IN PUGLIA
Dal Primitivo al gin, Borgo dei Trulli trasforma la macchia mediterranea in un'esperienza
A Maruggio (Ta), Borgo dei Trulli valorizza vecchi alberelli di Primitivo e Negroamaro, sperimenta l’affinamento nei capasoni e amplia l’enoturismo. A Duna Mirante sono in arrivo sala degustazione e camere tra le vigne
Indice
- 1Borgo dei Trulli, 55 ettari di vigneti per raccontare il Salento
- 2Primitivo ad alberello, le vigne di Borgo dei Trulli arrivano a 70 anni
- 3Primitivo di Manduria, le vigne di 70 anni crescono sulle dune a pochi metri dal mare
- 4Negroamaro da alberelli di 80 anni, la differenza la fanno i suoli del Salento
- 5Primitivo e Negroamaro a confronto, cosa cambia con vigna e annata
- 6Primitivo Dolce Naturale, Signor P nasce da 0,4 ettari e rende meno di 300 grammi per pianta
- 7Ficheto Bianco, Fiano, Malvasia e Sauvignon nel bianco di Borgo dei Trulli
- 8Dal Metodo Classico al gin, Borgo dei Trulli va oltre il Primitivo
- 9Capasoni in terracotta, Borgo dei Trulli sperimenta un affinamento antico
- 10Borgo dei Trulli punta sull’enoturismo: camere tra i vigneti dal 2027
Una masseria di fine Settecento, i trulli saraceni, vecchi alberelli di Primitivo e un paesaggio che dalle campagne di Maruggio arriva fino allo Ionio. Borgo dei Trulli nasce dall’incontro tra questi elementi e da un’idea precisa dell’enologo Alessandro Michelon, quella di non separare il vino dal luogo in cui viene prodotto. A Maruggio (Ta), nella Dop Primitivo di Manduria, viticoltura, recupero dell’architettura rurale, cultura e ospitalità fanno parte di un unico racconto.
Borgo dei Trulli, 55 ettari di vigneti per raccontare il Salento
La storia più recente di Borgo dei Trulli prende forma nel 2017, quando Michelon, insieme alla moglie Elena Ciurletti, sceglie di investire in questa realtà e di avviarne il rilancio. Originario della Val di Cembra, in Trentino, Michelon si è formato alla Scuola enologica di San Michele all’Adige e nei primi anni Duemila è arrivato in Puglia per seguire alcune vendemmie e vinificazioni. Nel 2009 ha fondato Orion Wines e, qualche anno più tardi, ha concentrato una parte del proprio percorso professionale sulla masseria di Maruggio, dove la prima vendemmia è arrivata nel 2018.
Da allora la realtà è cresciuta fino a raggiungere circa 70 ettari complessivi, di cui 55 vitati, con vigneti distribuiti tra le diverse aree del Salento e una produzione che si aggira intorno alle 400mila bottiglie. Una varietà di suoli, esposizioni e condizioni che si ritrova anche nei vini, articolati in linee diverse proprio per raccontare le caratteristiche delle singole vigne e delle zone di provenienza.
«Bisogna cercare di identificarsi. Se non ti distingui, è difficile che un’azienda rimanga nella memoria», dice Michelon. Un principio che si ritrova non soltanto nei vini, ma anche nel recupero degli spazi della masseria e nelle collaborazioni con artigiani, ristoratori e realtà culturali.
Primitivo ad alberello, le vigne di Borgo dei Trulli arrivano a 70 anni
Tra le vigne, una parte significativa è rappresentata dai vecchi alberelli, circa 16 ettari coltivati soprattutto a Primitivo, con piante che arrivano anche a settant’anni di età. È una forma di allevamento profondamente legata alla storia agricola pugliese e al paesaggio. Le piante, basse e distanziate, crescono spesso tra pietre e suoli poveri, sviluppando apparati radicali profondi. Nel caso del Primitivo, le differenze si colgono già tra le diverse parcelle.
A Roselle prevalgono suoli argillosi e rossi, mentre nella zona di Pasano la presenza di roccia, argilla e componente calcarea determina un ambiente più duro, con terre rosse ricche di ferro e viti che affondano le radici tra le pietre. È da questa varietà che Michelon parte per interpretare il Primitivo senza inseguire automaticamente la massima concentrazione. Un esempio è Saracena, Primitivo Igp Salento ottenuto da alberelli di circa sessant’anni nel territorio di Maruggio, con una produzione limitata e un breve appassimento delle uve dopo la raccolta.
Primitivo di Manduria, le vigne di 70 anni crescono sulle dune a pochi metri dal mare
A pochi chilometri, verso lo Ionio, c’è Duna Mirante, una vigna che offre un’altra lettura del Primitivo di Manduria. Qui gli alberelli hanno circa settant’anni e crescono sulle dune di Monaco Mirante, nei pressi di Campomarino, a poche centinaia di metri dal mare, immersi nella macchia mediterranea. «Per me il Primitivo giusto non è quello di uva stramatura», spiega Michelon. La ricerca va piuttosto verso un equilibrio tra frutto, struttura, freschezza e sapidità, lasciando che la naturale concentrazione di alcune uve contribuisca alla complessità senza trasformarsi in eccesso.
Negroamaro da alberelli di 80 anni, la differenza la fanno i suoli del Salento
Accanto al Primitivo, un ruolo importante è affidato al Negroamaro: le uve arrivano da un vecchio vigneto ad alberello di Guagnano, in provincia di Lecce, dove le piante hanno circa ottant’anni e vengono raccolte a mano a bassa resa. Qui i terreni sono più chiari rispetto alle terre rosse di Maruggio e Manduria, con una componente calcarea e minerale che contribuisce alla spinta sapida del vino.
Liala, Negroamaro Igp Salento, nasce da queste vigne e da una raccolta tardiva, e anche in questo caso il tempo diventa uno strumento di lettura. Il Negroamaro più giovane mantiene un profilo centrato sul frutto rosso maturo, sostenuto dalla sapidità, mentre con l’evoluzione emergono sottobosco, corteccia e tabacco.
Primitivo e Negroamaro a confronto, cosa cambia con vigna e annata
Il confronto tra vitigni, vigne e zone è stato al centro anche della masterclass guidata da Giuseppe Carrus. La degustazione è partita da una verticale di Mirea, Primitivo di Manduria Dop, e Liala, Negroamaro Igp Salento, per poi allargare il confronto alle diverse espressioni di Primitivo provenienti da zone differenti. Un percorso che ha messo in evidenza quanto suolo, annata, posizione ed evoluzione nel tempo possano cambiare la lettura dello stesso vitigno. Mirea è prodotto a Maruggio da Primitivo allevato ad alberello, con piante di circa sessant’anni, e rappresenta una delle interpretazioni più strutturate della cantina.
Primitivo Dolce Naturale, Signor P nasce da 0,4 ettari e rende meno di 300 grammi per pianta
Questa attenzione alla misura torna anche nel Primitivo di Manduria Dolce Naturale Signor P, che nasce da appena 0,4 ettari a Roselle, vicino alla cantina, dove gli alberelli hanno quasi cent’anni e una resa inferiore ai 300 grammi per pianta. La vendemmia è tardiva e avviene quando i grappoli hanno raggiunto il giusto grado di appassimento naturale. Signor P ha una caratteristica che si coglie soprattutto al sorso.
È un vino dolce, ma la dolcezza non prende il sopravvento. La freschezza lo mantiene dinamico e rende la beva più equilibrata di quanto ci si aspetterebbe da un Primitivo di questa tipologia. La frutta matura e quella essiccata ci sono, così come le note speziate, ma è proprio quella tensione a evitare che il vino risulti stucchevole. È anche per questo che, tra i vini della cantina, Signor P si presta particolarmente bene al racconto durante le degustazioni in masseria, dove viene proposto insieme ai prodotti locali.
Ficheto Bianco, Fiano, Malvasia e Sauvignon nel bianco di Borgo dei Trulli
Interessante tra i bianchi è Ficheto Bianco Igp Puglia, che nasce dall’unione di Fiano, Malvasia e Sauvignon, coltivati tra Roselle e Gravara su terreni differenti. Fiano e Sauvignon crescono sulle argille rosse ricche di calcio, mentre la Malvasia trova sabbia e argilla, con presenza di magnesio. Sono suoli poveri di sostanza organica, ma è soprattutto il risultato nel bicchiere a raccontare questa diversità. Ficheto gioca sulla freschezza, con una componente agrumata ben riconoscibile, dove il pompelmo emerge con particolare nettezza, insieme a una vena citrina che ne sostiene la beva.
La gamma si completa con due espressioni in rosa, una naturalmente a base di Primitivo e l’altra ottenuta da Susumaniello. Due interpretazioni diverse, che mostrano un’altra faccia della viticoltura pugliese, più fresca e immediata, e che trovano spazio anche nei percorsi di degustazione dedicati all’ospitalità.
Dal Metodo Classico al gin, Borgo dei Trulli va oltre il Primitivo
Poi ci sono le bollicine, non poteva mancare, per un enologo originario del Trentino, un Metodo Classico, proposto anche in versione millesimata. È un’altra faccia del lavoro di Michelon, lontana dalle concentrazioni del Primitivo e giocata invece sulla freschezza e sul tempo.
E infine il gin, che nasce anche dal desiderio di portare nel bicchiere qualcosa del paesaggio di Duna Mirante. Le essenze della macchia mediterranea diventano così parte di un distillato che allarga ulteriormente il racconto della tenuta, trasformando in un’esperienza anche ciò che normalmente resta fuori dalla bottiglia.
Capasoni in terracotta, Borgo dei Trulli sperimenta un affinamento antico
I trulli saraceni, costruiti in pietra a secco e legati alla storia agricola della masseria, restano una presenza concreta nel paesaggio di Borgo dei Trulli e nella memoria del luogo. Da qui nasce anche la sperimentazione con i capasoni, tradizionali recipienti in terracotta di Grottaglie, un tempo utilizzati per conservare vino e olio. Borgo dei Trulli li recupera in chiave contemporanea, mettendoli a confronto con i sistemi di affinamento più moderni per osservare come cambia il vino nel tempo. Il vino diventa così anche un modo per dialogare con artigiani, ristorazione e cultura locale.
Tra le collaborazioni c’è quella con Vincenzo Del Monaco, artista e ceramista di Grottaglie, mentre sul fronte gastronomico il rapporto con realtà come Masseria Bagnara e con lo chef Angelo Sabatelli porta i vini dentro una rete di esperienze che lega cantina, cucina e ospitalità.
Borgo dei Trulli punta sull’enoturismo: camere tra i vigneti dal 2027
Da circa due anni Borgo dei Trulli ha aperto le porte all’enoturismo con visite, degustazioni e percorsi tra i vigneti. Tra le esperienze c’è anche il picnic tra i filari, con prodotti locali e bottiglie dell’azienda. «Penso che sia l’unico modo per far vedere quello che facciamo noi», osserva Michelon. È proprio a Duna Mirante che questa dimensione troverà presto un nuovo sviluppo.
È in corso la realizzazione di uno spazio dedicato all’ospitalità, con una sala degustazione e camere immerse tra i vigneti. I lavori dovrebbero concludersi entro la fine del 2026, con l’avvio dell’attività previsto per il 2027. Il mare, la vigna e l’accoglienza si troveranno così nello stesso luogo.


