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di Marco Di Giovanni
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Fontana, il Governatore tira e molla:
Riaprire? Solo se lo dice la scienza

Fontana, il Governatore tira e molla:  
Riaprire? Solo se lo dice la scienza
Fontana, il Governatore tira e molla: Riaprire? Solo se lo dice la scienza
Pubblicato il 17 aprile 2020 | 11:30

Il presidente della Lombardia spiazza: «Se la scienza dice di restare chiusi, chiudiamo». Affermazione in controtendenza rispetto a quanto affermato fino a poche ore fa.

La Lombardia non è solo la Regione più colpita dall'emergenza coronavirus... È anche la più confusa nel gestirla. Questo almeno è quello che, inevitabilmente, qualunque lombardo è portato a pensare alla luce dell'ultimo intervento del Governatore Attilio Fontana in merito alla "fase 2" che dovrebbe avviarsi a partire dal 4 maggio: «Se la scienza ci dirà che dobbiamo stare chiusi, staremo chiusi».

Attilio Fontana - Fontana, il Governatore tira e molla:  Riaprire? Solo se lo dice la scienza
Attilio Fontana

Fontana, nel goffo tentativo di prendere decisioni per fronteggiare la diffusione del virus, pare non sappia più che pesci pigliare. Per rendere l'idea, bisogna fare un passo indietro alle ultime settimane. Settimane nelle quali il Governatore, insieme a Regione Lombardia, ha sempre scelto la linea dura, introducendo ordinanze atte a limitare maggiormente le poche libertà concesse dai decreti firmati dal Governo.

Già dal dpcm del 22 marzo Fontana ha chiarito che «in Lombardia vale la mia ordinanza», creando una frattura tra Regione e Governo (poi chiarita da Conte: «Regioni che desiderano imporre misure più severe possono farlo»). La cosa si è ripetuta con l'ultima direttiva del Governo, volta a riaprire librerie, cartolibrerie e negozi per articoli destinati a bambini e neonati: anche qui Fontana ha concesso l'apertura dell'ultima delle tre categorie di attività, proibendo le prime due. Nel mezzo di una gestione dimostratasi nel tempo non ottimale (specialmente a livello sanitario), se non altro Fontana ha dimostrato coerenza. Una coerenza abbandonata negli ultimi giorni, quando, apparentemente senza un fatto che portasse ad una conclusione diversa, ha deciso di fare della Lombardia la regione pilota per la riapertura delle attività il 4 maggio.

Stupiti tutti: dal Governo, che la Repubblica ha definito "sorpreso", al primo cittadino di Milano Giuseppe Sala, che senza mezzi termini ha chiarito: «Prima si scontra col Governo per limitare le attività e le uscite, poi liberi tutti...». Il suo criterio di riapertura basato sulle 4 D (distanza, dispositivi, digitalizzazione e diagnosi) si sono trasformate in uno slogan criticanto anche da molti epidemiologi.

Le sue dichiarazioni non hanno lasciato molti dubbi, fino al recentissimo intervento del Governatore a Mattino Cinque: «Se la scienza ci dirà che dobbiamo stare chiusi - ha detto - staremo chiusi. Credo che si sia voluto interpretare in modo malevolo il mio intervento».

Ha proseguito Fontana: «La condizione ineludibile per parlare di riapertura è il via libera della scienza e degli esperti e di chi sa interpretare l'evoluzione epidemiologica del virus. Se la scienza ci dirà che dobbiamo stare chiusi, staremo chiusi. La riapertura comporterà una serie di cambiamenti sostanziali nei comportamenti, dobbiamo farci trovare pronti se l'evoluzione dell'epidemia dovesse andare in senso positivo, se ci fossero le condizioni di riaprire il 4 maggio dovremmo essere pronti. La riapertura non dovrà prescindere dalla salute e dalla sicurezza di cittadini e lavoratori».

«Ogni regione deve presentare il proprio progetto e le proprie idee e ci deve essere un confronto. Ascolteremo le esigenze di tutti e faremo la sintesi. Bisogna ragionare sugli interventi che regione e Stato dovranno promuovere per favorire la ripresa economica, sono tanti gli argomenti da affrontare».

Insomma, Fontana ha chiarito la sua posizione, per così dire. Nella speranza, naturalmente, non ci siano altre "cattive interpretazioni" da parte dei lombardi e degli italiani che "da fuori" seguono la vicenda. Una vicenda oscillante, bisogna dirlo, da parte del Governatore leghista, che pare un po' seguire le orme del suo capogruppo Salvini, dal suo aprire le Chiese per Pasqua al complimentarsi qualche giorno dopo per la chiusura delle librerie, perché «prima viene la salute».

Il Governatore, poi, sfoggia senza paura il suo punto di vista sulla questione Rsa, oggi nel mirino della magistratura: «Aspetto con estrema serenità l'esito - dice, riferendosi alle indagini - Noi abbiamo fatto una delibera proposta dai nostri tecnici, i nostri tecnici ci hanno detto che a determinate condizioni (con reparti indipendenti dal resto della struttura e con addetti dedicati esclusivamente ai malati Covid) si poteva fare». Prosegue: «Noi abbiamo fatto una proposta e le case di riposo che avevano queste condizioni hanno aderito. Non bisogna dimenticare che è stata fatta una scelta perché non c'era più posto negli ospedali e non poteva essere curata a casa».

Finita la spiegazione, l'ormai classica "distribuzione delle colpe" (classica, in memoria dell'attribuzione delle doppie colpe e tra Regione Lombardia e Governo per la zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo e tra Regione e comune di Milano per la gestione nelle Rsa). Prima alla scienza: «Sono stati i nostri tecnici a fare la proposta e a valutare le singole case di riposo, noi ci siamo adeguati». Poi la precisazione, per scaricarsi ancora un po': la responsabilità del controllo sulle case di riposo e sulle condizioni «è dell'Ats che si è recata sul posto e ha valutato se ci fossero le condizioni».

Conclude: «Su 705 case di riposo in Lombardia solo 15 avevano le condizioni e hanno accettato». Come numero di decessi queste strutture «sono leggermente sotto la media», dice (forse forte della pubblicità di "vite salvate" che la Lombardia ha deciso di fare in tutta la Regione durante le indagini).

© Riproduzione riservata


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Alberto Lupini


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