IN TOSCANA

Dentro Monteverdi Tuscany, il borgo della Val d'Orcia rinato intorno all'ospitalità
Il progetto voluto da Michael L. Cioffi ha recuperato gli edifici storici trasformandoli in camere, spazi culturali e luoghi dedicati al benessere, mantenendo un legame stretto con l'identità del paese. Fra questi c'è Oreade, il fine dining guidato da Riccardo Bacciottini, dove prodotti locali, erbe spontanee e stagioni raccontano la Toscana
Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che si vivono. Monteverdi Tuscany appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Arroccato nel minuscolo borgo medievale di Castiglioncello del Trinoro, nel cuore della Val d'Orcia, questo raffinato hotel diffuso non è soltanto una struttura ricettiva di lusso, ma un progetto culturale che ha restituito vita e identità a un paese destinato all'abbandono. Un esempio di ospitalità evoluta che ha saputo trasformare la conservazione del patrimonio storico in un'esperienza contemporanea capace di attrarre viaggiatori da tutto il mondo.
La sensazione che si prova arrivando a Monteverdi è quella di entrare in una dimensione sospesa. Le antiche abitazioni in pietra dialogano con il paesaggio delle colline senesi, mentre il silenzio della campagna toscana diventa parte integrante dell'esperienza. Il merito va alla visione del fondatore Michael L. Cioffi, avvocato newyorkese che negli anni ha dato forma a un progetto capace di unire ospitalità, arte, benessere, cultura e gastronomia in un unico racconto coerente.
Quando l'ospitalità restituisce vita a un borgo
Oggi Monteverdi Tuscany è molto più di un boutique hotel: comprende 30 suite distribuite nel borgo, una spa, una galleria d'arte, una chiesa medievale trasformata in spazio per concerti e incontri culturali, una culinary academy e diversificate proposte gastronomiche. Lo studio di architettura Ilaria Miani ha saputo valorizzare ogni dettaglio del borgo, donando una nuova vita a ciascun ambiente, con addirittura una continuità tematica, come ad esempio quella che un tempo era la scuola del borgo oggi è l'academy, ma possiamo continuare per il negozio, il bar, l'osteria, ecc… Ed è proprio la proposta gastronomica che rappresenta uno dei punti di forza dell'intera destinazione; il capitolo più recente e forse più ambizioso della sua evoluzione: Oreade.
Oreade, il volto contemporaneo della Toscana
Il nome richiama le ninfe delle montagne della mitologia greca, figure legate alla natura e ai boschi. Un riferimento che non appare casuale. Oreade nasce infatti come omaggio al paesaggio che lo circonda e alla forza generatrice della terra toscana. Qui la cucina non si limita a interpretare il territorio: ne diventa espressione diretta. Il ristorante fine dining, aperto esclusivamente a cena, punta su un'esperienza raccolta e altamente personalizzata.
Lo spazio, progettato da Foster + Partners, è stato concepito come un'estensione naturale della filosofia gastronomica. Pietra recuperata, legno d'ulivo, elementi artigianali e una ricerca estetica essenziale costruiscono un ambiente che invita alla contemplazione e mette il cibo al centro della scena. L'impressione è quella di trovarsi in un rifugio contemporaneo dove architettura, design e cucina dialogano senza sovrapporsi. Tutto contribuisce a raccontare una Toscana autentica ma libera dagli stereotipi.
La firma di Riccardo Bacciottini
A guidare Oreade è lo chef Riccardo Bacciottini, professionista toscano con un percorso internazionale che comprende esperienze in cucine di altissimo livello, da Parigi a Londra fino al Noma di Copenaghen, considerato uno dei ristoranti più influenti al mondo. Un bagaglio che emerge nella tecnica e nella sensibilità gastronomica, senza mai tradursi in esercizio di stile. La sua cucina parte dalla materia prima e dal rispetto del territorio.
Erbe spontanee, funghi raccolti nei boschi, fiori eduli, carni provenienti da allevamenti selezionati, grani antichi e prodotti locali diventano gli strumenti attraverso cui raccontare la biodiversità della Toscana contemporanea. L'approccio è sostenibile e profondamente identitario. I piatti nascono da ingredienti semplici che vengono trasformati con precisione tecnica e sensibilità moderna. Non c'è volontà di stupire a tutti i costi, ma di costruire un dialogo tra memoria e innovazione, tra paesaggio e tavola.
Un viaggio attraverso il territorio
I percorsi degustazione rappresentano il cuore dell'esperienza. Seguono il ritmo delle stagioni e accompagnano l'ospite in un itinerario che attraversa campagne, boschi, montagne e suggestioni marine, restituendo una fotografia gastronomica della Toscana meno conosciuta. Ogni portata sembra nascere da un dialogo con il paesaggio circostante. La vegetazione spontanea, i profumi dei campi, la cultura agricola e pastorale della Val d'Orcia trovano spazio in composizioni eleganti e contemporanee che mantengono sempre una forte leggibilità. La sensazione, durante la degustazione, è quella di percorrere idealmente le strade bianche che attraversano queste colline patrimonio Unesco, fermandosi a osservare dettagli spesso invisibili a uno sguardo distratto. È una cucina che invita alla riflessione, ma che non rinuncia alla piacevolezza e all'immediatezza del gusto.
Quando il fine pasto diventa un’esperienza
Nell’imponente progetto di Monteverdi Tuscany, dove tutto è curato al minimo dettaglio, non poteva mancare il valore aggiunto offerto da una pasticceria interna dedicata, capitanata dall’executive pastry chef Luigi Margiovanni. Ci si rende conto della preziosa brigata già dal pane e dai lievitati proposti a colazione, ma è alla fine della cena all’Oreade che lo chef dà il meglio di sé, interpretando rigorosamente la sua regola dei “tre ingredienti principali” per coinvolgere tutti i sensi in un percorso dolce straordinario, che culmina con la portata dolce principale, una vera e propria opera d’arte per gli occhi e per il palato, pur con un filone semplice e comprensibile.
L'ospitalità come valore aggiunto
In un contesto come Monteverdi Tuscany sarebbe facile concentrarsi esclusivamente sulla spettacolarità della location. Oreade dimostra invece come il vero lusso risieda nella capacità di creare relazioni e di offrire autenticità. La sala, guidata da Giuseppe Pio Iannicelli, accompagna l'esperienza con discrezione e competenza, mentre la selezione enologica valorizza il patrimonio vitivinicolo toscano e italiano con abbinamenti pensati per esaltare il racconto gastronomico dello chef.
Estremamente interessante la proposta no alcool, dove l’alternanza di prodotti home made e bevande alternative di varia provenienza, anche internazionale, offre un gioco piacevole e curioso. L'impressione complessiva è quella di un progetto maturo, in cui ogni elemento contribuisce a definire un'identità precisa. Non un ristorante d'albergo, ma una destinazione gastronomica capace di vivere di luce propria.
Una destinazione che guarda al futuro
Monteverdi Tuscany rappresenta oggi uno degli esempi più interessanti di come l'ospitalità italiana possa evolvere senza perdere il legame con le proprie radici. Il recupero del borgo, l'attenzione alla cultura, il dialogo con l'arte contemporanea e la valorizzazione della gastronomia locale costruiscono un modello che va oltre il semplice concetto di lusso. Oreade ne è probabilmente la sintesi più efficace. Un luogo dove il territorio si trasforma in racconto gastronomico e dove la cucina diventa strumento di interpretazione culturale.
In una Toscana spesso raccontata attraverso immagini ormai consolidate, Oreade offre uno sguardo diverso: più intimo, più contemporaneo e forse proprio per questo più autentico. Un indirizzo destinato a entrare rapidamente tra le mete di riferimento dell'alta ristorazione regionale e una ragione in più per raggiungere quel piccolo angolo di Val d'Orcia dove il tempo sembra ancora seguire un ritmo tutto suo.


