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venerdì 03 luglio 2026  | aggiornato alle 12:22 | 120142 articoli pubblicati

La “non-degustazione” che ribalta il vino: il metodo di Marinella Camerani

Alla festa per i 40 anni di Corte Sant’Alda, Marinella Camerani propone una “non-degustazione” che supera i codici tecnici del vino e lo trasforma in esperienza umana, tra Valpolicella, biodinamica e relazione

 
03 luglio 2026 | 09:30

La “non-degustazione” che ribalta il vino: il metodo di Marinella Camerani

Alla festa per i 40 anni di Corte Sant’Alda, Marinella Camerani propone una “non-degustazione” che supera i codici tecnici del vino e lo trasforma in esperienza umana, tra Valpolicella, biodinamica e relazione

03 luglio 2026 | 09:30
 

Presenziare, assaggiare, sproloquiare durante una degustazione di bottiglie importanti, son capaci tutti. Ma siete mai stati a una non-degustazione? Un’esperienza fuori dal comune, specie se di mezzo c’è Marinella Camerani e i suoi vini della Val di Mezzane, in Valpolicella.

La “non-degustazione” che ribalta il vino: il metodo di Marinella Camerani

I vigneti di Corte Sant'Alda

Marinella Camerani e i 40 anni di Corte Sant’Alda

L’occasione è data dalla festa per i 40 anni di attività imprenditoriale di Marinella Camerani, viticoltore dell’anno nel 2009 per il Gambero Rosso e vignaiola dell’anno nel 2024, sempre per il Gambero Rosso, che evidentemente sa come adattarsi ai dettami del linguaggio inclusivo … segno dei tempi, non c’è che dire. Per il personaggio Camerani tutto comincia in tenera età, dopo il diploma di scuola superiore, quando i genitori Dante e Luciana hanno da poco acquistato alcuni ettari di uliveto e vigneto tra le colline del veronese.  Ci troviamo perciò a celebrare l’anniversario nel podere di Corte Sant’Alda a Mezzane di Sotto (Vr), il cuore della cantina Camerani a fianco di Adalia e Podere Castagné, contemplando un bel paesaggio di basse alture degradanti verso la pianura, ricco di biodiversità. Ottima notizia, se per contrasto pensiamo alla devastazione agroindustriale subita da alcune disgraziate zone del Belpaese; tanto per intenderci, quelle trasformate dall’avidità umana in filari a perdita d’occhio senza interruzione né respiro. Ne abbiamo contemplati, purtroppo, di Sahara infiniti di vitigni (o meleti) ben allineati, come in un  campo di concentramento.

La “non-degustazione” che ribalta il vino: il metodo di Marinella Camerani

Marinella Camerani con alcuni dei suoi vini

È dunque dalla famiglia che nel 1986 parte “di Marinella la storia vera”, direbbe il mitico Fabrizio De André, e dopo 40 anni di vittorie, sconfitte, conversioni, crisi e successi dove siamo adesso? Siamo a 22 ettari vitati, con una produzione annuale di circa 140.000 bottiglie, in ossequio a pratiche biologiche e biodinamiche certificate, privilegiando lavorazioni manuali, tutela delle forme di vita in vigneto, fermentazioni spontanee e un approccio che prevede meno interventi possibili in cantina. E siamo soprattutto alla riflessione sulla personalità dell’attore/attrice/att***quelchevoletevoi, perché consegnare Marinella alle strettoie della femminilità vignaiola, così potentemente retorica, sarebbe soffocante. Una precisazione: quando diciamo attrice ci riferiamo a una persona che sa come stare in scena, e che il suo copione se lo è scritto da sola, senza farselo assegnare da niente e nessuno che non sia la Val di Mezzane. Assieme ai suoi collaboratori, l’attrice ha dunque imbastito una celebrazione del quarantennale nel Podere di Corte Sant’Alda, mettendoci al centro la famosa non-degustazione di cui sopra. In che si differenzia? Nell’impostazione, senza dubbio, e lo sottolinea anche Fabio Piccoli nella biografia (appena uscita) della Camerani, “Radici scoperte”: di una donna che ha imparato a entrare in relazione con gli altri da persona e basta, e non da vignaiola, imprenditrice, commerciante, coltivatrice, predicatrice della biodinamica e chissà che altro. E dunque la non-degustazione include un modo di raccontare il vino che resta intimista, evita scientemente i tecnicismi e privilegia le sensazioni, le divagazioni artistiche, l’esperienza umana che guida la scienza  agronomica, e mai il contrario.

I vini della non-degustazione: tra identità e interpretazione

«È un bene che siate venuti il primo giorno del quarantennale - scherza l’attrice rivolgendosi ai giornalisti presenti - perché domani e dopodomani la festa continua e  alla fine, quando siamo tutti un po’ brilli, i discorsi ufficiali non funzionano più. So che i giornalisti viaggiano da una festa all'altra e da un evento all'altro, e quindi vi chiedo di dimenticarvi di tutto e concentrarvi su qualcosa di bello e piacevole che vogliate fare oggi: per poi tornare a casa e scrivere sulla base di questo ricordo, o anche non scrivere e godervi solo il ricordo, fate voi. Degusteremo il rosato Agathe Corte Sant’Alda, l’Amarone della Valpolicella, il Valpolicella Rosso Ca’Fiui, il Soave 'Singan' Adalia e tanti altri, ma non è questa la cosa fondamentale: prima e a prescindere da ogni atto di degustazione vi chiedo di essere voi stessi e divertirvi, entrare in relazione con chi vi sta accanto, in modo intenso e profondo. Questa celebrazione, sapete, arriva in un momento di difficoltà. Mi sono sentita un po’ abbandonata da tutti: giornalisti, mondo dei social, perfino dai dipendenti, se ne sono andati via in sei tutti assieme. Vi racconto i problemi aziendali perché non si diluisca quello che è un mio segno di riconoscimento, che è la sincerità a tutti i costi. Ho perfino confessato al mio compagno, Cesar, che questa celebrazione potevamo anche non farla, ma poi mi sono ricreduta: val la pena di festeggiare ma in leggerezza, senza  passare attraverso convegni, seminari, robe pesanti, per ribadire che si può e si deve pensare, agire, sbagliare e ripartire. Anche da zero, mettendo in discussione il proprio modo di fare, essendo più di ieri consapevoli dei propri limiti,  e accettandoli. Consapevoli del limite, forse è proprio questo il senso della collaborazione della cantina Camerani con “Il Mangiabottoni”, progetto culturale ed imprenditoriale dell’Officina dell’Aias a Verona. E quindi avremo insieme a noi persone con disabilità inserite in un percorso di inclusione e partecipazione all’interno della filiera agricola, che per la giornata odierna hanno preparato il catering, e serviranno ai tavoli.»

La “non-degustazione” che ribalta il vino: il metodo di Marinella Camerani

La bottaia di Corte Sant'Alda

Dopo questo incipit informale, tutt’altro che trionfalistico, avvicinarsi alla non-degustazione e ai suoi vini veri in calici veri è stato più facile che mai. Fra le tante proposte, ci viene in mente "Agathe" di Corte Sant'Alda, un rosato a base di uva Molinara, vinificato e affinato in anfora.  ll naso esprime sensazioni floreali improntate alla rosa canina, poi fragoline di bosco e note speziate dolci, come il pepe bianco. Al palato è levigato, sapido, fresco:  si avverte qualche ritorno fruttato. Un rosato "serio", lontano dai cliché del rosato semplice da aperitivo: la vinificazione in anfora dona struttura e mineralità.  Per compensare l’antiretorica feroce di Marinella Camerani il Soave "Singan" Adalia potremmo definirlo retoricamente il vino del popolo, da Garganega, Trebbiano e Chardonnay, di un paglierino luminoso, di una semplicità olfattiva che si sofferma sulla susina e sulla nespola, accompagnata da note floreali di biancospino. Leggero e scattante in bocca, con un'acidità viva e ben calibrata che gli conferisce grande agilità di beva. E infine quello che di solito si prende tutta la scena e oggi invece ha dovuto cedere il passo alla nostra attrice: stiamo parlando dell’Amarone della Valpolicella Corte sant’Alda, presentato in varie annate, e qui rinunciamo da subito a scatenarci con la carrellata dei descrittori. Non ci dilunghiamo sulle ventate  di ciliegie sotto spirito, spezie scure, sandalo, sul tannino succoso che fa da sfondo ed evoca qualche frutto acidulo, sul color carminio vivace ovvero velato dagli anni di affinamento; e, per favore, che nessuno faccia leggere quest'ultimo paragrafo a Marinella Camerani, sennò ci toglie il saluto.

Via Ca' Fioi 1 37030 Mezzane di Sotto (Vr)
Tel +39 045 8880006

© Riproduzione riservata STAMPA

 
 
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