L’estate italiana ha un rito che si ripete con puntualità. Cambiano il ristorante, il luogo e lo scontrino, ma la polemica è sempre la stessa. Questa volta al centro del dibattito c’è il conto di 532 euro pagato da alcuni clienti da Zuma Porto Cervo, uno dei ristoranti più esclusivi della Costa Smeralda, in Sardegna. A incendiare i social non è stato tanto il totale, quanto alcune singole voci: l’astice arrosto a 125 euro, il coperto da 15 euro, l’acqua a 12 euro e soprattutto il caffè a 10 euro

Lo scontrino al centro delle polemiche
Lo scontrino al centro delle polemiche

Il Fatto Quotidiano ha raccolto commenti di ogni tipo all’insegna del populismo. C’è chi grida allo scandalo e chi, invece, invita a guardare il contesto. «Normale, è Porto Cervo. È una tua scelta stare con i vip», scrive un lettore. Un altro aggiunge: «Mi fa saltare dalla sedia chi va a mangiare in ristoranti esclusivi di luoghi ancor più esclusivi e poi pubblica lo scontrino sui social». Ed è proprio questo il punto.

Prima di indignarsi servono quattro risposte

Prima di trasformare uno scontrino in un caso nazionale bisognerebbe porsi alcune domande molto semplici.

  • I prezzi erano indicati nel menu?
  • Qualcuno ha obbligato quei clienti a entrare?
  • Esistevano altri ristoranti dove cenare?
  • Chi ha prenotato sapeva di trovarsi in uno dei locali più esclusivi della Costa Smeralda?
L'Omakase menu proposto da Zuma
L'Omakase menu proposto da Zuma

Se la risposta è sì, allora il tema cambia completamente. Non stiamo parlando di un inganno, ma di una libera scelta. E la libertà comprende anche quella di spendere molto, se lo si desidera. E di esprimere un parere sulla qualitá dei piatti o sul servizio, ma non un pianto da coccodrillo stupido solo sul prezzo…

Il lusso non si misura con il metro della normalità

Ogni anno, e in estate col caldo ancora di più, il copione si ripete. Prima le pizze di Carlo Cracco, poi quelle di Flavio Briatore, oggi il caffè di Porto Cervo. Come se un ristorante di alta gamma dovesse essere giudicato con gli stessi parametri di una trattoria di quartiere. È un ragionamento che non applichiamo in nessun altro settore.

Nessuno si scandalizza se una Ferrari costa decine di volte più di una Panda, pur servendo entrambe per andare dallo stesso punto A al punto B. Nessuno pretende che una suite in un hotel a cinque stelle abbia il prezzo di una pensione. Perché allora un ristorante dovrebbe rinunciare al proprio posizionamento?

Un caffè non è solo un caffè

Per decenni si è discusso del prezzo dell’espresso al Florian di Piazza San Marco a Venezoa. Ma davvero qualcuno pensa che bere un caffè in uno dei locali storici più famosi del mondo, in un contesto ambientale, unico debba costare come consumarlo in un piccolo bar anonimo, magari senza finestre e in un vicolo?

Cos’è Zuma Porto Cervo

Zuma è uno dei marchi più conosciuti al mondo della cucina giapponese contemporanea. Nato a Londra nel 2002 da un’idea dello chef Rainer Becker, oggi è presente in grandi capitali internazionali come Londra, Dubai, New York, Roma, Miami e Las Vegas, oltre che in alcune destinazioni stagionali di lusso. 

La sede di Porto Cervo, ospitata al Cervo Tennis Club con vista sulla marina della Costa Smeralda, propone una cucina ispirata alla tradizione giapponese izakaya, con sushi, sashimi, piatti alla robata e specialità come l’astice arrosto da 125 euro. Il locale è aperto durante la stagione estiva ed è rivolto a una clientela internazionale alla ricerca di un’esperienza gastronomica di alta gamma. 

In quel prezzo non c’è soltanto il caffè. Ci sono la posizione, il servizio, l’atmosfera, gli investimenti, il personale, gli affitti, le tasse e il valore di un luogo che il cliente sceglie liberamente di vivere. Lo stesso vale per Porto Cervo.

Difendere il consumatore significa pretendere trasparenza

Il consumatore va tutelato sempre, ma dagli inganni, non dalle proprie decisioni. Se un prezzo non è indicato, se vengono aggiunti costi nascosti o se il conto non rispetta il menu, allora è giusto intervenire. Ma se il listino è chiaro e nessuno obbliga a sedersi a quel tavolo, trasformare ogni estate uno scontrino in un caso mediatico significa confondere la tutela del consumatore con la limitazione della libertà d’impresa.

La sala di Zuma a Porto Cervo
La sala di Zuma a Porto Cervo

In un Paese libero ciascuno deve poter scegliere dove mangiare, quanto spendere e quale esperienza acquistare. Così come ciascun imprenditore deve poter decidere il proprio posizionamento, lasciando al mercato il compito di premiarlo oppure di punirlo.

Forse il vero tema non è un caffè da 10 euro. È ricordarsi che la libertà ha un prezzo. E, per fortuna, non è lo Stato né i social a stabilirlo.