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Crisi, i dipendenti temono di perdere il posto. Ottimismo invece tra gli imprenditori

Secondo un rapporto del Censis sul welfare aziendale, 9 lavoratori di aziende private su 10 sono preoccupati per il futuro tra l'ombra della disoccupazione e un aumento della mole di lavoro. Responsabili fiduciosi

 
24 marzo 2021 | 16:54

Crisi, i dipendenti temono di perdere il posto. Ottimismo invece tra gli imprenditori

Secondo un rapporto del Censis sul welfare aziendale, 9 lavoratori di aziende private su 10 sono preoccupati per il futuro tra l'ombra della disoccupazione e un aumento della mole di lavoro. Responsabili fiduciosi

24 marzo 2021 | 16:54
 

Da una parte la preoccupazione dei lavoratori, dall'altra il famigerato ottimismo degli imprenditori. Potrebbe essere l'emblema del "gioco" delle parti quello fotografato dal Rapporto welfare aziendale Censis-Eudaimon.

Lavoratori preoccupati per il posto di lavoro
Fronte lavoratori: sono 9,4 milioni quelli del settore privato preoccupati sul futuro della propria occupazione. In particolare, 4,6 milioni temono di andare incontro a una riduzione del reddito, 4,5 milioni prevedono di dover lavorare più di prima, 4,4 milioni hanno paura di perdere il posto e di ritrovarsi disoccupati, 3,6 milioni di essere costretti a cambiare lavoro.

Ansia tra i lavoratori Crisi, dipendenti temono il posto Ottimismo tra gli imprenditori
Ansia tra i lavoratori


Gli operai spaventati sono 3 su 4. Del resto, nonostante il blocco dei licenziamenti prorogato dal Decreto Sostegni e gli interventi per diffondere gli ammortizzatori sociali, nel 2020 non sono stati rinnovati 393mila contratti a termine.

L'ottimismo degli imprenditori
Ma, come detto, al nero orizzonte che i lavoratori vedono davanti a sè si contrappone l'ottimismo delle aziende. L'87% di esse guarda con ottimismo alla ripresa dopo l'emergenza. Voglia di fare (62,2%), speranza (33,7%) e coesione interna (30,1%) sono gli stati d animo prevalenti tra i responsabili aziendali intervistati dal Censis. Il dopo sarà caratterizzato dalla corsa al recupero di fatturato e quote di mercato (76%) e dalla sfida della transizione digitale (36,2%). L'ottimismo delle aziende colpisce, visto che ben il 68,7% di esse ha registrato perdite di fatturato dopo il lockdown della scorsa primavera. Nonostante le straordinarie difficoltà, per il 62,2% dei responsabili aziendali le proprie imprese se la stanno cavando bene.

Nel terribile 2020 caratterizzato dalla pandemia il mondo dei pubblici esercizi ha sofferto fino all'inverosimile. Le aziende del settore hanno perso circa il 38% del proprio fatturato, sono stati bruciati oltre 35 miliardi di euro e 300mila posti di lavoro con 22mila aziende sono scomparse. Numeri che sono destinati a peggiorare se non si prevederà un piano di aperture più logiche e se gli aiuti non diventeranno più massicci.

Pochi aiuti e le aziende sono vicine al collasso
Del resto conti sono presto fatti, e la Fipe li ha messi sul tavolo del confronto, sempre più difficile, con Governo e Regioni. Se un ristorante “tipo” in Italia nel 2019 aveva fatturato 550mila euro (che è poi la media delle dichiarazioni dei redditi del settore), ad andare bene bene l’anno scorso ha perso almeno il 30% del fatturato (la soglia indicata nel decreto Sostegni). Pur scontando che il personale dovrebbe avere ricevuto la cassa integrazione, e pur avendo goduto di qualche migliaio di euro fra i “ristori” e gli aiuti per gli affitti, ora con il decreto Sostegni dovrebbe beneficiare di un contributo una tantum di 5.500 euro. Davvero una miseria per fare fronte ai costi fissi che gravano sul locale. E non è andata certo meglio ad un bar che, sempre per un locale tipo, poteva avere un ricavo annuo nel 2019 di 150mila euro, mentre ora avrà un bonus di 1.875 euro, il 4,7% della perdita media mensile.

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