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Quotidiano di enogastronomia, turismo, ristorazione e accoglienza
lunedì 11 maggio 2026  | aggiornato alle 19:41 | 119140 articoli pubblicati

Prezzi giù e menu smart: anche i ristoranti copiano il fast food

Tra caro vita e clienti sempre più cauti, anche la ristorazione tradizionale cambia strategia. Dopo le catene del fast food, arrivano sconti, formule combo e menu accessibili per riportare persone nei locali e riempire sale sempre più vuote soprattutto nei giorni feriali

di Alberto Lupini
direttore
11 maggio 2026 | 16:53
Prezzi giù e menu smart: anche i ristoranti copiano il fast food
Prezzi giù e menu smart: anche i ristoranti copiano il fast food

Prezzi giù e menu smart: anche i ristoranti copiano il fast food

Tra caro vita e clienti sempre più cauti, anche la ristorazione tradizionale cambia strategia. Dopo le catene del fast food, arrivano sconti, formule combo e menu accessibili per riportare persone nei locali e riempire sale sempre più vuote soprattutto nei giorni feriali

di Alberto Lupini
direttore
11 maggio 2026 | 16:53
 

Per anni il modello sembrava semplice: aumentano i costi, aumentano i prezzi. Oggi però qualcosa si sta rompendo. E non solo nel fast food. Dopo mesi in cui catene internazionali hanno iniziato a spingere su menu scontati, formule combo, pacchetti famiglia e offerte aggressive per riportare clienti nei locali, anche una parte della ristorazione tradizionale comincia a adeguarsi. Non per scelta ideologica, ma per necessità. Il caso della catena milanese Slowsud è interessante proprio per questo. In una città come Milano, dove il caro vita continua a comprimere consumi e uscite serali, il gruppo fondato da tre imprenditori siciliani ha deciso di fare l’opposto rispetto a molti concorrenti: abbassare i prezzi del 10%. Una mossa controcorrente mentre il settore continua a scaricare sui menu l’aumento di energia, trasporti e materie prime.

Il caso Slowsud a Milano e la strategia controcorrente

Dietro non c’è solo marketing. C’è la fotografia di un mercato che sta cambiando velocemente. A marzo la catena aveva registrato un calo clienti del 20%, ridotto al 10% ad aprile grazie alla bella stagione. In più c’è un segnale che ormai molti ristoratori conoscono bene: durante la settimana i locali si svuotano, mentre il lavoro si concentra nel weekend. La clientela esce meno, controlla di più lo scontrino e seleziona con attenzione dove spendere.

Slowsud ha deciso di abbassare i prezzi del 10%
Slowsud ha deciso di abbassare i prezzi del 10%

Inflazione, costi e consumi: il nuovo equilibrio del settore

Ed è qui che il parallelismo con il fast food diventa evidente. Negli Stati Uniti, ma ormai anche in Europa, grandi gruppi come McDonald’s, Burger King o KFC stanno tornando a spingere forte sulle offerte perché hanno capito che il consumatore post-inflazione non reagisce più soltanto alla qualità o al marchio: reagisce alla percezione del valore. E la ristorazione tradizionale, lentamente, sta entrando nello stesso territorio. Non significa trasformare le trattorie in fast food. Significa però accettare che il prezzo torna a essere centrale. Per anni una parte del settore ha vissuto sull’idea che il cliente avrebbe continuato a pagare qualsiasi aumento pur di mangiare fuori. Ma il meccanismo si sta inceppando. Quando uno scontrino supera certe soglie, il cliente semplicemente riduce le uscite. E se poi ci aggiungiamo rincari assurdi sul vino la situazione diventa da allarme rosso

La Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) lo conferma: nel 2025 i prezzi medi dei menu sono saliti del 3,2%, mentre le imprese attive sono diminuite dell’1%. In pratica questi significa che non tutti riescono più a reggere il nuovo equilibrio. Slowsud, come spiega il Corriere della sera, prova allora una strada diversa: margini più bassi, prezzi più accessibili e maggiore rotazione dei tavoli. Lo scontrino medio passa da 33 a 27 euro. Una scelta rischiosa, soprattutto in un momento in cui gli stessi imprenditori dichiarano aumenti di costo tra il 30% e il 40%. Ma è anche un segnale culturale: la ristorazione sta tornando a interrogarsi su quanto il cliente sia realmente disposto a spendere.

Webinar 19 maggio

Menu, formule e combo: il ritorno della convenienza percepita

E forse il vero tema è proprio questo. Dopo anni di “premiumizzazione” forzata - menu degustazione, rincari sul vino, format sempre più costruiti sull’idea un po’ perversa e masochistica “dell’esperienza” (non capisco cosa mangio ma è una cosa nuova…) - il mercato sembra chiedere qualcosa di più semplice: uscire senza sentirsi economicamente sotto pressione.

La logica del “combo menu” sta entrando anche nella ristorazione urbana contemporanea
La logica del “combo menu” sta entrando anche nella ristorazione urbana contemporanea

Non è un caso che stiano funzionando i bistrot, le formule condivise, i menu fissi intelligenti, i pacchetti aperitivo-cena e le proposte dal prezzo leggibile. La logica del “combo menu”, che sembrava confinata ai colossi del fast food, entra così anche nella ristorazione urbana contemporanea. Magari con linguaggi diversi, più eleganti e meno espliciti, ma il principio economico è identico: aumentare la percezione di convenienza per non perdere clienti. Perché il rischio, altrimenti, è chiaro: avere locali belli, cucine curate, ottimi prodotti… e sale mezze vuote dal lunedì al giovedì.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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