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Vino italiano, negli Usa l'export torna a crescere. Ma Uiv: «Presto per parlare di inversione»
A luglio l'export di vino italiano negli Usa cresce del 10% in valore e dell'1,3% nei volumi. Il gap dei primi sette mesi scende all'11%, ma il marketing year 2025/26 resta il peggiore dal 2015/16
Le esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti tornano a crescere a luglio, ma il dato non basta ancora per parlare di inversione di tendenza. Secondo l’Osservatorio dell’Unione italiana vini (Uiv), su dati ufficiali, nel mese le spedizioni hanno registrato un incremento tendenziale di quasi il 10% in valore, dell’1,3% nei volumi e di oltre l’8% nel prezzo medio. Il risultato consente di ridurre il divario accumulato dall’inizio dell’anno. Un miglioramento che arriva dopo mesi difficili e che, secondo Uiv, va letto anche considerando la particolare base di confronto del periodo estivo.
Export vino, il gap dei primi sette mesi scende all’11%
Il risultato di luglio porta il gap cumulato nei primi sette mesi dell’anno all’11%, rispetto al -14% registrato a giugno. Per agosto l’analisi dell’Uiv prevede un ulteriore miglioramento, con il dato che potrebbe assestarsi attorno al -9,5%. Anche la performance di agosto, secondo l’analisi di mercato, dovrebbe essere ancora più positiva. Il confronto va però fatto con un'estate 2025 che aveva registrato perdite complessive vicine al 30% nel bimestre. Il miglioramento di luglio, quindi, modifica il quadro dei primi mesi dell’anno, ma non cancella il risultato negativo accumulato. È su questo punto che interviene Paolo Castelletti, segretario generale Uiv.
Castelletti: «È presto per prefigurare una inversione di tendenza»
«È presto per prefigurare una inversione di tendenza delle spedizioni oltreoceano, anche perché i consumi statunitensi non stanno sin qui ripartendo in maniera significativa», commenta Castelletti. Il dato di luglio presenta comunque un elemento che l’Uiv considera rilevante: due mesi consecutivi con il segno positivo non si registravano dall’inizio del 2025. Secondo Castelletti, questo andamento consente di allentare una evidente tensione di mercato anche in vista degli appuntamenti autunnali con il trade americano, a partire dal Vinitaly a New York di ottobre.
La lettura resta però prudente. «Le insidie per il mercato europeo negli Usa sono ancora tutte lì», sottolinea Castelletti, indicando tra i fattori di rischio l’indagine per overcapacity con possibili ulteriori dazi, l’inflazione e il conseguente calo del potere di acquisto.
In questo scenario, aggiunge il segretario generale Uiv, la presenza oltreoceano assume ancora maggiore importanza.
Il marketing year 2025/26 è il peggiore dal 2015/16
Il dato mensile va inserito in un quadro più ampio. Sul piano statistico, l’Italia ha chiuso il marketing year compreso tra il 1° agosto 2025 e il 31 luglio 2026 con il peggior risultato della sua storia recente. A valori deflazionati, l’ultima annata commerciale si è chiusa a 1,634 miliardi di euro, il valore più basso dal marketing year 2015/2016. Lo stesso andamento negativo riguarda i volumi. Il confronto con le cinque annate commerciali precedenti conferma la dimensione della flessione: la variazione reale è pari al -15%. Il dato di luglio introduce quindi un elemento di miglioramento nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, ma arriva al termine di un marketing year che ha segnato una contrazione significativa.
Per questo, anche secondo la lettura dell’Uiv, il ritorno alla crescita mensile deve ancora essere verificato nei mesi successivi.Il risultato di luglio permette comunque di ridurre il disavanzo accumulato dall'inizio dell'anno. Nei primi sette mesi del 2026 il saldo resta negativo dell'11%, contro il -14% registrato a giugno. Per agosto, sulla base delle prime indicazioni, Uiv prevede un ulteriore miglioramento, con il gap che potrebbe scendere intorno al -9,5%. Il dato assume maggiore significato se si considera che due mesi consecutivi con esportazioni in crescita non si registravano dall'inizio del 2025. È però una sequenza ancora troppo breve per stabilire se il mercato americano stia effettivamente cambiando direzione. «È presto per prefigurare una inversione di tendenza delle spedizioni oltreoceano, anche perché i consumi statunitensi non stanno sin qui ripartendo in maniera significativa», sottolinea Paolo Castelletti, segretario generale Uiv. Il rimbalzo estivo va inoltre letto considerando la base di confronto: luglio e agosto 2025 avevano accumulato perdite complessive vicine al 30%.
Il prossimo test sarà l'autunno americano
Per il vino italiano gli Stati Uniti restano quindi un mercato centrale, ma in una fase di trasformazione e con più fattori di rischio rispetto al passato. Il dato di luglio riduce il passivo, quello di agosto potrebbe migliorarlo ulteriormente, ma la distanza da colmare resta ampia. «Due mesi consecutivi in segno positivo non si registravano dall'inizio del 2025 e allentano una evidente tensione di mercato», osserva Castelletti, indicando tra i prossimi appuntamenti anche Vinitaly a New York di ottobre, quando il settore italiano tornerà a confrontarsi direttamente con operatori e trade statunitensi. La vera questione, quindi, non è soltanto se l'export tornerà a crescere per uno o due mesi, ma se il mercato americano tornerà a esprimere una domanda sufficientemente solida da sostenere le esportazioni italiane nel medio periodo.

