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Incentivi, Ryanair al Governo:
Rischiamo di chiudere basi in Italia

Incentivi, Ryanair al Governo: 
Rischiamo di chiudere basi in Italia
Incentivi, Ryanair al Governo: Rischiamo di chiudere basi in Italia
Pubblicato il 03 settembre 2020 | 12:49

Con il covid, la gente viaggia meno, mancano gli incentivi (dati solo ad Alitalia) e la concorrenza aumenta (è guerra con Wizz Air). «Ci saranno degli esuberi, dovremo chiudere qualcosa», ha detto l'ad Wilson.

Ryanair fa il punto. Lo fa in una situazione difficile, a causa della quale potrebbero anche rimetterci alcune basi italiane a rischio chiusura. Questo per una serie di motivi elencati da Eddie Wilson, amministratore delegato di Ryanair, vettore principale dell'omonimo gruppo che ingloba anche Malta Air, Buzz e Lauda: un mercato che non dà sufficienti "soddisfazioni", una guerra aperta in Italia con Wizz Air, uno scontro agguerrito - o meglio, una battaglia legale - contro i soldi pubblici ai vettori.

Eddie Wilson - Incentivi, Ryanair al Governo: Rischiamo di chiudere alcune basi
Eddie Wilson

«C'è stata una forte domanda sui voli nazionali in Italia e con Spagna e Grecia. Nel complesso, a livello internazionale le prenotazioni non sono state soddisfacenti». Wilson fa una panoramica settoriale di una tendenza chiara del turismo di quest'estate appena trascorsa: sicurezza prima di tutto, viaggi in Italia, un turismo che tende al nazionalismo e alla prossimità, per paura del contagio da coronavirus e per evitare le conseguenze di viaggi all'estero (che oltre al rischio di contagio, comportano in alcuni casi un periodo di quarantena al rientro). Una parte della colpa, secondo l'ad di Ryanair, è da attribuire anche alle istituzioni europee: «C'è stata una scarsa iniziativa comunitaria. La Commissione Ue dovrebbe fare qualcosa, dire per esempio che l'Europa è aperta».



Una situazione quindi difficile, che Ryanair riscontra confrontandosi con le varie basi che ha in Italia. «Parliamo continuamente con gli aeroporti» e ciò che emerge è la necessità di fondi, «un incentivo al traffico, ridurre le tasse aeroportuali se si vogliono passeggeri». La richiesta di Ryanair tiene conto del fatto che l'azienda irlandese è «sostenibile, genera profitti e porta turisti».

La richiesta di aiuti al Governo («chiediamo di incentivarele compagnie aeree che saranno ancora in attività tra 5-10-15 anni») nasconde del disappunto riguardo i 3 miliardi di euro dati ad Alitalia: «Ha già 3 miliardi e ne chiederà altri 3 e ancora altri 3». È "guerra", poi, con Wizz Air, che ha annunciato l'avvio delle prime due rotte interne in Italia (da Milano Malpensa a Palermo e Catania), ma Wilson non è preoccupato: «Siamo il più grande vettore in Italia e abbiamo le tariffe più basse. E in ogni caso la concorrenza è benvenuta: è un bene per i passeggeri». Anche l'aspetto dei profitti, che giustamente può risentire di una concorrenza più accesa e diretta, non destabilizza l'ad: «Non è un problema per noi: abbiamo comunque i costi più bassi, non avremo difficoltà. Guarderemo con interesse come si comportano quelli di Wizz Air». Suona quasi come una minaccia, in realtà riguarda unicamente il controllo dell'applicazione dei minimi contrattuali e la conseguente vigilanza delle autorità italiane.

Mancanza di fondi, concorrenza (con la questione Alitalia) e la paura dei passeggeri a viaggiare lasciano presagire un inverno difficile. Ryanair a questo proposito ha già tagliato l'offerta del 20% tra settembre e ottobre, anche se «per la stagione invernale stiamo ancora trattando con gli aeroporti». Le decisioni da prendere sono delicate, «devono essere economicamente sensate», quello che servirebbe, detto chiaramente, «è un diverso approccio nel breve termine che consenta di incentivare il traffico. Non ha senso dare i soldi direttamente ai cittadini, ma destinarli al nostro settore», un po' quanto era stato detto anche dalle associazioni degli albergatori. Un'iniziativa che potrebbe essere presa in considerazione dalle istituzioni potrebbe essere quella di «abolire prima di tutto l'addizionale comunale (6,5 euro per passeggero in partenza dagli aeroporti italiani, 7,5 euro dagli scali di Roma) per 3 anni».

A causa di questa carenza il prezzo più alto potrebbero pagarlo proprio i dipendenti: «Hanno fatto grandi sacrifici, a cominciare dai piloti che hanno siglato l'accordo per una riduzione temporanea del salario. Faremo di tutto per tagliare il meno possibile, ma ci saranno degli esuberi». Il rischio più alto è naturalmente la chiusura di qualche base in Italia: «È probabile, a quel punto sposteremo gli aerei in qualche altro Paese, mantenendo la rotta».

Si parla anche di tamponi. Perché le disposizioni anti-covid inevitabilmente cambieranno il nostro modo di viaggiare in aereo e allungheranno le tempistiche in aeroporto. Basta pensare che già ora bisogna anticipare di un'ora l'arrivo allo scalo e quindi arrivare due ore in anticipo sul decollo per i voli nazionali, mentre si parla di almeno 3-4 ore per quelli internazionali. «Con il coronavirus ci tocca convivere per un po', ma dobbiamo anche andare avanti - spiega contrariato Wilson - le persone devono muoversi liberamente, ma questo deve avvenire con regole certe e uniformate in Europa, non si può procedere in ordine sparso», e ancora: «Il tampone ha senso farlo semmai da Paesi Terzi, non da uno Stato all'interno dell'Unione europea».

Per l'ad di Ryanair il test, «se serve a riportare fiducia nei passeggeri, ben venga. Ma non deve trasformarsi in motivo di disagio, in causa della perdita del volo, non deve portare le persone a presentarsi in aeroporto il giorno prima del volo perché c'è coda e una lunga attesa». La contrarietà dell'azienda irlandese, a favore della comodità del passeggero (senza nulla togliere alla sicurezza) si accentua anche per le diverse scelte adottate tra i diversi mezzi di trasporto: «Perché si parla di tamponi e test vari soltanto per chi si muove in aereo? Perché nessuno affronta il tema del trasporto ferroviario o su gomma o via mare? Eppure gli studi scientifici confermano che l'aereo - per l'aria che fa circolare all'interno - è il mezzo più sicuro e dove la gente non si contagia».

© Riproduzione riservata

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Alberto Lupini


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