L'Osservatorio Uiv (Unione italiana vini) fotografa una situazione complessa per il comparto del vino italiano. A maggio 2026 le giacenze di vino e mosti hanno superato i 53 milioni di ettolitri, con un aumento del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, numeri peggiorativi rispetto a quelli portati da un'altra recente inchiesta ad opera di Cantina Italia. Un volume che equivale a un'intera vendemmia ancora presente nelle cantine e che rappresenta il livello più elevato dal 2022.

Secondo l'Osservatorio Uiv le giacenze di fino e i mosti hanno superato i 53 milioni di ettolitri
Consumi, export e prezzi frenano il mercato del vino
L'incremento delle scorte si inserisce in un contesto caratterizzato dal rallentamento della domanda. Nei primi cinque mesi del 2026 i consumi nella grande distribuzione sono diminuiti del 2%, mentre nel primo trimestre l'export ha registrato un calo del 4% in volume e dell'8,3% in valore. Per favorire la commercializzazione del prodotto, molte aziende stanno ricorrendo ai declassamenti, riclassificando parte della produzione verso categorie più facilmente collocabili sul mercato.

Il presidente Uiv Lamberto Frescobaldi
Questa dinamica contribuisce però a ridurre il valore complessivo del comparto e incide anche sui prezzi del vino sfuso, diminuiti del 6% per i Dop, del 7% per gli Igp e del 14,4% per i vini comuni, categoria che concentra la maggior parte dei declassamenti. «Nelle attuali condizioni di mercato anche una vendemmia da 44 milioni di ettolitri non è più sostenibile - ha detto il presidente Uiv Lamberto Frescobaldi - è il momento di assumersi la responsabilità di scelte coraggiose anche se impopolari, perché l'immobilismo sta già costando al settore molto più di qualsiasi intervento di riequilibrio: l'iperproduzione sta impattando su valore e redditività lungo tutta la filiera. Meglio una decisione sbagliata che nessuna decisione».