Il dibattito sulla birra artigianale si è rapidamente concluso grazie all'intervento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha chiarito l'ambito di applicazione della legge 34/2026 dedicata alle piccole e medie imprese. La questione riguardava l'utilizzo della definizione di birra artigianale da parte dei produttori non iscritti all'Albo delle imprese artigiane, ma pienamente conformi alla normativa di settore.

Il provvedimento prevedeva infatti restrizioni all'utilizzo del termine "artigianale", con il rischio di creare difficoltà a numerosi microbirrifici e ai birrifici agricoli, che producono birra senza ricorrere a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. L'intervento di Unionbirrai, insieme alle preoccupazioni espresse dal mondo della distribuzione, ha favorito un rapido chiarimento. Il Mimit ha precisato che la normativa non riguarda i prodotti disciplinati da leggi speciali, indicando espressamente la birra artigianale tra le eccezioni.

I birrifici artigianali potranno continuare la produzione anche non essendo iscritti
I birrifici artigianali potranno continuare la produzione anche non essendo iscritti all'Albo delle imprese artigiane

La revisione della legge del 1970 e il futuro della birra italiana

Risolta la questione più urgente, il comparto guarda ora alla revisione delle norme che regolano le caratteristiche qualitative e analitiche della birra, ancora legate al Dpr 1498 del 1970. La modifica normativa, sostenuta dal senatore Luca De Carlo, dovrebbe tradursi in un decreto congiunto dei Ministeri dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, delle Imprese e del Made in Italy e dell'Economia e delle Finanze, atteso entro l'autunno del 2026.

Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai
Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai

«La normativa attuale - chiarisce Vittorio Ferraris, presidente Unionbirrai - è costruita su un modello di birra che “non esiste più”: quella degli anni Sessanta, bionda, limpida, stabile, con caratteristiche standard molto precise. Oggi la produzione brassicola, soprattutto artigianale, è completamente diversa, anche perché la definizione stessa esclude microfiltrazione e pastorizzazione, portando naturalmente a prodotti con caratteristiche differenti».

Acidità, invecchiamento e limpidezza: i parametri da aggiornare

Secondo gli operatori del settore, uno degli aspetti principali riguarda l'acidità della birra, influenzata dall'impiego di ingredienti come frutta e mosto d'uva. «Il primo è l'acidità - chiosa Ferraris - perché l'innovazione ha introdotto l'utilizzo di materie prime alternative, come la frutta o il mosto di vino, portando in dote livelli di acidità più elevati e quindi un ph più basso rispetto a quanto previsto dalla normativa attuale».

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Anche le tecniche di affinamento e l'invecchiamento in botte richiedono una revisione dei parametri. Lo stesso discorso vale per la carbonazione e per la limpidezza, poiché molte birre artigianali si presentano naturalmente opalescenti o velate.

Dalle birre analcoliche alla riforma del comparto brassicolo

Tra i temi al centro del confronto figurano anche le birre low e no alcol, un segmento in crescita che continua a fare riferimento a un quadro normativo ormai datato.

L'obiettivo è arrivare a una riforma complessiva capace di coinvolgere l'intero settore, da quello industriale a quello agricolo e artigianale. Una prospettiva che il Governo considera sempre più necessaria per adeguare la normativa alla realtà del mercato brassicolo contemporaneo.