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di Marco Di Giovanni
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In discoteca a 2 metri di distanza
Conte inventa la Covid-Dance

In discoteca a 2 metri di distanza 
Conte inventa la Covid-Dance
In discoteca a 2 metri di distanza Conte inventa la Covid-Dance
Primo Piano del 10 giugno 2020 | 16:54

Si riapre dal 15 giugno, ma con diverse limitazioni, tra cui una distanza interpersonale in pista «impensabile» per il presidente delle discoteche (Silb) Maurizio Pasca. Riaprirà la metà dei locali Dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni ora si aspetta il Dpcm, ma non ci sono dubbi: «È tutto già deciso» .

Dal 15 giugno la Fase 2 arriva a compimento: riapre (quasi) tutto. All'appello mancheranno solo scuole e grandi eventi, ma il via libera ci sarà per centri estivi per bambini (sopra i tre anni), cinema, teatri, convegni e discoteche. Questo quanto deciso dalla Conferenza Stato-Regioni, decisione che verrà allegata all'imminente Dpcm del Consiglio dei Ministri. Sempre che non ci saranno modifiche, causa - ad esempio - un peggioramento dei dati aggiornati del monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore della sanità. Tuttavia, molte regole hanno provocato non pochi scetticismi. In particolare per quanto riguarda le discoteche. Ad aver "storto il naso" è stato proprio il presidente della Silb, l'Associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo Maurizio Pasca.

Se il Dpcm non apporterà modifiche a quanto deciso dalla Conferenza Stato-Regioni, l'unica maniera di far funzionare le piste in discoteca, sarà inventarsi un nuovo ballo. Ora la "palla" al Governo - In discoteca a 2 metri di distanza Conte inventa la Covid-Dance
L'unica maniera di far funzionare le piste in discoteca sarà inventarsi un nuovo ballo. Ora la "palla" al Governo

Abbiamo riflettuto con lui sulle misure previste per la riapertura delle discoteche, un settore «fino ad ora completamente dimenticato - ha puntualizzato Pasca - Le istituzioni in questi mesi non hanno speso per noi né un euro, né una parola». Dal 15 giugno le cose cambieranno? Insomma, fino a un certo punto.

I locali da ballo che potranno aprire saranno solo quelli all'aperto. Gli ingressi dovranno essere regolati e gli spazi riorganizzati per garantire un accesso ordinato ed evitare assembramenti. E fin qui, tutto bene. Qualche difficoltà in più si avrà sicuramente nelle misure da rispettare una volta "iniziata la serata". Tra le tante normative previste, infatti, c'è il distanziamento sociale obbligatorio di 1 metro, che diventano 2 metri quando si va in pista.

«Io ritengo sia qualcosa di inaccettabile - ci ha spiegato Maurizio Pasca - Aspettiamo il Dpcm del Governo, ma se le misure dovessero non variare, questa dei 2 metri è inapplicabile. Come ci si può immaginare ragazzi che ballano prestando attenzione in pista ai due metri di distanza?». Il presidente Silb proprio non ci sta. Tanto che, ci racconta, «ho scherzato con un giornalista del Times - perché anche i giornali d'Oltralpe si sono interessati a questa curiosa vicenda. Ci siamo detti, "tra i tanti provvedimenti probabilmente introdurranno anche un nuovo ballo che consenta i 2 metri di distanza interpersonale"».

I distanziamenti scelti dalla Conferenza Stato-Regioni servono anche per ridefinire la capienza massima del locale, quindi fortemente ridotta. «Non hanno pensato ai costi di gestione che le discoteche devono sostenere. Le discoteche hanno un'altissima pressione fiscale. Paghiamo l'Iva al 22%, diversamente da altre attività d'intrattenimento che la pagano al 10%, poi il 16% va per l'imposta d'intrattenimento e il 10% alla Siae. Stiamo parlando del 48% del biglietto d'ingresso che finisce in tasse. Se il costo di un biglietto d'ingresso è di 10 euro, 4,80 se ne vanno come imposizione fiscale. E i biglietti venduti saranno anche pochi, vista la capienza ridotta: per una pista da ballo di 100 mq posso far entrare soltanto 20 persone. Inimmaginabile».

Importante aggiungere che, data la distanza che si deve mantenere in pista, qualsiasi ballo di coppia è infattibile. Valzer, Mazurka e simili rimarranno un ricordo fino a che queste indicazioni non cambieranno. Ed è subito malumore in quelle località turistiche come la Romagna, dove ogni anno il ballo liscio tradizionale si affianca all'offerta di ballo in generale.

«Pur comprendendo la logica che sottiene queste linee - ha commentato l'assessore alle attività produttive di Rimini Jamil Sadegholvaad - sfugge a questi ragionamenti una fascia di pubblico per cui il ballo rappresenta un'insostituibile occasione di socialità: i non più giovanissimi per i quali l'appuntamento al circolo per fare qualche giro in pista è un appuntamento irrinunciabile. È la fascia maggiormente da tutelare, certo, ma crediamo che poter consentire almeno ai coniugi di poter continuare a danzare nei contesti di ritrovo sia importante per mantenere quella rete di legami indispensabili per il benessere delle persone più anziane».

Maurizio Pasca - In discoteca a 2 metri di distanza Conte inventa la Covid-Dance
Maurizio Pasca

«Parlando tra noi del settore - prosegue Pasca - si stima facilmente che almeno il 40-50% delle discoteche non riaprirà. I costi gestionali sarebbero troppo alti. Dalla Puglia mi sono già arrivate notizie di colleghi che non hanno intenzione di ricominciare l'attività con queste premesse».

E tra le conseguenze quali rischi si corrono? L'abusivismo, naturalmente. «I ragazzi hanno voglia di incontrarsi, di socializzare. Con le discoteche chiuse, andranno a cercare luoghi anche abusivi, situazione che già stiamo riscontrando verificarsi frequentemente. Prendono in affitto capannoni dismessi, masserie, fattorie, castelli, organizzano feste private... Non c'è alcun controllo».

Un controllo che invece le attività "ufficiali" sarebbero in grado di garantire, ad esempio con la misurazione della temperatura all'ingresso, o con altre misure previste dalla Conferenza Stato-Regioni, quali:
  • Un numero di addetti alla sorveglianza del rispetto del distanziamento
  • Contapersone per monitorare gli accessi
  • Garanzia di un sistema di prenotazione, pagamento ticket e compilazione di modulistica preferibilmente online al fine di evitare assembramenti
  • Un registro delle presenze per una durata di 14 giorni
  • La sistemazione di indumenti e oggetti personali in appositi sacchetti porta abiti nei guardaroba

C'è poi un'attenzione spiccata anche per il beverage: non è consentita la consumazione di bevande al banco. La somministrazione delle bevande può avvenire esclusivamente qualora sia possibile assicurare il mantenimento rigoroso della distanza interpersonale di almeno 1 metro tra i clienti, che dovranno accedere al banco in modalità orginata e, nel caso, contingentata.

«I nostri locali sono gli ultimi a riaprire, tralasciando queste condizioni. Poi però penso ad altri locali, come tanti bar e disco-pub, che sono già aperti da maggio. Penso a tutte le segnalazioni di movida che ho riscontrato. Ho tantissime foto, tantissimi video che mostrano una movida fuori controllo e nessuna verifica da parte delle forze dell'ordine, assembramenti di centinaia di persone a discapito di qualsiasi sicurezza. Perché allora è la nostra categoria a dover essere vittima, quando negli altri luoghi non vengono nemmeno rispettati i distanziamenti?».

Maurizio Pasca, nonostante il Dpcm non sia ancora nero su bianco, non è ottimista: «È vero, non possono essere i governatori a determinare l'apertura delle nostre attività. Ma sembra comunque che sia già tutto deciso. Alcuni presidenti di Regione, come Zaia per il Veneto e Musumeci per la Sicilia, hanno già da tempo dichiarato l'apertura di queste nostre attività dal 15 giugno».

Aperture che, a sentire il presidente Silb, hanno avuto non pochi pareri contrari in Conferenza Stato-Regioni, con assessori e tecnici che avrebbero preferito rinviarle. Sembra, insomma, una sorta di contentino con limitazioni talmente grandi da rendere vana la ripartenza.

Ci si dimentica, però, «che il nostro settore è parte integrante del turismo, è importante per l'economia del Paese»; come ci si dimentica che «il 60% delle nostre aziende è costituito da attività stagionali, che non riaprono dalla scorsa estate e che, se perdessero questa stagione, sarebbero costrette a riaprire nel 2021. Perdendo un intero anno di fatturato, ma pagando comunque tributi, tasse, affitti... Non so proprio dire quante ne rimarranno».

Maurizio Pasca lamenta in tutto questo la disattenzione da parte del Governo, da parte «dello stesso Ministro Franceschini», che «ha destinato le risorse ad altre attività dello spettacolo dimenticandosi del nostro settore. Risorse a circhi, teatri, cinema... ma niente per le discoteche. Il giocoliere del circo o la ballerina di teatro sono più importanti di un deejay forse?».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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