Decantata da Plinio il Vecchio, apprezzata dai nobili e dalle classi abbienti dell’Antica Roma, così come dalla corte napoletana, la Falanghina non ha mai smesso di piacere, anche se per un periodo se ne erano perse le tracce. Un vitigno antico, il cui nome rimanda al greco falangos e al latino phalange o falanx, in riferimento al palo utilizzato nella viticoltura antica per sostenere le vigne.
I vigneti della Falanghina, un'uva antica, riscoperta negli ultimi 150 anni
Forse importata dai coloni greci tra l’VIII e il VI secolo a.C., considerata vino degli imperatori e dei papi, citata nei trattati agronomici del tardo Medioevo e del Rinascimento come falanchina o falanchola, è un’uva di pregio menzionata nel 1804 dal frate francescano Columella Onorati, docente di Agricoltura all’Università di Napoli, e ancora nel 1825 dal viaggiatore e archeologo Giuseppe Acerbi e dallo studioso Federico Corrado Denhart. Successivamente scomparve progressivamente, anche a causa della fillossera.
Rinascita della Falanghina: il ritorno negli anni Settanta
Caduta nell’oblio, nel 1970 viene censita nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite e, nella seconda metà degli anni Settanta, grazie ad alcuni produttori determinati e attenti, viene finalmente riportata in auge, diventando in pochi decenni uno dei vini portabandiera del territorio campano, di cui oggi è difficile immaginare l’assenza.
I vitigni sono principalmente due, distinti da caratteristiche genetiche differenti benché simili: la Falanghina Beneventana, riscoperta da Leonardo Mustilli negli anni Settanta, che esprime maggiore acidità e struttura rispetto a quella del Casertano o del Napoletano; e la Falanghina Flegrea, più sapida e minerale, già menzionata nel Cinquecento e nel Settecento ne Le Muse Napolitane di Basile e nei trattati agronomici, con la famiglia Martusciello in prima linea nel riportare alla luce ceppi centenari a piede franco nella zona del Lago di Averno.
Caratteristiche della Falanghina e versatilità enologica
A ben guardare, esistono molte Falanghina, diffuse nelle province della Campania, in Molise e nella provincia di Foggia. È una pianta che richiede un clima caldo e asciutto e predilige territori vulcanici. Presenta foglie trilobate o pentalobate, ondulate, medio-grandi; grappolo cilindro-conico; acini sferici di colore giallo-verde, con polpa succosa, fine e fresca. La maturazione è tardiva, tra fine settembre e inizio ottobre, e conferisce quella inconfondibile acidità.
Gli acini sferici verdi della Falanghina
Spesso vinificata in purezza, oggi si produce anche nelle versioni passito e spumante, rivelando un’inaspettata longevità che può superare i quindici anni. Colore giallo paglierino intenso, profumi fruttati, sapore secco, fresco, corposo e persistente, con una bella acidità, garantiscono un approccio amichevole e sincero. L’assaggio di una quindicina di Falanghina evidenzia l’alto livello qualitativo raggiunto da questo vino, per decenni quasi scomparso. Eccone tre esempi di grande interesse e versatilità negli abbinamenti gastronomici.
Sant’Agata dei Goti Doc 2022, Vigna Segreta, Falanghina del Sannio Mustilli
Una famiglia icona dell’enologia campana, da cui prende avvio la storia recente della Falanghina grazie a Leonardo Mustilli, fautore della riscoperta di questo antico vitigno a lungo dimenticato. È nel 1960 che Leonardo si dedica alla viticoltura e alla produzione dei vini storici, vinificati e affinati nelle cantine di tufo di famiglia, attive fin dall’Ottocento. Nel 1970, studiando i vitigni autoctoni locali, comprende che la Falanghina possiede tutte le caratteristiche per brillare di luce propria e decide di elevarla a monovitigno. Nel 1979 nasce nella sua cantina “la prima Falanghina al mondo” e nel 1993 arriva la Doc Sant’Agata de’ Goti, di cui i Mustilli sono tuttora gli unici produttori. Oggi l’azienda, estesa su 10 ettari e interamente al femminile, aderisce alla Fivi e coltiva in regime di lotta integrata per circa 80.000 bottiglie. Al timone Paola e Anna Chiara: la prima segue gestione commerciale e ospitalità, la seconda guida la produzione.
Lombata di coniglio in porchetta con Sant’Agata dei Goti Doc 2022, Vigna Segreta, Falanghina del Sannio
Il Vigna Segreta è una Falanghina di grande piacevolezza e bevibilità. Le uve, raccolte a mano, sostano alcuni giorni in macerazione pellicolare a freddo; fermentano in acciaio, affinano circa 10 mesi e riposano in bottiglia almeno 3 mesi. Al naso è un florilegio di profumi, con nitidi sentori di biancospino e ginestra. In bocca il sorso è dinamico, pieno, appagante, morbido, con note di mandorla e agrumi.
Varietà: 100% Falanghina
Prezzo medio: € 26,50
Abbinamento consigliato
Lombata di coniglio in porchetta. Il piatto trova nel Sant’Agata dei Goti Doc 2022, Vigna Segreta, Falanghina del Sannio un abbinamento perfetto, capace di valorizzare la delicatezza della carne bianca e l’intensità degli aromi della preparazione. I profumi erbacei e leggermente speziati del coniglio, arricchiti da finocchio selvatico, aglio e rigatino, trovano eco nei sentori di biancospino e ginestra della Falanghina, che ne amplifica la freschezza senza sovrastarla. La struttura dinamica e morbida del vino, con note di mandorla e agrumi, accompagna il sorso pieno e succoso della lombata, equilibrando sapidità e consistenza della carne. La persistente acidità del vino pulisce il palato, rendendo ogni boccone più armonico e valorizzando l’esperienza gustativa complessiva, mentre la naturale bevibilità del Vigna Segreta ne fa un compagno ideale per un piatto conviviale e raffinato, in grado di esaltare la tradizione campana e l’eleganza del vino autoctono senza appesantire i sapori.
Via Caudina, 58 82019 Sant'Agata de' Goti (Bn)
Demetra, Irpinia Falanghina Dop, Antico Castello
Nel 2009 i fratelli Chiara e Francesco Romano assumono la guida della Cantina Antico Castello, realtà di San Mango sul Calore, in provincia di Avellino, fondata nel 2006 dai genitori Franco e Fiorenza. Chiara, classe 1987, laureata in Economia con specializzazione in Wine Business; Francesco, classe 1985, laureato in Ingegneria Civile e Agrotecnico. Entrambi sommelier Ais, portano avanti le tradizioni enologiche avellinesi con approccio contemporaneo.
Scampi, spinaci e basilico, pinoli e uvetta con Demetra, Irpinia Falanghina Dop di Antico Castello
Il Demetra nasce su terreni argillosi, a circa 350 metri di altitudine, esposti Nord-Ovest/Sud-Est. Vendemmia nella prima decade di ottobre, raccolta manuale. Pigiatura soffice e mosto fiore a contatto breve con le bucce. Fermentazione in acciaio, con sei mesi sulle fecce fini prima dell’affinamento in bottiglia. Al naso ampia, ricca e stuzzicante, con leggera nota floreale e sentori di frutti gialli, miele e vaniglia. In bocca struttura, eleganza e sapidità, con accenni di pera, bergamotto e arancia tardiva.
Varietà: 100% Falanghina
Prezzo medio: € 19,00
Abbinamento consigliato
Scampi, spinaci e basilico, pinoli e uvetta. Gli scampi trovano nel Demetra, Irpinia Falanghina Dop di Antico Castello un abbinamento ideale, capace di valorizzare i sapori delicati e al contempo complessi del piatto. La freschezza e la sapidità del vino equilibrano la dolcezza naturale degli scampi e la nota leggermente amarognola degli spinaci, mentre i sentori di frutti gialli, miele e vaniglia del Demetra dialogano armoniosamente con la dolcezza dell’uvetta e la tostatura dei pinoli. La struttura elegante del vino e le sfumature agrumate di bergamotto e arancia tardiva puliscono il palato tra un boccone e l’altro, creando una sequenza gustativa armonica e raffinata. L’affinamento sulle fecce fini conferisce morbidezza e corpo, esaltando ogni elemento del piatto senza sovrastarlo.
c.da Poppano 11bis 83050 San Mango sul Calore (Av)
Falanghina Fos, Cautiero 2023
A Frasso Telesino, nel Beneventano, alle porte del Parco Regionale del Taburno, l’azienda Cautiero, fondata nel 2002 da Fulvio e Imma, sceglie metodologie ecosostenibili: fotovoltaico, cartoni riciclati, bottiglie leggere. La Falanghina Fois nasce su terreni franco-argillosi con presenza di potassio. Vendemmia a fine settembre, raccolta manuale in cassette. Vinificazione in acciaio con lieviti indigeni, fermentazioni spontanee, minime quantità di solforosa, nessuna chiarifica o filtrazione. Affinamento in acciaio e completamento in bottiglia.
Cappelli del prete con bisque di crostacei con Falanghina Fois 2023 di Cautiero
Nel calice sprigiona sentori di erba tagliata, zagara e chinotto. Al palato densità e persistenza aromatica, con freschezza, potenza, morbidezza, accentuata mineralità e finale lungo e intenso.
Varietà: 100% Falanghina
Prezzo medio: € 15/20
Abbinamento consigliato
Cappelli del prete con bisque di crostacei. I cappelli del prete, ricchi di sfumature marine e profumi intensi, trovano un equilibrio ideale nella Falanghina Fois 2023 di Cautiero. La struttura del piatto, sostenuta dalla profondità della bisque e dalla dolcezza naturale dei crostacei, viene esaltata dalla freschezza e dalla spiccata mineralità del vino, che alleggeriscono il palato senza disperdere la complessità gustativa. I sentori di erba tagliata, zagara e chinotto dialogano con le note aromatiche della preparazione, creando un rimando elegante tra componente vegetale e marina. La densità e la persistenza aromatica della Falanghina accompagnano con coerenza la consistenza della pasta ripiena, mentre il finale lungo e intenso amplifica la sapidità del piatto.
C.da Arbusti 82030 Frasso Telesino (Bn)