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Serrande giù in 1.200 gallerie, la protesta dei centri commerciali contro le chiusure nei weekend

Diverse associazioni hanno aderito alla manifestazione per chiedere al Governo di rivedere la norma che vieta le aperture nei fine settimana. A soffrirne maggiormente, i punti vendita food&beverage

11 maggio 2021 | 10:45

Serrande giù in 1.200 gallerie, la protesta dei centri commerciali contro le chiusure nei weekend

Diverse associazioni hanno aderito alla manifestazione per chiedere al Governo di rivedere la norma che vieta le aperture nei fine settimana. A soffrirne maggiormente, i punti vendita food&beverage

11 maggio 2021 | 10:45

Serrande giù per 15 minuti in circa 1.200 gallerie commerciali su tutto il territorio italiano. È questa la protesta organizzata dal mondo dei centri commerciali per martedì 11 maggio. Obiettivo: spingere il Governo a rivedere la norma che impedisce l'apertura nei weekend. Un provvedimento che, come denunciano Ancd-Conad, Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, Cncc-Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali e Federdistribuzione, risulta incomprensibile dal momento che, di fatto, sospende nei festivi e pre-festivi le regole che funzionano durante la settimana.

Centri commerciali in protesta martedì 11 maggio Serrande giù in 1.200 gallerie La protesta dei centri commerciali
Centri commerciali in protesta martedì 11 maggio


Roberto Zoia (Cncc): «Inascoltati dal Governo, in gioco 780mila posti di lavoro»

Sul tema, Italia a Tavola aveva raggiunto Roberto Zoia, presidente del Cncc-Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali che aveva spiegato le ragioni della singolare manifestazione: «L’idea nasce dopo mesi di appelli, di proposte di collaborazione non accolte per confrontarsi su eventuali protocolli di sicurezza ancora più stringenti qualora necessari e, da ultimo, della richiesta inascoltata di un incontro con il Governo, per ricevere una spiegazione in merito alla recente decisione del tutto inattesa di non far riaprire le strutture 7 giorni su 7. Alla luce di tutto questo, abbiamo deciso che la manifestazione di protesta era necessaria: non per noi, ma per gli oltre 780mila lavoratori del settore».

Food&Beverage il settore più penalizzato

Fra le attività più penalizzate dalla chiusura nel weekend ci sono i punti vendita food&beverage che caratterizzano le food court di moltissimi centri commerciali: «Il weekend sono i giorni più importanti della settimana in termini di ricavi e fatturato. Per il settore F&B stiamo parlando di circa 70%. Quello che ci preoccupa più di tutto è che non c’è davvero più tempo da perdere: un’ulteriore perdita del 40% media del fatturato, causato dalla chiusura nei fine settimana, che si somma a oltre 12 mesi già in pesante contrazione, per molte aziende significa non avere la sostenibilità economica per reggere», aveva già spiegato Zoia.

Weekend VS. settimana: stesse regole, esiti diversi

Una situazione difficile, resa ancor più complicata da digerire se si pensa che, dall'inizio della pandemia, non si è registrato alcun focolaio covid nei centri commerciali. Anzi, l'apertura dei centri commerciali in qualche modo aiuterebbe ad abbassare i contagi: «Potendo aprire tutti i giorni della settimana e con orari prolungati, si contribuisce ad evitare assembramenti dando maggiori possibilità di scelta alle persone. Non solo: se le misure di sicurezza sono ritenute efficaci per la tutela della salute di dipendenti, fornitori e clienti così da consentire l’apertura delle attività nei centri commerciali da lunedì a venerdì, non ci riusciamo a capacitare del perché risultino non adeguate nel fine settimana, pur garantendo la medesima sicurezza nella gestione degli accessi e degli afflussi», aveva concluso Zoia.

«Siamo costernati, perché dall'inizio della pandemia noi abbiamo messo in campo tutte le attività possibili dal punto di vista della sicurezza sanitaria per i dipendenti e per i clienti - ha commentato il direttore del centro commerciale Le Gru, Davide Rossi - Continuiamo a investire centinaia di migliaia di euro e non riusciamo a capire come mai non venga riconosciuto questo nostro impegno costante, mentre per le attività a bordo strada il tenore è differente. Non riusciamo a spiegarci il perché del perdurare di questi divieti»

Il Governo verso la revisione delle riaperture e del coprifuoco

Ora la palla passa alla politica che è chiamata da più parti ad aggiornare il calendario delle riaperture e, contestualmente, l'orario in cui scatta il coprifuoco. Secondo il cronoprogramma stilato all'indomani dell'entrata in vigore dell'ultimo decreto (il 26 aprile), la data di riapertura dei centri commerciali nei fine settimana è stata indicata nel 15 maggio. Ma, come ha più volte ribadito il Governo con a capo Mario Draghi, tutto dipenderà dai dati del monitoraggio. Detto diversamente, c'è la possibilità di vedere spostata in avanti di una settimana (al 22 maggio) la riapertura nei festivi e pre-festivi.


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