto il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan - l'obbligo di riportare nell'etichetta anche l'indicazione del luogo di origine o di provenienza dei prodotti agroalimentari è legge. Questo importante passo verso la completa e chiara informazione dei consumatori sui prodotti che comprano e consumano spero possa essere un deciso segnale all'Europa in direzione della vera tracciabilità dei prodotti alimentari.

Da oggi gli italiani potranno comprare prodotti ancora più sicuri, perché sapranno sempre da dove provengono. E' finita l'era del falso Made in Italy agroalimentare che danneggia i nostri prodotti tipici e tradizionali.

Mi auguro che l'Europa prenda atto della necessità di tutelare i consumatori con informazioni chiare e trasparenti. I recenti e ripetuti allarmi relativi alla diossina in Germania, ma non solo, ci confermano la necessità di rassicurare per davvero i cittadini che vogliono sapere cosa mangiano e quindi la provenienza degli ingredienti utilizzati. Un consumatore informato non ha paura di comprare e non cede alle 'Cassandre” che spesso causano danni incalcolabili alle produzioni di qualità italiane.

Ringrazio per questo importante risultato, di cui vado orgoglioso, i parlamentari di maggioranza e di opposizione ed i Presidenti delle Commissioni Agricoltura di Senato e Camera Paolo Scarpa Bonazza Buora e Paolo Russo: la loro determinazione ed il loro impegno ci hanno regalato una legge all'avanguardia che spero potrà essere d'esempio in Europa. Il nostro lavoro, infatti, non è finito e dovrà proseguire a Bruxelles. Come dimostrano i fatti, anche i risultati più ambiziosi possono essere raggiunti con serietà e determinazione».

Per il quanto riguarda ciò che sta accadendo in Ue il Ministro Galan spiega che: «La nostra legge è in linea con gli orientamenti della Commissione e rappresenta il punto più avanzato di tutela del dirotto di scelta del consumatore. La legge è la giusta sintesi tra il principio comunitario della libera circolazione delle merci in ambito U.E. e la tutela del cittadino-consumatore. La legge 204 del 2004 (la precedente normativa in materia) fu censurata dalla Commissione Europea perché conteneva l'obbligo immediato di indicazione in etichetta dell'origine della materia prima agricola per  tutti i prodotti. Ora noi con questa legge abbiamo affermato il principio di ordine generale in linea con gli orientamenti comunitari. Individueremo poi filiera per filiera (prodotto per prodotto) le regole da trasmettere alla Commissione Europea (ad esempio per il formaggio, pomodoro, ecc.). La Commissione avrà tre mesi di tempo per l'esame del provvedimento e per darci l'autorizzazione. In tale maniera concreta e non demagogica sono garantiti il consumatore e la produzione agricola italiana».

«Se - ha detto il presidente della Coldiretti Sergio Marini - l'emergenza mucca pazza ha portato l'obbligo di indicare in etichetta l'origine della carne bovina nel 2002 e l'aviaria nel 2005 quella della carne di pollo, per arrivare all'estensione per legge a tutti i prodotti alimentari ci sono voluti oltre dieci anni (risale al 13 gennaio 2001 il primo caso di mucca pazza) e perdite stimate in 5 miliardi dovute alle psicosi generate nei consumi dagli allarmi sanitari come quello scoppiato in Germania con effetti negativi anche sugli allevatori italiani di maiali».

Si tratta di una misura importante per la sicurezza alimentare con il moltiplicarsi di emergenze sanitarie che si diffondono rapidamente in tutto il mondo per effetto degli scambi, come nel caso del latte alla melamina proveniente dalla Cina o l'olio di girasole dall'Ucraina. L'attenzione all'origine del prodotto è evidenziata dal fatto che ben il 97% degli italiani ritiene che dovrebbe essere sempre indicato il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti, secondo l'indagine Coldiretti/Swg.

L'etichettatura si è confermata anche nell'emergenza diossina dalla Germania come uno strumento di rassicurazione importante nell'evitare un effetto psicosi nei consumi come si era già dimostrata efficace nei precedenti allarmi sanitari sulla mucca pazza per la carne bovina e per l'aviaria in quella di pollo, con i consumi che si sono ripresi solo dopo l'introduzione dell'obbligo di indicare la provenienza in etichetta. Uova, carne di pollo, latte fresco infatti non hanno risentito di un calo negli acquisti a differenza dei salumi, mozzarelle, carne di maiale e dei formaggi, per i quali l'etichettatura non era obbligatoria. Infatti era pieno di contraddizione il quadro normativo sull'indicazione in etichetta l'origine degli alimenti che era obbligatorio per il latte fresco, ma non per quello a lunga conservazione, per la carne bovina e di pollo e non per quella di coniglio e di maiale, per la frutta fresca, ma non per quella trasformata o per i succhi. Circa la metà della spesa rimaneva anonima nonostante il pressing della Coldiretti avesse portato all'obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, dal 1 gennaio 2002 per la carne bovina sotto l'effetto mucca pazza, all'arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all'obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004 il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, dall'obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all'etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria dal 17 ottobre 2005, all'etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008 che è divenuta obbligatoria dal 1 luglio 2009 anche per l'extravergine di oliva.

Per il presidente del Consorzio di tutela della mozzarella di Bufala Campana Dop, Luigi Chianese «Un passo importante nella lotta alle contraffazioni. è un provvedimento che rafforza la tutela del marchio Dop, in particolare quello della Mozzarella di Bufala Campana, l'unica mozzarella che ha già una carta d'identità chiara e trasparente per il consumatore, tanto che la legge non introduce ulteriori vincoli per il nostro prodotto. La legge invece dà le armi giuste per contrastare ogni tentativo di falsificazione ed è un segnale di grande civiltà del nostro Paese».

«Ora chiediamo che sia garantito effettivamente il rafforzamento del sistema delle sanzioni - prosegue Chianese - che la vigilanza sia capillare a tutela del vero Made in Italy, anche per evitare di vedere proliferare in giro per il mondo mozzarelle di ogni tipo spacciate per bufala, pure se fatte in Australia, come è capitato».


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