VIA DAL TRENTINO
Mele, con il caldo record parte la raccolta: produzione italiana in calo del 2%
La raccolta delle mele 2026 parte dal Trentino in una stagione segnata dal caldo record. Atteso un raccolto italiano di 2,27 miliardi di chili, in calo del 2%, mentre l’Europa registra una flessione del 17%
Con il caldo record di questa estate prende il via in Italia la raccolta delle mele, uno dei frutti più consumati dagli italiani e tra le produzioni ortofrutticole più importanti anche sul fronte dell’export. La campagna 2026 si apre però in un contesto segnato dagli effetti del clima e dall’aumento dei costi di produzione, mentre sui mercati europei è attesa una riduzione significativa dei raccolti.
La raccolta delle mele parte dal Trentino
L’avvio della campagna è stato segnato dalla raccolta delle prime Gala nell’azienda Furlani di Trento, in Trentino-Alto Adige, principale area produttiva italiana. Qui la raccolta delle varietà precoci apre un calendario che proseguirà tra settembre e ottobre con le tipologie a maturazione intermedia, per arrivare fino ai primi giorni di novembre con le varietà più tardive. Secondo le stime di Coldiretti su dati Prognosfruit, il raccolto italiano 2026 dovrebbe attestarsi intorno ai 2,27 miliardi di chili, con una flessione del 2% rispetto all'anno precedente. Il dato nazionale nasconde tuttavia differenze tra i diversi territori produttivi, che stanno affrontando in modo diverso gli effetti delle condizioni meteorologiche. Il tema climatico è infatti centrale per la nuova campagna. Le temperature elevate hanno accompagnato una stagione nella quale le imprese agricole devono fare i conti non soltanto con l'andamento della produzione, ma anche con l'aumento dei costi e con le conseguenze delle tensioni internazionali sulle attività agricole.
Italia secondo produttore europeo dopo la Polonia
L’Italia mantiene una posizione di rilievo nel panorama europeo. Con oltre due terzi della produzione nazionale, il Trentino-Alto Adige rappresenta il principale bacino produttivo, seguito dagli altri territori vocati alla coltivazione delle mele. Nel 2025 le esportazioni italiane hanno superato, in quantità, il miliardo di chili, confermando il ruolo della mela tra i prodotti ortofrutticoli più importanti per l'export agroalimentare italiano. Secondo l'analisi di Coldiretti su dati Istat, nello stesso anno il valore delle esportazioni ha sfiorato 1,2 miliardi di euro. L’Italia è il secondo produttore europeo di mele, alle spalle della Polonia. Proprio quest'ultima, però, si prepara a una stagione particolarmente difficile, con una previsione di raccolto in calo del 30%. Seguono Francia e Germania. Nel complesso, secondo le stime disponibili, la produzione europea dovrebbe diminuire del 17% rispetto alla precedente campagna.
Sei denominazioni raccontano la biodiversità italiana
La produzione nazionale si distingue anche per la varietà dei territori e delle cultivar. L’Italia può contare su sei denominazioni di qualità riconosciute dall’Unione europea, che rappresentano alcune delle principali espressioni territoriali della melicoltura italiana: Mela Val di Non Dop, Mela Alto Adige Igp, Mela del Trentino Igp, Melannurca Campana Igp, Mela Valtellina Igp e Mela Rossa Cuneo Igp. Una biodiversità che si riflette anche nel calendario della raccolta. La Gala apre la stagione, ma nei prossimi mesi toccherà alle numerose altre varietà coltivate nei diversi comprensori italiani, fino alle mele a maturazione tardiva che saranno raccolte all'inizio di novembre.
Il clima diventa una variabile della campagna
L'avvio anticipato della raccolta si inserisce in una stagione nella quale il clima rappresenta una delle principali variabili per l'agricoltura italiana. Le temperature record possono modificare i tempi di maturazione e rendere più complessa la gestione delle operazioni in campo, soprattutto nelle fasi in cui raccolta, disponibilità di manodopera e condizioni meteorologiche devono trovare un equilibrio. Per la melicoltura italiana, dunque, la campagna 2026 non riguarda soltanto la quantità finale del raccolto. Il risultato dovrà essere valutato anche alla luce della capacità delle imprese di affrontare costi crescenti, cambiamenti climatici e andamento dei mercati internazionali. La raccolta appena iniziata permetterà nelle prossime settimane di verificare più precisamente quantità e qualità delle mele italiane, fornendo un quadro più aggiornato sull'andamento della stagione. Un passaggio importante per una filiera che ha nel mercato interno e nell'esportazione due dei suoi principali sbocchi commerciali.

