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Dalla cantina al ristorante e poi in hotel. L'enoturismo spinge tutta l'accoglienza post Covid

La pandemia può essere un'occasione per le cantine, per la ristorazione e la ricettività visto che le visite nel verde sono le più sicure contro il virus. Attesi più turisti italiani. Il presidente di Go Wine, Massimo Corrado, vede il bicchiere mezzo pieno e spera in un'estate di movimenti e di coraggio

di Federico Biffignandi
24 febbraio 2021 | 19:46

Dalla cantina al ristorante e poi in hotel. L'enoturismo spinge tutta l'accoglienza post Covid

La pandemia può essere un'occasione per le cantine, per la ristorazione e la ricettività visto che le visite nel verde sono le più sicure contro il virus. Attesi più turisti italiani. Il presidente di Go Wine, Massimo Corrado, vede il bicchiere mezzo pieno e spera in un'estate di movimenti e di coraggio

di Federico Biffignandi
24 febbraio 2021 | 19:46

Paradossalmente, un’occasione. La pandemia che in questi giorni sta compiendo un anno dalla sua irruzione sul pianeta Terra ha devastato, stravolto, azzerato, cancellato tutto quello che ha trovato sul suo cammino, in tutto il mondo, senza salvare nessun continente, nessun settore dell’economia, nessuna vita di ciascuno di noi.

Eppure, non appena ci si è potuti un attimo rialzare da quella sbornia di morte, choc, sofferenza, solitudine, fermo, si è capito che non si poteva restare a guardare a lungo, ma che era necessario rimboccarsi le maniche con ingegno, attenzione, misura, rispetto e che addirittura l’azzeramento di tutto avrebbe potuto anche essere un’opportunità.

L'enoturismo trascina la ristorazione - Dal vigneto al ristorante, poi l'hotel L'enoturismo spinge l'accoglienza

L'enoturismo trascina la ristorazione

Enoturismo tra i più colpiti, come ripartire?
Uno dei settori che ha colto questa chance è stato l’enoturismo. Sembra assurdo dato che il mondo del turismo è stato tranciato dal Covid e che i momenti di viaggio, riunione, condivisione sono stati ridotti al lumicino. Eppure con le giuste cautele, con le migliori strategie possibile, con un po’ di sana e lecita furbizia e con quell’inventiva che deve contraddistinguere gli imprenditori e gli imprenditori del vino in particolare l’enoturismo può vivere e uscire da questa bolla con qualche spunto per crescere.

A sostenerlo è Massimo Corrado, presidente di Go Wine, associazione nata ad Alba nel 2001 che intende il vino non solo come prodotto di qualità ed espressione della cultura agro-alimentare di un paese, ma come prodotto che fa viaggiare, che muove le persone. Lui non si lascia prendere da facili entusiasmi ma prova a fare una riflessione che punti al bicchiere mezzo pieno. «La premessa è che la situazione sanitaria viene prima di ogni altra cosa - esordisce - non c’è niente di più importante della tutela della salute di tutti. Detto questo il mondo del vino ha pagato a caro prezzo la situazione soprattutto nella prima fase, poi ha fatto emergere le doti che contraddistinguono i professionisti che lavorano in questo mondo, ci si è dati da fare, reinventati, impegnati e i risultati si sono visti. Il mercato ha ripreso a marciare grazie al dinamismo delle cantine e soprattutto grazie l’online si è tornati a lavorare con efficacia, in modo diverso da prima, ma con risultati».

L’enoturismo può dare una grossa mano a tutte le aziende del settore: «La fiducia è che si possa riprendere con le visite nelle cantine - prosegue -  puntando sul fatto che l’enoturismo ha come principio lo stare all’aria aperta, nel verde, dove i distanziamenti possono essere garantiti più facilmente. L’estate scorsa si sono registrati buoni risultati, speriamo si ripetano anche quest’anno».

Più turisti italiani che stranieri
Il settore stava decollando proprio prima del Covid, anzi per certi versi era già in volo, ma ora cosa succederà? Ci sono degli aspetti che si possono migliorare? «La speranza - risponde Corrado - è che nelle zone dove la situazione epidemiologica è tranquilla si possa avere un po’ più di coraggio con le aperture. Ripeto: la sicurezza di tutti è primaria, ma con la campagna vaccinale in espansione e con le temperature che torneranno ad alzarsi le visite possono essere organizzate nel rispetto dei protocolli. Quanto ai cambiamenti, si avrà l’occasione per rafforzare l’enoturismo dedicati ai turisti italiani che l’anno scorso hanno scoperto le visite in cantina e vigneti; non che prima fossero del tutto assenti, ma era una tipologia di viaggio scelta soprattutto dagli stranieri che ora sono meno per via delle restrizioni. Credo che da qui possa nascere anche un valore aggiunto sociale con i consumatori che entrano in contatto con le cantine, conoscono quello che bevono e acquisiscono conoscenze culturali dai vignaioli».

Massimo Corrado - Dal vigneto al ristorante, poi l'hotel L'enoturismo spinge l'accoglienza
Massimo Corrado

L'enoturuismo può trainare i ristoranti
La ripresa dell’enoturismo può essere anche un traino per la ristorazione. «Questo - afferma Corrado - è un bel tema: se prima chi andava nei ristoranti poi scopriva anche le cantine, ora la tendenza potrebbe invertirsi con i turisti che vanno alla scoperta delle cantine e poi, attraverso esse, scoprono anche i ristoranti».

Tutto però dipende da quello che il Governo concederà nei vari Decreti che emetterà. Su questo aspetto Corrado ha le idee chiare per un certo verso, ma fatica a capire la strategia istituzionale dall’altro: «Ci sono dei segnali di una situazione che non va bene perché prosegue da un anno - ha detto il presidente - mi ha colpito in particolare come è stata gestita e commentata l’introduzione della zona arancione il venerdì spiazzando ristoratori che avevano programmato l’apertura dei locali nel weekend. Credo che bisogna entrare a fondo nel merito delle decisioni, capire perché vengono prese, da chi e con quale obiettivo e trovare il responsabile. Penso a cosa potrebbe succedere se una gestione simile avvenisse in un’azienda privata…».

«Da giorni - prosegue - sento molti che si chiedono perché i ristoranti possono aprire a pranzo e non a cena ed è uno scetticismo più che lecito così come comprensibile è trovare ingiusto che nelle decisioni bar e ristoranti vengano accomunati quando hanno peculiarità molto diverse. In ultimo il Governo, un Ministro, dovrebbero esigere che a parlare sia uno solo e non tutti come se fossero al bar e come sta accadendo dall’inizio altrimenti si perde la consapevolezza di quella che è la reale situazione».

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