Il 2026 si è aperto con un rallentamento per il vino italiano sui mercati internazionali. Secondo i dati presentati durante l'assemblea generale di Federvini, le esportazioni hanno registrato nel primo trimestre una flessione del 13,3% a valore, in un contesto caratterizzato da incertezze commerciali, tensioni geopolitiche e mutamenti nei comportamenti di acquisto. Uno scenario che coinvolge l'intera filiera e che impone una riflessione sulle strategie future di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy agroalimentare, tanto che la Federazione invita a diversificare nonostante la fedeltà dimostrata dai consumatori statunitensi. Tuttavia, sul fronte interno, i consumi di vino tengono solo nei ristoranti di fascia alta per quanto riguarda il fuori casa, mentre la Gdo mostra una crescita.

L'intervento del presidente Giacomo Ponti durante l'assemblea di Federvini
Dazi e mercato americano al centro delle preoccupazioni
Tra i temi che continuano a pesare sulle prospettive del settore vi è il rapporto commerciale con gli Stati Uniti. Il presidente di Federvini, Giacomo Ponti, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di arrivare rapidamente a una definizione dell'accordo tra Unione Europea e Stati Uniti. «Siamo portatori di un valore strategico-economico, culturale e identitario che nessun dazio può intaccare, anche se il 2025 ci ha messo alla prova», ha dichiarato Ponti. «Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria. Ora è fondamentale che la ratifica dell'accordo Ue-Usa si concluda, visto che l'attuale regime al 10% è in vigore fino al 24 luglio». Pur riconoscendo la centralità del mercato americano, Federvini invita a guardare oltre una logica di dipendenza da un singolo sbocco commerciale. «Non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, dobbiamo invece diversificare, innovare e presidiare i tavoli europei», ha aggiunto il presidente dell'associazione.
I consumatori statunitensi restano fedeli al made in Italy
Nonostante le incertezze legate ai dazi, l'indagine realizzata dall'Osservatorio Federvini in collaborazione con Nomisma evidenzia un elemento di continuità: la forza della reputazione dei prodotti italiani negli Stati Uniti. Anche di fronte all'ipotesi di un aumento dei prezzi del 20%, la maggioranza dei consumatori americani dichiara di non voler modificare le proprie abitudini di acquisto. A orientare le scelte continua a essere soprattutto la qualità percepita, indicata come principale fattore di acquisto per il vino italiano dal 47% degli intervistati, per gli spirits dal 48% e per l'Aceto Balsamico di Modena Igp dal 42%.
La Gdo sostiene il mercato interno
Se l'export attraversa una fase di rallentamento, il mercato domestico offre segnali più incoraggianti. Nella Grande distribuzione organizzata crescono le vendite di vino (+2,2%) e soprattutto di spumanti (+8,7%), confermando l'interesse dei consumatori verso le categorie più dinamiche del comparto.

Nella Grande distribuzione organizzata le vendite di vino crescono del 2,2%
Anche gli spirits mostrano un andamento positivo, con un incremento del 2,9% a volume. A trainare il segmento sono in particolare gli aperitivi alcolici e i prodotti sodati, mentre il gin continua a mantenere una buona capacità attrattiva. Resta invece in territorio negativo la grappa.
Fuori casa pesa ancora l'effetto inflazione
Più complessa appare la situazione nei consumi fuori casa. L'inflazione continua infatti a influenzare le scelte di spesa dei consumatori, che mostrano una maggiore prudenza nelle occasioni di consumo legate a bar e ristorazione. L'eccezione è rappresentata dalla ristorazione di fascia alta, che continua a mantenere livelli di domanda più stabili rispetto ad altri segmenti del mercato. Un fenomeno che conferma come il consumatore stia selezionando con maggiore attenzione le occasioni di consumo, privilegiando esperienze percepite come distintive e ad alto valore aggiunto.

Fuori casa, il 67% sceglie il vino per la qualità dell’esperienza al ristorante
Il canale della ristorazione continua a risentire della pressione inflattiva, con un divario crescente tra costo della vita e dinamiche salariali. Il settore del fuori casa chiude il 2025 con un valore di 102 miliardi di euro e 9,6 miliardi di visite complessive. La ristorazione indipendente mantiene un ruolo centrale, ma emergono differenze nette nei consumi di vino in base alla fascia del locale: il 55% dei clienti dei ristoranti di fascia alta consuma abitualmente vino o bollicine, contro il 25% nei locali medi e l’11% in quelli di fascia più economica. Il vino resta comunque un elemento centrale dell’esperienza gastronomica, con il 67% dei consumatori che lo considera determinante nella qualità percepita del pasto.
Nuove tendenze tra giovani e consumi alternativi
Accanto ai consumi tradizionali emergono segnali di cambiamento, soprattutto tra le fasce più giovani. Cresce l’interesse per vini biologici e naturali, considerati attrattivi dal 53% dei consumatori tra i 18 e i 24 anni, mentre si affacciano con cautela nuove categorie come i vini a basso o nullo contenuto alcolico. Si tratta di dinamiche ancora in fase iniziale, che non modificano l’assetto del mercato, ma indicano una progressiva evoluzione delle preferenze e delle occasioni di consumo.
Aceti in crescita e nuove sfide per il settore
Tra i comparti monitorati da Federvini, segnali positivi arrivano anche dal mercato degli aceti. Le vendite crescono sia a valore (+2,4%) sia a volume (+1%), sostenute dall'andamento dell'aceto di mele e dalla tenuta dell'Aceto Balsamico di Modena Igp. Nel complesso, il quadro che emerge dall'assemblea di Federvini è quello di un settore che continua a confrontarsi con variabili sempre più numerose: dall'evoluzione dei consumi alle tensioni internazionali, fino alla necessità di individuare nuovi mercati e nuove opportunità di crescita. Una sfida che richiede capacità di adattamento e una visione sempre più orientata alla diversificazione.