Lucrezia Etichetta Nera 2004, il Franciacorta di Castello Bonomi Docg dai riflessi ramati, Pinot Nero in purezza, dopo un affinamento di oltre 240 mesi sui lieviti conferma quello che la natura aveva fatto sperare: intensità, eleganza, ricchezza olfattiva e note minerali su un’importante struttura acida. La limitatissima Riserva, presentata a Roma, conta appena 250 bottiglie.

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«Volevamo verificare fino a dove quel Franciacorta potesse spingersi - ha detto Roberto Paladin, titolare con il fratello Carlo della Cantina- perchè la vendemmia 2004 ci aveva dato una materia prima con caratteristiche tali da far intravedere un importante potenziale evolutivo. Da lì è nata la decisione di conservare una piccola quantità di bottiglie per un progetto di lunghissimo affinamento. Poi ci siamo fidati del tempo, dell’annata e del nostro lavoro. Così è nata la nostra stella, Lucrezia Etichetta Nera 2004».

La presentazione enologica al Planetario di Roma e il viaggio tra le stelle

E dove presentare questa stella enologica se non al Planetario di Roma, nella suggestione della volta stellata ricreata dai proiettori digitali di questa nella vera e propria macchina del tempo del quartiere EUR? L'astronomo Gianluca Masi ha guidato il viaggio nell'infinito astrale tra le stelle, che sono luce ma per l'uomo da sempre anche guida, orientamento. «E questo è per noi il vigneto - hanno detto i Paladin - un punto fermo».

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La suggestiva proiezione della volta stellata al Planetario di Roma con il logo di Castello Bonomi e della Riserva Lucrezia durante l'evento di presentazione

Degustazione e abbinamenti: il menu dello chef Gianfranco Pascucci e i grandi vini

Dopo il calice di benvenuto con il Dosage Zero 2016 Franciacorta Docg Magnum, questa stella enologica , Lucrezia etichetta Nera 2004, ha mostrato espressività, freschezza, finale lungo e note agrumate. È stata degustata in abbinamento alla cucina di mare dello chef Gianfranco Pascucci (Stelline in salsa tonnata,Seppia come fosse un torrone,L'occhio del mare, Riso alle erbe con gamberi rossi,Soffici di topinambur con mazzancolal e funghi) insieme ad altre etichette.

Nell'ordine:

  • Lucrezia Etichetta Bianca Extra Brut Riserva 2011 (80% Chardonnay, 20% Pinot Nero);
  • Lucrezia etichetta Nera 2011 Franciacorta Extra Brut Riserva Docg;
  • Cuvée 1564 Brut Nature 2019, da uve Chardonnay (45%) Pinot Nero (45%) e Erbamat (10%).
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Stelline in salsa tonnata, una delle creazioni di alta cucina di mare firmate dallo chef Gianfranco Pascucci per l'abbinamento con il Franciacorta Lucrezia Etichetta Nera 2004

Questo vitigno autoctono, l'“albamate" citato nel 1564 dall' agronomo Agostino Gallo, è stato al centro di un ampio progetto di Castello Bonomi in collaborazione con il Consorzio Franciacorta e con Leonardo Valenti, docente dell’Università Statale di Milano, impegnato in azienda anche in altre ricerche in vigna e in cantina.Il vitigno è utilizzabile nell’uvaggio del Franciacorta con un limite del 10%.

La filosofia delle Riserve Lucrezia e la storia di Castello Bonomi

Le Riserve Lucrezia - c'è anche un rosato, il Lucrezia Rosé Extra Brut Riserva 2011 - nascono dalla volontà di lasciare che le grandi annate possano esprimere fino in fondo il loro potenziale, senza imporre una scadenza dettata dal mercato. La selezione affina mediamente per circa dieci anni ma va anche oltre. Per questo nel 2010 si decise di prolungarne l'affinamento della Nera affidando al tempo 250 bottiglie.

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Da sinistra: Martina Paladin, l'astronomo Gianluca Masi, Roberto Paladin, lo chef Gianfranco Pascucci, Carlo Paladin, lo chef de cave Luigi Bersini e l'agronomo Alessandro Perletti durante il brindisi di presentazione a Roma

Alla presentazione romana, a raccontarne il viaggio nel tempo e la filosofia di tutta una gamma di eccellenza, con i Paladin, sono stati lo chef de cave Luigi Bersini e l'agronomo Alessandro Perletti mentre Martina della nuova generazione si è soffermata sull'intero progetto azientale che ha al centro il Castello liberty di Coccaglio (Bs) progettato alla fine del XIX secolo dall’architetto Antonio Tagliaferri, su commissione della famiglia di Andrea Tonelli, carbonaro e precursore del Risorgimento. Fu acquistato nel 1910 dall'ing.Marino Bonomi, e fu lui che volle per la prima Riserva del 1999 il nome della sua amata nipotina Lucrezia.

Terroir del Monte Orfano, viticoltura biologica e produzione aziendale

Oggi l'area vitata è di 35 ettari, suddivisi in 39 parcelle di cui 6 diversi cru, vendemmiati e vinificati separatamente.Si sviluppa a gradoni recintati da muretti a secco di metà Ottocento, in un anfiteatro naturale circondata da un parco secolare, ai piedi del Monte Orfano, il più importante sollevamento tettonico della Lombardia, più antico di 4-5 milioni di anni rispetto al bacino circostante, con un terreno ricco di sali minerali che deriva dalla disgregazione del conglomerato calcareo.

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Lo scorcio del Castello liberty di Coccaglio (Bs) progettato a fine '800, affacciato sui vigneti che si arrampicano lungo le pendici del Monte Orfano

Il Vigneto Terrazze è per il Pinot Nero e il Vigneto Villino per lo Chardonnay. Il vigneto CruPerdu ha una bella storia di recupero: Nel 1986 Luigi Bersini scoprì alcune vecchie viti sommerse dalla vegetazione di Pinot nero originale , un clone particolare e ricco di frutto e solo nelle migliori annate, quando le uve dei vitigni Chardonnay (70%) e Pinot Noir (30%) della stessa annata raggiungono una particolare struttura acida e sapidità, nasce Franciacorta Extra Brut CruPerdu Docg Grande Annata, un metodo classico di struttura, complessità e longevità.

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Bottiglie di Franciacorta riposte sui classici pupitre in cantina per la fase di remuage manuale

La conduzione è biologica, con pratiche naturali, ed opera secondo la Viticoltura Ragionata, un sistema agronomico che punta a garantire una produzione rispettosa degli ecosistemi e della biodiversità. L’adesione a ItaCa (Italian wine carbon Calculator), permette di monitorare il processo produttivo relativamente all’impronta carbonica e di individuare i punti critici da affrontare, così come il progetto BioPass consente una valutazione della biodiversità di flora e fauna. I fertilizzanti sono dosati secondo le reali necessita della vite e i residui della pressatura, come vinacce e raspi, hanno una destinazione. La produzione annua di Castello Bonomi è di circa 200 mila bottiglie. Fanno capo alla Famiglia Paladin dal Friuli al Veneto fino alla Toscana altre tre aziende:Bosco del Merlo, Casa Paladin e Castevecchi.

Via San Pietro, 46 25030 Coccaglio (BS) ITALIA