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di Sergio Cotti
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Per i locali un'altra quarantena
Un Maggio per tracciare la via

Per i locali un'altra quarantena 
Un Maggio per tracciare la via
Per i locali un'altra quarantena Un Maggio per tracciare la via
Primo Piano del 30 aprile 2020 | 07:25

La riapertura al 1° giugno lascia scontenti tutti i bar e ristoranti, ma le associazioni di categoria stanno cercando le soluzioni per ripartire tra un mese in sicurezza. Per questo, pubblici esercizi e hotel chiedono poche regole, chiare e sostenibili e hanno presentato al Governo dei protocolli per garantire regole sicure.

L’orizzonte è ancora troppo lontano: la notizia della riapertura di bar e ristoranti il prossimo 1° giugno, annunciata domenica sera dal Premier Giuseppe Conte, è riuscita nell’impresa di scontentare tutti e anche molti di quelli che fino ad ora avevano resistito in silenzio, si sono organizzati in un’iniziativa che martedì sera ha coinvolto migliaia di ristoratori in tutta Italia. Alle 21 le insegne di numerosi locali si sono riaccese per qualche minuto dopo quasi due mesi di chiusura forzata, per protestare contro le decisioni del Governo di far riaprire bar e ristoranti in coda a tutte le altre attività commerciali. Un flashmob a distanza, com’è ormai consuetudine in questo periodo, che certifica un malcontento crescente nel settore, soprattutto ora che – dopo settimane d’incertezza – una data sicura per la ripartenza c’è, anche se ora la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi ha promosso una petizione online per chiedere al Governo di anticipare la data al 18 maggio.
i ristoratori hanno ancora un mese per trovare le soluzioni giuste per la ripartenza - Per i locali un'altra quarantena Maggio per trovare la strada
I ristoratori hanno ancora un mese per trovare le soluzioni giuste per la ripartenza

Dopotutto la data del 1° giugno non è quella che i ristoratori si aspettavano: la speranza di poter tornare a lavorare a metà maggio (per l'appunto il 18) aveva preso corpo nei giorni scorsi, soprattutto dopo che l’Inail, nel suo rapporto, aveva messo nero su bianco il fatto che il settore della ristorazione fosse tra quelli con un rischio medio-basso di contagio, almeno per i lavoratori. Con le disposizioni previste dal protocollo della Fipe, e attualmente al vaglio del Governo, ristoranti e bar dovranno diventare luoghi sicuri anche per i clienti. E su questo si è concentrato il lavoro dei tecnici della Federazione, che hanno stilato una serie di linee guida, contenute in 35 pagine di protocollo, alle quali tutti dovranno attenersi per riprendere a lavorare. E la stessa cosa hanno fatto Confindustria hotel, Federalberghi e Asshotel per la prima volta insieme.

Ora, dunque, c'è tutto il mese di maggio per provare a trovare soluzioni definitive (almeno per quel che riguarda il lungo periodo di transizione che si preannuncia), anche se da più parti ciò che traspare è anche un senso di sconforto e di disorientamento nei confronti di un futuro ancora pieno di punti interrogaftivi. Nelle scorse settimane il presidente della Fipe, Lino Enrico Stoppani, aveva avvertito il Governo: i ristoranti sono in ginocchio e più si va avanti, più c’è il rischio che 50mila aziende non riusciranno a sopravvivere. Ora che alla riapertura manca ancora - giorno più, giorno meno - un’altra quarantena, questo timore sta malauguratamente prendendo forma, tanto che ancora il presidente della Fipe, all’indomani del Decreto sulla Fase 2, ha detto senza mezzi termini: «C’è il rischio di ritrovarci solo con macerie e con un tessuto di imprese che non hanno più avuto la forza di stare in piedi». Tutti temi che martedì scorso il direttore della Fipe, Roberto Calugi, ha ripetuto in un'audizione alla Camera dei deputati.

I locali stanno cercando la strada giusta per ripartire in sicurezza - Per i locali un'altra quarantena Maggio per trovare la strada
I locali stanno cercando la strada giusta per ripartire in sicurezza

Di “disastro sociale” ha parlato anche Fiepet-Confesercenti, secondo cui è necessario trovare al più presto «soluzioni per coniugare salute e ripartenza: le attività rischiano di non riaprire a meno di interventi forti, decisi e immediati che finora non si non visti né a livello nazionale né a livello locale».

E qui si apre anche un altro, doloroso, capitolo per i ristoratori, comune purtroppo a tante altre categorie: gli aiuti annunciati dal Governo non sono ancora arrivati, a partire dai prestiti garantiti dallo Stato, che le banche dovrebbero erogare “quasi automaticamente” e ai quali invece è difficile, se non impossibile, accedere, proprio per la burocrazia che gli istituti di credito hanno introdotto in un momento in cui invece avrebbero dovuto abolirla del tutto.

Ancora più drastica è stata la Fic, la Federazione Italiana Cuochi, che nel commentare il rinvio al 1° giugno della riapertura dei locali, ha parlato di “colpo di grazia ad un comparto enorme, fatto di migliaia di piccole grandi imprese che danno lavoro a centinaia di migliaia di addetti e che producono un indotto miliardario”.

Una situazione drammatica, nella quale si trovano anche gli alberghi: oltre il 95% degli hotel è chiuso da quasi due mesi e i pochi aperti viaggiano al ritmo del 15-20% del fatturato, rispetto alla normalità. In più, si preannuncia una stagione ricca solo di prescrizioni e divieti (prenotazioni non ce sono quasi più), che probabilmente convinceranno più di qualcuno a saltare le vacanze (molti hanno già esaurito il loro bonus di ferie durante il lockdown, altri hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione e hanno meno disponibilità economiche per viaggiare), senza contare che tutto il settore del turismo, e quindi non solo gli alberghi, ma anche ristoranti, locali, negozi e attrazioni culturali, dovranno fare a meno dei turisti stranieri.

Gli appelli al Governo da parte di tutte le organizzazioni di settore sulla necessità di interventi forti, mirati e urgenti, sembrano al momento caduti nel vuoto. A parte una timida apertura sulla possibilità di andare in ferie nei mesi estivi, il Presidente del Consiglio non ha ancora dato alcuna rassicurazione al settore, limitandosi a dire, nel suo ultimo intervento in diretta tv, che “si stanno studiando delle soluzioni” e dei provvedimenti economici per il turismo. Un po’ poco per un settore al collasso, che rischia di ripartire solo l’anno venturo, e soltanto con le attività più solide, vale a dire quelle che saranno riuscite a resistere allo tsunami dell’emergenza coronavirus.

Fin qui il contesto, tutt’altro che roseo, nel quale ristorazione e turismo stanno cercando la famosa strada per ripartire. Come farlo, è ancora un’incognita: il protocollo della Fipe, e quelli dell’Oms e delle associazioni degli hotel per gli alberghi possono essere una solida base di partenza; serve però che il Governo dia il suo via libera definitivo. Da tempo, proprio attraverso la Federazione dei pubblici esercizi, i ristoratori chiedono “poche regole, chiare e sostenibili”, per evitare che qualcuno si veda costretto a gettare la spugna ancora prima di rialzare la serranda.

Quel che è certo, lo scriviamo da tempo, è che il 1° giugno troveremo locali diversi da quelli che eravamo abituati a frequentare: bisognerà rispettare il distanziamento sociale di almeno un metro (leggi QUI le soluzioni di RossoPomodoro), vedremo tavoli più distanziati, oppure semplicemente inutilizzabili perché troppo vicini ad altri, si andrà a cena rispettando turni e facendo la coda fuori dal locale e pure per andare alla toilette. Il punto più delicato sarà quello del numero dei coperti e molto dipenderà da cosa verrà stabilito come distanza minima. Le stime di tanti ristoratori parlano di una riduzione fino addirittura al 60-70% del fatturato, percentuali elevatissime che inevitabilmente, se così fosse, costringerebbero tanti alla chiusura.

Ma nonostante tutto, farsi prendere dallo sconforto non serve e i primi a rimboccarsi le maniche sono proprio gli operatori del settore, che altro non chiedono se non di tornare al lavoro: «Il mondo della ristorazione è pronto a ripartire», ha ripetuto il presidente Fipe Stoppani. E questa è senz’altro una prima, importante, garanzia.

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Alberto Lupini


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