NEL VERBANO
Ristoratore nei guai per 780mila euro di debiti: sequestrati Ferrari e Rolex
Un ristoratore del Verbano aveva oltre 780mila euro di debiti fiscali. La Guardia di Finanza ha sequestrato una Ferrari F8, un Rolex e oltre 346mila euro in contanti. Due gli indagati per frode fiscale e autoriciclaggio
Un ristoratore del Verbano con oltre 780mila euro di debiti fiscali è al centro di un’indagine della Procura della Repubblica di Verbania. Il 1° ottobre la Guardia di Finanza del Comando provinciale del Verbano-Cusio-Ossola ha eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, nei confronti del titolare di una ditta individuale attiva nella ristorazione e del fratello, dipendente e institore dell’impresa. L’operazione nasce dagli accertamenti sulla posizione debitoria del titolare nei confronti dell’Erario. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a fronte di cartelle esattoriali rimaste insolute per più di 780mila euro, sarebbero emersi movimenti finanziari e disponibilità patrimoniali ritenuti incompatibili con la situazione dichiarata.
Oltre 220mila euro trasferiti dai conti dell’impresa
Le verifiche del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza hanno preso in esame i rapporti bancari tra il 2021 e il 2025. Secondo l’ipotesi accusatoria, dai conti dell’impresa sarebbero stati drenati oltre 220mila euro, attraverso prelievi in contanti e bonifici verso i conti personali dei familiari, privi secondo gli investigatori di una giustificazione aziendale. Una parte delle somme, sempre secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe confluita sul conto del fratello attraverso versamenti in contanti per oltre 100mila euro. Da quel conto sarebbero poi state pagate le rate dei finanziamenti utilizzati per l’acquisto di alcune automobili di lusso.
Tra gli elementi esaminati dagli investigatori ci sono anche le automobili nella disponibilità del fratello, formalmente intestate a quest’ultimo nonostante, secondo la Guardia di Finanza, il reddito da lavoro dipendente dichiarato fosse modesto. La ricostruzione dei movimenti patrimoniali comprende una Ferrari 458 e una BMW M2, che nell'aprile 2026 sarebbero state rivendute. Al loro posto sarebbe arrivata una Ferrari F8 Coupé dal valore superiore a 280mila euro, risultata nella disponibilità di fatto di entrambi i fratelli. Secondo gli inquirenti, la successione degli acquisti e delle vendite potrebbe essere riconducibile a un meccanismo finalizzato a sottrarre risorse alla possibilità di recupero da parte dell’Erario. Si tratta, anche in questo caso, di una ricostruzione investigativa che dovrà essere verificata nel corso del procedimento.
Sequestrati Ferrari, Rolex e oltre 346mila euro
In esecuzione del provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Verbania su richiesta della Procura, sono stati sequestrati la Ferrari F8 Coupé, un Rolex Oyster e denaro contante per un valore complessivo superiore a 346mila euro, fino alla concorrenza del profitto dei reati ipotizzati. Ai due indagati sono contestate, a vario titolo, le ipotesi di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, prevista dall’articolo 11 del decreto legislativo 74/2000, e di autoriciclaggio, previsto dall’articolo 648-ter.1 del Codice penale. L'inchiesta è coordinata dalla Procura della Repubblica di Verbania e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del Verbano-Cusio-Ossola.
L’operazione rientra nell’attività della Guardia di Finanza sul fronte della riscossione dei debiti tributari e delle condotte attraverso le quali un debitore può, secondo l’ipotesi degli investigatori, sottrarre beni e risorse alle procedure di recupero. Il caso riguarda dunque anche un tema particolarmente rilevante per le imprese della ristorazione: il rapporto tra debiti fiscali, disponibilità patrimoniali e trasferimenti di denaro tra conti personali e aziendali. In questo procedimento, tuttavia, le responsabilità dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie. Il procedimento penale si trova infatti nella fase delle indagini preliminari. Il sequestro è una misura cautelare suscettibile di impugnazione e gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

