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B&b in cerca di un'identità. Poche regole, mai nessun aiuto, dimenticati anche dal decreto Sostegni

Parla il presidente dell'associazione nazionale, Cesare Gherardi: «Serve una normativa nazionale, non frammentazione regionale. Dall'inizio della pandemia qualche spicciolo e basta». In Italia ci sono 30mila bed&breakfast, ma lo Stato continua a identificarli come attività saltuaria

di Federico Biffignandi
23 marzo 2021 | 08:33
B&b in attesa di soldi e regole B
B&b in attesa di soldi e regole B

B&b in cerca di un'identità. Poche regole, mai nessun aiuto, dimenticati anche dal decreto Sostegni

Parla il presidente dell'associazione nazionale, Cesare Gherardi: «Serve una normativa nazionale, non frammentazione regionale. Dall'inizio della pandemia qualche spicciolo e basta». In Italia ci sono 30mila bed&breakfast, ma lo Stato continua a identificarli come attività saltuaria

di Federico Biffignandi
23 marzo 2021 | 08:33

Tagliati fuori da ogni tipo di aiuto (Dl Sostegni compreso) perchè tagliati fuori da ogni tipo di inquadramento chiaro, sano, efficace. È il destino contraddittorio dei bed&breakfast che da anni spopolano per numero di prenotazioni, ma che da anni attendono di essere inquadrati come attività serie, facenti parte di un sistema ricettivo italiano che avrebbe bisogno di svecchiarsi e allinearsi al resto d’Europa ma che non riesce pur avendo, proprio nei b&b uno strumento efficiente per farlo.

B&b in attesa di soldi e regole B

B&b in attesa di soldi e regole


B&b in cerca di regole
Qualcuno alzerà la mano per dire che queste sono strutture abusive, che non pagano tasse, che non versano le tasse di soggiorno, che propongono servizi di scarsissima qualità, che rappresentano una macchia nel mondo del turismo italiano. Esistono anche questi casi, come in tutti gli altri settori, esistono gli abusivi che però sembra si stiano riducendo sempre di più. Chi resta ad “abusare” va condannato, ma di certo una legge ad hoc che inquadri i bed&breakfast e dia loro regole ben precise da seguire toglierebbe la voglia di sgarrare da parte di qualcuno.

Norme in mano alle Regioni
Prima di affrontare la questione dei mancati aiuti, un passo indietro per spiegare il perché di tanta confusione. I bed&breakfast sono gestiti a livello normativo dalle singole Regioni, mentre allo Stato spetta solo il compito di monitorare la fiscalità. Questo, già di per sé, genera caos perché ogni Regione decide per conto suo. Ad esempio: solo Toscana e Umbria danno la possibilità ai gestori di bed&breakfast di aprire la loro attività come partita Iva, cosa che nelle altre regioni non accade. Lì chi gestisce b&b lo fa come persona fisica e nel 730 (o modello unico) che redige ogni anno vede il reddito proveniente dall’attività di ricezione sommarsi ad un’eventuale reddito principale il che fa schizzare le aliquote Irpef a suo svantaggio e a favore dello Stato.

E le Regioni non concedono di aprire partita Iva perchè ritengono i bed&breakfast delle attività occasionali, saltuarie che - secondo il regime fiscale - non possono incassare più di 5mila euro l’anno. Nei vari regolamenti poi molteplici sono i paletti messi per poter dar vita ad un b&b. Ad esempio, è praticamente impossibile affittare camere in un condominio perché i regolamenti condominiali lo proibiscono in quasi tutte le città.

Lotta annosa con gli alberghi
«Il problema - spiega Cesare Gherardi, presidente dell’Associazione nazionale bed and breakfast, affittacamere, case vacanza, locazioni turistiche - è che lo Stato dà peso più agli alberghi che alla ricettività extralberghiera e cede alle pressioni degli albergatori, infastiditi dalla presenza di imprenditori come lo sono i nostri associati. Del resto gli ultimi dati, relativi al 2018, dicono che sono attivi in tutto il Paese 30mila b&b e che le attività extralberghiere offrono più posti letto degli alberghi. Sarebbe utile creare un sistema integrato, se il turismo funziona, tutti lavorano».

Ma c’è di più. «Le normative regionali - prosegue Gherardi - generano confusione. Basti pensare ai tanti nomi che vengono dati: b&b, affitta camere, locazioni turistiche, guest house, foresterie. Oppure alle classificazioni tra chi sceglie i leoni e chi i soli. Da anni attendiamo una normativa nazionale uguale per tutti, ma ancora non si è arrivati ad una.

Poche centinaia di euro da inizio pandemia
Il tema ristori, purtroppo, si liquida in poche frasi. «Da inizio pandemia - spiega il presidente Gherardi - si sono viste alcune mance. Alcune Regioni hanno dato contributi, ma poca roba: penso al Lazio che ha versato 600 euro per ogni attività. Eppure noi abbiamo un codice Ateco specifico e da tempo non potevamo più essere considerate attività saltuarie, ma primarie nel mondo del turismo».

E in attesa dell’estate 2021? «C’è da essere positivi per forza - conclude il presidente - altrimenti non si va avanti, ma è chiaro che la situazione è complessa. Qualche avvisaglia positiva ogni tanto compare all’orizzonte, ma tutto dipende dalla campagna vaccinale, se parte massiccia».

Neanche la pandemia ha scosso le menti delle istituzioni nonostante la situazione generale stia scivolando di mano sempre di più. «Stiamo combattendo una lotta al ribasso - dice Gherardi - sto vedendo alberghi da 4 stelle a Firenze, sul Lungarno, che propongono camere a 100 euro, prezzi ridicoli che vengono fissati per potersi almeno pagare le bollette. Noi intanto ci battiamo per ottenere di non pagare il canone Rai straordinario, che in alcuni b&b pesa fino a 400 euro l’anno, che la struttura sia aperta o che sia chiusa. Per questo abbiamo chiesto al Ministro Garavaglia che, se proprio non ci vogliono dare nulla, che almeno ci tolgano oneri».

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