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lunedì 23 marzo 2026  | aggiornato alle 13:54 | 118150 articoli pubblicati

Allarme rosso. Tommasi a Lollobrigida: basta campagne anti vino

Il settore vitivinicolo italiano è vicino a una crisi strutturale secondo Dario Tommasi, che ha scritto al ministro Francesco Lollobrigida. Tra calo dei consumi, cambiamenti nei trend e squilibri produttivi, il presidente dell'omonimo gruppo propone interventi immediati (a partire dagli espianti) e misure economiche concrete. Attesa ora una risposta istituzionale per intervenire con strumenti che vadano oltre la pubblicità

23 marzo 2026 | 11:08
Allarme rosso. Tommasi a Lollobrigida: basta campagne anti vino
Allarme rosso. Tommasi a Lollobrigida: basta campagne anti vino

Allarme rosso. Tommasi a Lollobrigida: basta campagne anti vino

Il settore vitivinicolo italiano è vicino a una crisi strutturale secondo Dario Tommasi, che ha scritto al ministro Francesco Lollobrigida. Tra calo dei consumi, cambiamenti nei trend e squilibri produttivi, il presidente dell'omonimo gruppo propone interventi immediati (a partire dagli espianti) e misure economiche concrete. Attesa ora una risposta istituzionale per intervenire con strumenti che vadano oltre la pubblicità

23 marzo 2026 | 11:08
 

Dopo l’intervista di Italia a Tavola al direttore generale della Fiera di Valladolid, Alberto Alonso in cui il manager spagnolo evidenziava come, nonostante la crescita dell’enoturismo e la bontà del modello italiano, il wine tourism non avrebbe potuto essere la risposta al calo dei consumi, sul tema è intervenuto anche Dario Tommasi. Il presidente del Gruppo di famiglia ha scritto direttamente al ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida aprendo un confronto che va affrontato urgentemente sul tema.

Tommasi: il vino è vicino ad una crisi strutturale

Per Tommasi a vitivinicoltura italiana è vicina a una crisi strutturale molto grave, causata da una combinazione di fattori che rischiano di generare una “tempesta perfetta”. Tra le principali criticità evidenzia il calo dei consumi di vino, dovuto sia a un crescente orientamento salutista sia a campagne che lo presentano come un prodotto nocivo, simile al tabacco. A questo si aggiunge un cambiamento nelle abitudini dei consumatori, che tendono a preferire birra e aperitivi. Secondo Tommasi non serve aumentare la pubblicità, ma è fondamentale diffondere un messaggio chiaro: il consumo moderato di vino è compatibile con il benessere e non può essere assimilata alla droga.

Allarme rosso. Tommasi a Lollobrigida: basta campagne anti vino

Dario Tommasi, presidente di Tommasi Family Estates

Sul piano strutturale, propone una profonda riorganizzazione del settore, sottolineando che una parte consistente dei vigneti italiani non è economicamente sostenibile e dovrebbe essere espiantata o convertita ad altre colture o a bosco, con un vincolo di lungo periodo contro il reimpianto. Per la viticoltura considerata storica e di qualità suggerisce invece di ridurre le rese. Dal punto di vista economico, propone soluzioni specifiche lungo la filiera: un contributo di 2 centesimi al chilogrammo sulle uve, elevabile a 3 centesimi per quelle con prezzo superiore a 1 euro/kg, e un contributo di 3 centesimi al litro sui vini.

La lettera di Tommasi al ministro

Ecco di seguito la lettera integrale scritta da Dario Tommasi al ministro Lollobrigida:

Onorevole Signor Ministro dell'Agricoltura

sono Dario Tommasi, ho 80 anni e, assieme ai miei familiari, partendo dalla conduzione di un piccolo podere a mezzadria nel cuore della Valpolicella, pensiamo di avere costruito un gruppo discretamente importante per la Vitivinicoltura Italiana.

Oggi coltiviamo oltre 800 ha di vigneto, tra Veneto, Lombardia, Friuli, Toscana, Puglia, Umbria, Basilicata e Sicilia: produciamo vini che esportiamo in tutto il mondo e abbiamo avviato importanti iniziative anche nella hotellerie, nella ristorazione, fedeli sempre al principio per cui meno si parla di noi meglio è.

Se oggi Le scrivo non è pertanto per rivendicare meriti e onorificenze, ma perché nella mia lunga vita non ho mai visto la nostra vitivinicoltura così in pericolo e così vicina a una tempesta perfetta che, se non affrontata per tempo e con decisione assoluta, potrebbe scatenare una crisi strutturale di lunghissimo periodo.

Vorrei davvero sbagliarmi, ma se non riusciamo a fare tanto in poco tempo la nostra vitivinicoltura potrebbe in poco tempo collassare, con ricadute importanti su tutta la filiera, ivi compresi gli stessi valori fondiari.

Sono convinto che, per tentare di evitare la crisi o almeno di attutirne gli impatti, dobbiamo ripensare criticamente al mercato delle bevande alcoliche, al dimensionamento del vigneto Italia, allo strumento consortile.

Quanto al primo aspetto, ci dobbiamo confrontare con un megatrend "salutista", o apparentemente tale, che privilegia il consumo della birra a scapito del vino e che invece consente ai superalcolici di moda, aperitivi in primis, di compensare il calo dei consumi dei superalcolici tradizionali.

Oggetto di ripetute campagne aggressive, che fanno del vino un prodotto nocivo affine al tabacco, il consumo dei vini ha iniziato a soffrire in modo crescente e potrà riprendersi solo se e quando la gente sarà di nuovo convinta che il consumo del vino, in quantità corrette, è compatibile con il proprio benessere.

Non serve "fare pubblicità al vino". Serve dire una cosa semplice; il vino non è tabacco e non è abuso. Un bicchiere a pasto, consumo moderato, per la grande maggioranza degli adulti è compatibile con benessere e salute: senza questo messaggio, la pubblicità delle singole aziende non sposta nulla.

Poi ben venga la pubblicità di ogni singola Azienda per i suoi prodotti.

Si tratta di un obiettivo difficile, ma non impossibile se si potesse contare su mezzi e risorse adeguati, che il nostro settore può e deve mettere in campo.

La viticoltura italiana occupa oggi circa 750.000 ha di vigneto; di questi 300.000 producono uve destinate a denominazioni generiche e/o spuntano comunque prezzi inferiori ai costi di produzione.

Per queste ultime superfici va solamente incentivato l'espianto (con vincolo almeno cinquantennale di non reimpianto) ovvero la conversione in altre colture (oliveto, noccioleto ecc.) o in bosco, a tutela sia dei valori paesaggistico-ambientali, che della biodiversità, oltre che del mercato vinicolo.

Quanto ai 450.000 ha della viticoltura "storica" ed irrinunciabile, le rese vanno portate immediatamente a non più di q.li 100/ha ed occorre prevedere:

  • sulle uve un contributo di 2 centesimi/kg (elevabile a tre per le uve il cui prezzo superi € 1/kg);
  • sui vini un contributo di tre centesimi/litro.

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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