La Giornata della Ristorazione 2026 rappresenta un momento di rilievo per l’intero comparto della ristorazione italiana, promossa da Fipe-Confcommercio e dedicata alla cultura dell’ospitalità. «L’istituzione della Giornata della Ristorazione è un risultato importante per tutto il settore. A Fipe-Confcommercio va riconosciuto il merito di aver portato avanti un percorso che dà forza al valore economico, sociale e culturale della ristorazione nella vita del Paese», dichiara Massimo Piacenti, Presidente di ANIR Confindustria.
Ristorazione collettiva e welfare alimentare nei servizi pubblici
La ristorazione collettiva si conferma un pilastro del sistema alimentare italiano, con un impatto diretto su scuole, ospedali, RSA, università, aziende e comunità. «Questa giornata richiama giustamente il valore dell’accoglienza, della convivialità e dell’esperienza della tavola. Ma la cultura italiana del cibo vive anche nei luoghi in cui ogni giorno milioni di persone studiano, lavorano, si curano e vengono assistite. La ristorazione collettiva è una componente fondamentale, spesso meno visibile, di questo sistema», prosegue Piacenti.
Massimo Piacenti, Presidente di ANIR Confindustria
Il cibo come servizio pubblico: sicurezza, qualità e organizzazione
Nei contesti collettivi il pasto assume il valore di servizio strutturato e continuativo, integrato nei sistemi di welfare. «Nelle scuole, negli ospedali, nelle RSA, nelle università, nelle aziende e nelle comunità il pasto non è un consumo occasionale. È un servizio organizzato, controllato, continuativo. Tiene insieme sicurezza alimentare, competenze professionali, filiere, logistica, sostenibilità e attenzione ai bisogni delle persone. È qui che il cibo diventa servizio pubblico».
Dati ANIR Confindustria: imprese, occupazione e valore economico
Secondo elaborazioni ANIR Confindustria su dati Istat, il comparto della ristorazione collettiva conta:
- quasi 3.900 imprese
- oltre 125.000 addetti
- circa 6,9 miliardi di euro di valore della produzione
Un sistema produttivo che contribuisce in modo significativo alla tenuta dei servizi essenziali e all’economia nazionale.
Qualità del cibo pubblico e responsabilità sociale
Il concetto di cibo pubblico è strettamente legato a salute, inclusione e formazione alimentare. «Il cibo pubblico non è un pasto qualsiasi: incide sulla salute, sull’educazione alimentare, sull’inclusione e sulla tenuta dei servizi essenziali. Per questo la qualità non può essere solo dichiarata. Deve essere progettata, misurata, controllata e garantita ogni giorno», sottolinea il Presidente di ANIR Confindustria.
Qualità e sicurezza, i pilastri nella preparazione dei pasti per la sanità pubblica
Grande ristorazione e visione del settore
La riflessione si estende alla Grande Ristorazione italiana, che comprende sia la ristorazione commerciale sia quella collettiva. «Quando un Paese parla della propria cultura alimentare deve guardare anche a ciò che accade nelle mense scolastiche, nei reparti ospedalieri, nei luoghi di lavoro e nelle comunità. In quei contesti il cibo incontra diritti, bisogni, fragilità e organizzazione sociale. È una responsabilità pubblica che merita pieno riconoscimento».
IMMENSE 2026: il futuro del cibo pubblico a Roma
Il confronto sul settore proseguirà con IMMENSE 2026, evento promosso da ANIR Confindustria il 15 settembre all’Ara Pacis di Roma. «Con IMMENSE vogliamo portare nel confronto nazionale il valore di un settore che produce ogni giorno qualità, lavoro e coesione. Grande Ristorazione significa riconoscere la dimensione industriale, sociale e organizzativa del comparto. Cibo pubblico significa assumere il pasto come parte dei servizi essenziali del Paese», afferma Piacenti.
Condizioni e prospettive della ristorazione collettiva
Il comparto richiede strumenti adeguati per garantire continuità e standard elevati: contratti sostenibili, revisione prezzi, formazione, controlli efficaci e gestione efficiente delle gare pubbliche. «La ristorazione collettiva è un settore ad alta intensità di manodopera e ad alta responsabilità sociale. Se il Paese chiede sicurezza, sostenibilità e qualità, deve mettere le imprese nelle condizioni di garantirle. Il futuro del cibo pubblico dipende da regole coerenti, competenze riconosciute e contratti capaci di reggere nel tempo», conclude Piacenti.