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Recensioni online, la ricevuta della consumazione
come garanzia di credibilità

Recensioni online, la ricevuta della consumazione 
come garanzia di credibilità
Recensioni online, la ricevuta della consumazione come garanzia di credibilità
Pubblicato il 11 marzo 2014 | 12:30
Il problema delle false recensioni online (elogiative a pagamento o denigratorie) non è ancora risolto, anzi. C’è ancora molta strada da fare, a partire dall’effettiva presenza in un ristorante o in un hotel dell’anonimo consumatore che esprime il suo giudizio. Ma stavolta siamo forse più che a una prova di dialogo. A una decina di giorni dal nostro evento fiorentino quando, per la prima volta in Italia, TripAdvisor si è confrontata in pubblico con tutti i protagonisti del settore, a bocce ferme si può fotografare una situazione decisamente in movimento.

La questione di fondo è quella dell’attendibilità dei giudizi, ma già il fatto che TripAdvisor abbia accettato di discuterne in pubblico, riconoscendo l’esistenza di un mercato delle recensioni false che creano danni ai ristoratori, ai consumatori e allo stesso portale, è un fatto importante. E lo è ancor di più se si pensa che il confronto è avvenuto proprio in casa di Italia a Tavola e della Fipe, cioè delle due realtà che da almeno due anni hanno impostato una battaglia su tutti i fronti per rendere credibile un sistema viziato da troppi furbetti. Certo TripAdvisor, come sottolinea in una nota la Fipe, ammette l’esistenza di agenzie fittizie di web-reputation, ma rivendica un’estraneità rispetto a quelle e al tempo stesso ritiene che i suoi filtri, con cui individua situazioni poco attendibili, siano sufficienti.

E qui si apre il vero punto critico, emerso in tutta la sua evidenza anche nel nostro talk show, abilmente condotto dal direttore del Tg2 Marcello Masi. Basti citare per tutte la denuncia fatta a Firenze da un cuoco del calibro di Filippo La Mantia, che si è trovato per mesi svillaneggiato da un mascalzone non già per la qualità del suo attuale ristorante, ma - e qui sta il marcio - per una demenziale recensione di “oggi” al suo “vecchio” locale, tutta tesa a denigrare la passata gestione. Qui non si tratta di libertà di opinione, va ricordato, bensì di meschine campagne calunniose assolutamente decontestualizzate e verso le quali i “filtri” non proteggono nessuno. E d’altra parte la questione di fondo è che se non si lega ad un momento preciso la visita ad un locale, non ci può essere alcuna certezza di giudizi sereni e non viziati da interessi.

A Firenze, in occasione del Premio Italia a Tavola, abbiamo lanciato una precisa richiesta: dimostrare la consumazione effettuata postando insieme al commento anche la ricevuta o la fattura. Qualunque smartphone è oggi in grado di fotografare al meglio questi documenti e potrebbe essere interesse di TripAdvisor integrare i suoi servizi online con tale funzione. La credibilità sarebbe assicurata. E solo le recensioni con ricevuta allegata dovrebbero poter entrare nelle classifiche dei punteggi del gradimento, tagliando all’origine ogni possibilità di speculazione o taroccamento.

Ci rendiamo conto che per TripAdvisor sarebbe una scelta molto pesante, che potrebbe anche ridurre il numero dei contatti oggi vantati, ma di sicuro si confermerebbe come il primo operatore al mondo per numeri e credibilità. Poi vanno bene gli accordi per monitorare sul territorio le situazioni critiche e informare gli operatori su come utilizzare al meglio uno strumento di promozione formidabile (oggetto dell’accordo sperimentale fra Fipe e TripAdvisor in Toscana), ma finché non ci sarà una garanzia che un consumo vero corrisponde una recensione vera sul colosso americano permarrà costantemente il dubbio. E questo non è utile a nessuno.

Un passo in più, visto il percorso di dialogo avviato dopo lo scontro frontale, aprirebbe la porta a risultati davvero positivi per tutti.

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